Che rabbia!

I bambini sperimentano tutti i sentimenti dei grandi, fin da piccoli, anche se con molta meno consapevolezza e in maniera diversa, ovviamente.
Un bambino prova amore, prova tristezza, prova felicità.
Ad un certo punto dello sviluppo comportamentale dei nostri figli, ce ne saremo accorti tutti, immagino, a queste sensazioni se ne affianca un’altra, che non solo lascia spesso spiazzato il genitore, ma che, maggiormente, lascia spiazzato e confuso il bambino stesso.
Sto parlando della “rabbia”.

Quell’accumulo di energia negativa, di insoddisfazione, di paure, di stress (che in un bambino viene dai limiti imposti dal genitori, per quanto questi siano sacrosanti e per la maggioranza delle volte a tutela della sua incolumità) che trova sfogo in manifestazioni eccessive che spesso il bambino stesso non capisce, perché sembrano sfuggire al suo controllo.
La rabbia, che fa parte delle normali reazioni umane agli eventi, è in genere gestibile attraverso la consapevolezza di se stessi e la capacità di razionale gli eventi, ed è abbastanza evidente che un bambino non abbia nessuna delle due.
Generalmente ad avere eccessi di rabbia, sono i bambini più accondiscendenti, i più tranquilli, quelli che recepiscono le disposizioni genitoriali come un qualcosa di “normale”. Oppure quelli abituati a poter fare quello che vogliono senza controlli, quando improvvisamente vengono loro posti dei limiti.

C’è quindi quella volta che quello che gli abbiamo chiesto di fare proprio non gli va giù, o che le cose sono andate molto molto diversamente da come lui si era aspettato e il bambino “scoppia”.
Sbatte porte, butta le cose a terra, grida, sembra dover (e in effetti è così) scaricare l’energia che gli si è accumulata dentro e lo fa più o meno in ogni modo.
In bambini più piccoli abbiamo manifestazioni verbali meno evidenti, la rabbia si scarica in maniera “cinetica”, in quelli più grandi iniziano ad arrivare anche le rispostacce e la maleducazione.

La reazione del genitore è fondamentale: da una parte deve far capire al bimbo che quello che prova è una cosa normale e deve rassicurarlo in questo senso, dall’altra deve instradarlo a cercare reazioni e sfoghi socialmente accettabili.
Il bambino non instradato a gestire la propria rabbia, potrebbe avere problemi in tal senso anche da grande, con conseguenze molto più gravi di un libro gettato a terra.

Questo libretto, poiché sono veramente poche pagine, aiuta ad affrontare questo problema dalla parte del bambino.
No, è un libro che insegni ai genitori come affrontare la rabbia dei propri figli (quello è un percorso di sperimentazioni quotidiane, temo), è semplicemente un libro che aiuta il bambino a dare una spiegazione al sentimento che prova.
È la storia di un bambino che ha avuto una brutta giornata, probabilmente è stato preso in giro dai compagni o non è riuscito a giocare col suo gioco preferito perché lo stava usando un altro compagno, torna a casa e quando uno dei genitori gli fa notare che deve fare una certa cosa reagisce male, continuando così fino a che non viene mandato in camera a riflettere e calmarsi.
A quel punto il bambino sente montargli qualcosa dentro, e questo “qualcosa” è appunto la rabbia, che esce da lui e diventa come una presenza fisica che si sfoga sui mobili, sulle lampade, sulle cose del bambino fino a che arriva al cesto dei giocattoli e il bimbo ha paura che rovini i suoi giochi preferiti, quindi reagisce e scaccia la “presenza”, sistema le cose spostate, si calma e torna dal genitore.
È ovviamente una cosa molto semplice, adatta ad un pubblico di bambini.
Consiglio di leggerlo insieme, di commentarlo per far capire al bimbo che la rabbia è qualcosa che si accumula, che può far danni, che ci si può pentire di averla fatta uscire, che le conseguenze possono non piacere neanche a lui, in fondo.
Soprattutto il bambino capisce che la “rabbia” non è un suo essere “cattivo”, non è una “colpa” ma una condizione normale che dobbiamo solo imparare a tenere a bada.

Personalmente quando mi arrabbio coi miei figli (e capita eh, capita che urli, capita che mi scappi qualche minaccia di castigo, che poi non attuerei mai, ma che lì per lì li spaventa), quando mi è passata torno da loro, ci sediamo vicini e con calma spiego loro come mi sentivo, chiedo loro scusa della reazione esagerata, chiarisco loro che a volte è normale anche per noi adulti sentirsi come se qualcosa dovesse uscire fuori. Che bisognerebbe cercare di essere più calmi senza arrivare a sentirsi quella cosa che deve uscire. Il mio pubblico ovviamente mi capisce per quanto possano capirmi due bambini di quasi 7 e quasi 5 anni ma è importante che loro capiscano che mamma e papà sono riferimenti importanti ma che non sono portatori di verità assolute, né che tutto quello che fanno sia giusto a prescindere. Noi genitori abbiamo delle debolezze, tanto vale ammetterle e spiegare anche noi ai nostri figli come ci sentiamo quando siamo arrabbiati, perché siamo arrabbiati, o perché abbiamo paura o perché siamo tristi. Da grandi cambiano le consapevolezze e si impara a gestire le reazioni, ma le sensazioni rimangono le stesse.

Titolo del libro: Che rabbia!

Autore: Mireille d’Allancé

Editore: Babalibri

Target di riferimento: dai 4-5 anni in poi.

Ci piace perché: è un libro semplice con un bel concetto dietro.

Lo consigliamo perché: è un libro che aiuta i bambini a visualizzare e capire il concetto di “rabbia”, senza colpevolizzarli.

Una frase che ci ha colpitoforza, su, dentro nella scatola. E non muoverti più!, ovvero quella usata dal bambino nel confinare la rabbia in un oggetto esterno da sé e “controllabile”.

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Informazioni su cescar76

Architetto per scelta, mamma a tempo pieno, scrittice per passione, blogger per divertimento, artista per vocazione, vivo felice nella mia Tana Africana con un Marito Paziente e due Patati che adoro.

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