Virus e batteri: conoscerli per affrontarli

20140226-220901.jpg

Nel grande universo dei microrganismi che causano infezioni, i principali con cui vengono a contatto i nostri bambini sono i virus e i batteri. Per quella che è la mia esperienza ho notato che tra le mamme c’è spesso molta confusione tra queste due tipologie di organismi patogeni, soprattutto per quanto riguarda le possibilità di terapia (leggi: l’antibiotico non è necessario per ogni febbre!!!).
I bimbi si ammalano, soprattutto all’ingresso in comunità, sia essa nido o scuola materna; c’è una grande variabilità di resistenza alle malattie tra i diversi bambini, dipendente dalle caratteristiche del sistema immunitario di ogni individuo, dall’alimentazione, dall’assunzione di latte materno o formulato, dallo stato igienico della famiglia e da numerosi altri fattori. Alcuni bambini si ammalano più di altri, ma questa variabilità rientra assolutamente nella norma. Esistono poi situazioni particolari legate a difetti del sistema immunitario, a patologie di varia natura che indeboliscono l’immunità dell’individuo o all’uso di farmaci che danno immunosoppressione; ma qui vi parlo del bambino immunocompetente, e cioè che non ha problemi riguardanti le proprie difese.

I virus sono gli agenti maggiormente coinvolti nelle patologie infantili. Possono rendersi responsabili di infezioni respiratorie, gastrointestinali, esantematiche (quasi tutte le malattie esantematiche sono su base virale fatta eccezione per la scarlattina, provocata da un battere). I virus, tranne rarissime eccezioni, non sono suscettibili di alcuna terapia eziologica, e cioè volta a ridurre l’azione e il numero di virus nell’organismo. Quindi tendenzialmente le malattie virali, una volta acquisite, fanno il proprio corso, di durata e intensità molto variabili, e poi guariscono spontaneamente grazie all’azione del sistema immunitario. Quello che possiamo fare noi mamme contro i virus, molto numerosi soprattutto durante la stagione invernale, sono due azioni fondamentali; la prima è la prevenzione mediante semplici norme igieniche: lavaggio frequente e accurato delle mani di tutti i membri della famiglia (i virus vengono trasmessi oltre che attraverso le goccioline di saliva del soggetto infetto anche e soprattutto attraverso le mani, infatti resistono a lungo nell’ambiente e su molte superfici con cui veniamo in contatto) ed esecuzione di regolari lavaggi nasali al bimbo; il nasino rappresenta infatti la porta d’ingresso della maggior parte dei germi respiratori, quindi mantenerlo pulito contribuisce a ridurre il rischio di infezione. L’altra azione che siamo in grado di effettuare è quella terapeutica nel caso compaiano i segni di infezione, trattando i sintomi con opportuni presidi: se il bimbo ha “rinite”, cioè raffreddore, eseguire numerosi lavaggi nasali con soluzione fisiologica che prevengono il ristagno di secrezioni nelle vie respiratorie superiori che sono tra loro collegate (naso, gola, orecchie e seni paranasali) e che aiutano il bambino a ridurre il disagio legato alla difficoltà respiratoria, soprattutto nel caso di neonati o lattanti in quanto fino ai sei mesi di vita circa i piccoli sono respiratori nasali obbligati e cioè non in grado di utilizzare la respirazione orale come alternativa (quindi con nasino chiuso faticano molto a riposare e ad alimentarsi).
Se compare febbricola (cioè temperatura ascellare, sempre la più attendibile, compresa tra 37° e 38°C) o febbre (temperatura ascellare superiore a 38°C), si può iniziare a trattare questo sintomo con antipiretici (paracetamolo o ibuprofene agli adeguati dosaggi), somministrandoli al bisogno, e cioè non in base alla temperatura effettiva riscontrata, ma quando il bimbo mostra disagio legato alla febbre: ci sono bimbi che tollerano molto bene il rialzo di temperatura e, pertanto, in questo caso non è necessario fare altro che scoprire il bimbo quando la febbre è arrivata al suo picco e aspettare che si abbassi spontaneamente. La febbre è espressione di un’azione di difesa dell’organismo contro le infezioni e di per sé non deve mai spaventare, anche quando elevata (>40°C), se associata a buone condizioni generali. Vi ricordo che la febbre come unico sintomo non rappresenta una situazione di pericolo, tale per cui il bimbo debba essere visitato immediatamente: se scoprendo il bambino e somministrando la terapia antifebbrile adeguata la temperatura scende bene e il bimbo è in buone condizioni non c’è alcuna necessità di visita urgente in Pronto Soccorso!
Se compaiono invece vomito e/o diarrea, eventualmente associati a febbre, la terapia principale consiste nel mantenimento dello stato di idratazione, somministrando soluzioni reidratanti orali (presenti in commercio in diverse formulazioni e gusti): si tratta di soluzioni contenenti il giusto apporto di sali minerali e zuccheri, necessari a riequilibrare le perdite. In presenza di vomito l’ideale è somministrare tali soluzioni a piccoli sorsi (un cucchiaino o una siringa da 5 ml ogni 3-5 minuti) in modo da farle assorbire lentamente attraverso la mucosa della bocca senza sovraccaricare lo stomaco.
In caso di febbre associata a manifestazioni cutanee (puntini, vesciche, chiazze pruriginose) o mucose (vesciche in bocca) è meglio far valutare il bimbo tempestivamente dal Curante in quanto potrebbe essere necessaria una terapia sintomatica specifica oppure, per esempio nel caso di virus herpetici (varicella, stomatite herpetica), una terapia eziologica che è in grado di ridurre la durata e l’intensità della sintomatologia.
La presenza di febbre anche per numerosi giorni, eventualmente associata a manifestazioni respiratorie (tosse, rinite), non necessariamente necessita della terapia antibiotica: i virus influenzali, per esempio, hanno un decorso piuttosto lungo, anche 4-5 giorni di febbre superiore a 39°C; naturalmente il bimbo deve essere visitato dal Pediatra che potrà diagnosticare questo tipo di situazione. Infatti l’utilizzo errato degli antibiotici, che hanno come target di azione solo i batteri, è dannoso per più motivi: innanzitutto diamo al bimbo un farmaco inutile che lo debilita e abbassa le sue difese immunitarie, già ridotte per l’infezione virale in corso; secondariamente, fatto ancora più importante, contribuiamo a limitare l’efficacia di quell’antibiotico che, utilizzato a vuoto, riduce gradualmente il suo spettro d’azione. Quindi: l’antibiotico non va mai auto-prescritto, deve essere somministrato solo dopo aver interpellato il proprio Curante!

