Dietro la maschera: @alieradici e @petitmati

Oggi, per il tema del mese “Dietro la maschera”, @alieradici e @petitmati hanno deciso di raccontarci le loro emozioni, le loro aspettative e le loro paure.

Dietro la maschera di… @alieradici

dietro la maschera @alieradiciLa mia maschera è la paura di sbagliare. La indosso in sostanza per evitare figure barbine. L’ho sempre fatto ,e spesso mi sono resa conto che invece non sbagliavo ma ormai era tardi …
Ricordo ancora una partita a trivial pursuit con gli amici: una domanda di attualità che riguardava l’impegno di una cantante a favore dei diritti delle donne. Non la sapeva nessuno, io avevo un nome in mente lo avevo ma : e se poi non è giusto?!?!
Partita persa
Il nome lo sapevo ma non lo dissi!
E così anche per altre cose più o meno serie! A scuola, nella vita!
In viaggio di nozze negli Stati Uniti, non ho mai proferito parola per paura di toppare la pronuncia.
La mia copertura?
Non conosco l’inglese parlate voi!!!
Poi era da ridere perché ci trovavamo a volte col marito la sottoscritta e l’interlocutore di turno dove io ascoltavo traducevo al marito e lui rispondeva di conseguenza… Una faticaccia assurda ma io mi rifiutavo di parlare !!!!

Mi prendo la mia buona dose di rimbrotti per questo da chi conosce realmente le mie capacità ( e pure lì, ah voi lo dite solo perché siete mamma, papà, zia, amica o marito di turno )
Ci ho lavorato , lo sto facendo tutt’ora e la mia maschera piano piano si sta assottigliando… Se prima era un coloratissimo vestito da clown ora posso dire di essere rimasta solo agli occhiali, sapete no, quegli enormi occhiali che ti nascondono il viso! È una via di fuga lo ammetto!
So anche che se si sbaglia non è la fine del mondo, e sono a contatto con persone che sbagliano, eppure vivono comunque felici. Ma per me è difficile.
devo impegnarmi, per uscire! non nascondo che questi progetti che ogni tanto leggete qui mi fanno un po’ da terapia… Piccole cose che però mi aiutano a dire lo so fare !

Dietro la maschera di… @petitmati

Spesso ho sentito il bisogno di una maschera, spesso ci ho provato, ma non sono maidietro la maschera @petitmati riuscita a metterla con successo.
Avere un bel voto anche senza tutte le risposte pronte, stare  simpatica alla professoressa di matematica, non balbettare davanti al ragazzino che mi piace, non piangere in pubblico.
Questi erano solo alcuni dei tanti momenti in cui avrei voluto  mostrarmi diversa. Ho una pessima memoria, l’ emozione mi ha sempre fregata e nel momento del bisogno la mia memoria si è spesso azzerata. Non sono nemmeno una di quelle che ricorda le parole di una canzone dopo anni. Se una persona mi sta antipatica non si può far nulla, a me dispiace anche, ma si legge nei miei occhi, come anche non riesco a nascondere il mio stato d’animo. La  timidezza che mi caratterizza mi ha sempre fatto fare un passo indietro invece di due avanti ma mi ha anche fatto negli anni lavorare molto su me stessa, per accettarmi e per non farmi sopraffare dagli eventi.
Se penso alla Me piccola, per esempio, ricordo che odiavo il mio nome, perchè tra Marta, Claudia, Elisa spiccava come troppo diverso e mi prendevano in giro pure per il mio cognome, particolare anche quello. Quando hai sei/sette anni essere presi in giro per il nome che porti è un piccolo trauma per quanto stupido. Poi ho fatto del mio nome la mia forza, il mio sentirmi diversa dalle altre il mio stile di vita. Io cercavo sempre di andare oltre, non fumavo, non amavo la discoteca, non amavo dormire fino a tardi. Mi piaceva andare all’università a piedi, non smaniavo per avere il motorino o la patente se non
quando ne ho avuto la reale necessità. Mi piaceva essere la prima ad arrivare in biblioteca per sedermi al mio posto preferito, al bar ordinavo il chinotto, la birra non mi è mai piaciuta. Non amavo mettermi in mostra o essere nel gruppo delle più popolari. Ho sempre letto moltissimo, mi rifugiavo nella vita delle protagoniste del libro che in quel momento
leggevo e sognavo davvero ad occhi aperti. Ricordo che da piccola, per un po’ di tempo prima di addormentarmi pensavo al mio futuro, a come sarei stata da grande e mi facevo un vero e proprio film a puntate in testa. Sognavo il mio essere donna, a volte mi vedevo in carriera su e giù da aerei, altre volte mi vedevo scrittrice solitaria in una grande casa in
riva all’oceano, altre volte in un loft a Manhattan grazie al mio lavoro nel cinema.
Se ripenso invece alla mia Me ventenne, mi rivedo da sola a mettermi lo smalto in una stazione deserta di un piccolo paese spagnolo , in attesa di un treno cancellato per raggiungere le mie amiche in vacanza. Poi, dopo essermi resa conto che appunto quel treno non sarebbe mai arrivato sono riuscita a trovare un pullman e senza panico sono arrivata alla meta, anche se molte ore dopo rispetto al previsto. Crescendo infatti ho iniziato a voler viaggiare, scoprire nuovi scorci e fotografarli, avevo sempre la valigia pronta per stare con le mie amiche. Ma la me ventenne era anche una spensierata
ragazza capace di divertirsi in modo sano con le amiche a Bologna per poi tornare all’alba con il treno e presentarsi direttamente al lavoro, beata gioventù.
Non sono diventata nessuna di quelle donne straordinarie che sognavo da piccola perchè con il tempo i i miei sogni sono cambiati, tra tutto ho iniziato a desiderare davvero solo l’amore di un compagno, diventare madre e sfornare torte di mele nella mia grande cucina di legno bianco. Tutto il resto, il tipo di lavoro o la città in cui avrei vissuto non era più una
priorità. Sono diventata la donna che ama pazzamente la sua famiglia, la sua casa, ma che non ha rinunciato alla sua indipendenza e sebbene con molte difficoltà tiene in piedi anche una lavoro e una passione. Sono ancora molto timida e forse chi non mi conosce mi percepisce snob invece di insicura, nonostante la vita mi abbia spesso ripagata con tante
soddisfazioni, il mio ego è ancora alle stalle. Sono tremendamente testarda, mi pongo obiettivi con determinazione e li raggiungo con sacrificio. Piango a vedere un body taglia zero di mia figlia che nemmeno quando è nata le stava, lei mi dà il senso degli anni che passano, di ciò che non potrò mai più essere ma ciò che però lei potrà essere anche grazie a me e a mio marito e al nostro compito di genitori. Per lei ho le migliori aspettative naturalmente ma cercherò di sostenere i suoi sogni anche se non li condividerò. Non sforno torte in una grande cucina bianca, ma ho imparato a cucinarle e quando le
sforno è un evento. Non fotografo più i miei piedi nell’acqua al chiaro di luna in ricordo di una notte d’ estate, ma gli occhi di mia figlia mentre mio marito la bacia. Mi faccio scivolare addosso tante cose oggi, rispetto al passato non so se la mia profonda sensibilità si è evoluta o forse semplicemente ho esaurito la pazienza per quelle cose che tolgono energia a ciò che ritengo davvero più importante.
Ho imparato a mettermi più in gioco e mi piace riuscire a superare i miei limiti ma nonostante tutto rimpiango di non potermi giocare la carta di una maschera per una Ginevra sempre forte e sorridente anche se ogni tanto cado e a fatica mi rialzo, essere così trasparente non è sempre un pregio in questo mondo ma questa sono io.

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  1. “Mi faccio scivolare addosso tante cose oggi, rispetto al passato non so se la mia profonda sensibilità si è evoluta o forse semplicemente ho esaurito la pazienza per quelle cose che tolgono energia a ciò che ritengo davvero più importante”.Ho scritto la stessa cosa (ma molto peggio!) a un’amica qualche giorno fa. Sniff.

  2. Libellulina Sono Io

    quanto siete belleeeeeee ❤

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