Femmina? Si, grazie

Quando ero bambina, essere femmina era un dettaglio anagrafico. Niente cerchietti, gonnelline o treccine per me ma capelli corti e croste alle ginocchia. Niente bambole e merletti ma scorribande in BMX e in skateboard.
La mia grande fortuna è stata avere genitori che non mi hanno mai appioppato fiocchetti e tulle rosa e sono stata una bambina libera di essere tutto quello che mi piaceva.
Mi presi una pietra in testa e finii all’ospedale perché mi rifiutai di scendere da un’altalena “riservata” ai maschi quando facevo l’asilo, lo ricordo come fosse ieri. Stavo intuendo che essere femmina rischiava di diventare un handicap, se consentivo agli uomini di mettere dei limiti alla mia natura e di decidere per me cosa era da femmina e cosa era da maschio.
Quando ero adolescente, essere femmina era un fardello. Le mie forme attiravano un’attenzione non gradita, la mia femminilità goffa e impacciata stava bene nascosta sotto vestiti di due taglie più grandi.
Sono diventata poi una giovane donna consapevole, attenta alla forma fisica, forse persino troppo attenta, e all’aspetto.
Ero a mio agio con i tacchi nei locali più chic e con gli anfibi nei sottoscala, dove si pogava, mi facevo la manicure dall’estetista e mi spaccavo le unghie appena fatte giocando a calciobalilla con gli amici storici.
La competizione con mondo maschile era stimolante, più una cosa era considerata appannaggio degli uomini più mi ci dedicavo anima e corpo per essere più brava di loro.
Forse semplicemente non sono mai stata femmina fino in fondo, ammesso che di femmina esista una definizione che non sia solo uno stereotipo.
Poi sono diventata madre.
E per la prima volta in vita mia mi sono sentita pienamente e completamente un essere femminile.
Diventando madre ho compreso per la prima volta il senso vero della femminilità, la mia natura finalmente si è concretizzata nel dare la Vita, nel nutrirla e nel crescerla.
Proprio quando il mio corpo assomigliava più alla Venere di Willendorf che alla Nike di Samotracia ho compreso che nel mutamento stesso vi era l’intrinseca perfezione della donna e ho sentito l’immenso privilegio di appartenere alla specie femminile della razza umana.
La maternità è stato un punto di arrivo per quella che ero e un punto di partenza per quella che sarò, il percorso non è terminato anche perché il cambiamento è scritto nel DNA di ogni donna ma mai come oggi mi sono sentita felicemente e orgogliosamente femmina.

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