I batteri, a differenza dei virus, necessitano sempre di una terapia specifica, il famoso antibiotico. In linea di massima le infezioni batteriche possono iniziare come tali da subito (infezioni delle vie urinarie, tonsillite, scarlattina, polmoniti comunitarie, otiti ecc.) oppure, molto frequentemente, possono rappresentare infezioni secondarie ai virus. L’infezione batterica di solito comporta una sintomatologia più importante rispetto alle forme virali: febbre elevata, spesso preceduta di brividi, prostrazione, inappetenza.

Quando far visitare il bimbo dal Pediatra? In linea di massima se le condizioni generali del bambino sono buone (gioca ed è vivace quando la febbre scende e l’appetito è discreto) si possono attendere 2-3 giorni per vedere se l’infezione si limita spontaneamente (virus) o meno. I bimbi di età inferiore a tre mesi vanno fatti valutare sempre in caso di febbre, inappetenza, irritabilità, perché nei piccolissimi la sintomatologia può essere molto variabile: un banale virus respiratorio può comportare un quadro molto impegnativo, oppure un’infezione batterica delle vie urinarie può manifestarsi con sintomi sfumati quali inappetenza o irritabilità.
Le infezioni gravi, siano esse virali o batteriche, comportano un quadro sintomatologico molto severo, quindi la mamma è la prima a capire che il suo bimbo sta davvero male. Queste sono le uniche situazioni che necessitano di accesso in Pronto Soccorso immediato! In tutte le altre situazioni contattate il vostro Pediatra di fiducia che saprà sicuramente consigliarvi la migliore condotta terapeutica e i tempi adeguati per effettuare la visita, anche sulla base dei dati epidemiologici di cui dispone (es. in periodo di epidemia influenzale come questo ha davvero poco senso far visitare il bambino dopo poche ore dall‘insorgenza della febbre!).

@Peddyfra

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: