Dietro la maschera: @ombrosa e @cescar76

Il tema del mese di febbraio ci porta a svelarvi cosa si cela dietro la nostra maschera, a raccontarvi qualcosa in più di noi. Nelle prossime quattro settimane conoscerete meglio le donne che sono dietro a Instamamme, i loro sogni, il loro carattere, il loro porsi nei confronti della vita.
Iniziamo oggi con @ombrosa e @cescar76, vediamo cosa hanno deciso di raccontarci!

Dietro la maschera di… @ombrosa

dietro la mascheraIo sono quella bambina che adorava nei giorni di pioggia fare barchette con i gusci delle noci per poi lasciarle andare nei rivoli, quella bambina che prendeva in mano i rospi per riportarli nei ruscelli, quella bambina che costruiva habitat per le chiocciole. Un giorno proprio quella bambina si dimenticò di mettere il coperchio alla cassetta delle sue chiocciole così quelle piccole ingrate si arrampicarono tutte lungo il muro della casa. Decine di luccicanti strisce di bava e decine di improperi di mio padre.
Io sono quella ragazzina che sognava cavalli, quella ragazzina che non appendeva poster di cantanti ma degli esemplari equini più belli. Quella passione mi distingueva e mi allontanava dal mondo, per quella passione avrei potuto scalare montagne a piedi nudi. E ringrazio Dio per averla provata, quella passione, così pulita, così vitale. Energia, amore, devozione, sacrificio declinati in modo totalizzante, come solo un’adolescente sa fare.
Io sono quella liceale che riusciva facilmente a prendere bei voti, ma senza esagerare, avevo una reputazione. Il mio forte era tradurre latino e greco, il mio debole la matematica. Ero un po’ sovrappeso, mettevo anfibi e camicie a quadrettoni, ascoltavo i Nirvana e i Guns’n’roses, avevo una Smemoranda che alla fine dell’anno scolastico sembrava una fisarmonica.
Io sono quella universitaria che andava a studiare al monumento, nelle belle giornate di sole, oppure al Valentino. Il cielo di Torino, sempre bello, sia quando è grigio sia quando è di quell’azzurro incredibile, mi teneva compagnia quando sceglievo di non prendere il tram e andare a piedi. Torino era un grande utero umido, di notte e di giorno, io ci stavo comoda, protetta, calda e accolta, nei miei anni universitari.
Io sono quella ragazza che ha deciso di imparare ad andare in Snowboard ed è caduta milioni di volte. Non è un’esagerazione. A contarle, al milione ci sono arrivata. Mi alzavo al mattino, mettevo scarponi e tavola e andavo in montagna, iniziavo a cadere e rialzarmi un’infinità di volte. Alle tre poi ero in farmacia a lavorare, una follia.
Ma ho imparato.
E andare in tavola è come volare, ho provato sensazione ed emozioni incredibili, ne è valsa la pena, per ogni singolo livido.
Io sono stata tutte queste persone, e molte altre.
Mi volto indietro e quasi non mi riconosco.
Essere mamma ha portato lontano nel tempo e nello spazio molte di quelle “me”, ma in un angolo del mio cuore io sono ancora tutte queste persone insieme, sono la sintesi e l’equilibrio impossibile di tutte queste donne.
Ora invece gioco con i miei bambini e insegnerò loro a fare barchette con le noci, perché quando piove è bellissimo rincorrerle nei rivoli.
I cavalli, beh loro sono parte della nostra famiglia, i miei figli hanno iniziato ad andare a cavallo quando erano ancora nella mia pancia, perché io, le mie passioni, non le mollo.
Adesso ascolto musica di ogni tipo, ma certe canzoni mi riportano istantaneamente negli anni novanta.
So ancora a memoria tutte le canzoni dei Guns.
Torino è ancora e sempre sarà la “mia “città.
Dal traffico, a volte, osservo le ragazze con i libri sotto braccio e provo una punta di invidia. Solo una punta, perché poi penso a dove sono arrivata da allora e sono contenta.
Ma la leggerezza di allora non la rivivrò più.
Lo snowboard invece mi sta aspettando, mi toccherà ricominciare a cadere, prima di riprendere un minimo di elasticità.
E, ovviamente, mi rialzerò.

Dietro la maschera di… @cescar76

febbraio - dietro la mascheraBeh, eccoci qui.
La maschera della Fra qui, @cescar76, è un nickname, vecchissimo, che viene dalla prima casella mail non ufficiale aperta nel lontano 1998, credo: serviva un nome alternativo e sembravano tutti già presi, così utilizzai il nomignolo con cui mi chiamava un compagno dell’università, la prima lettera della seconda parte del mio nome e l’anno di nascita (un altro po’ e mettevo il codice fiscale).

Dietro la maschera, qui e altrove, nella realtà o nel virtuale, la Fra è una donna normalissima coi suoi pregi e i suoi difetti.
È polemica, fino alla morte, e ama la dialettica: sua madre può testimoniare che entrambe queste caratteristiche si sono evidenziate a partire dai 3 anni, più o meno, e che spesso si sono manifestate insieme, con grande gioia degli astanti.
È ironica, soprattutto con se stessa: del resto se il buon dio, o i geni, cospirano contro di te e più che Claudia Schiffer, sei La Fra Schifer, l’unica arma che puoi possedere è la capacità di ridere per prima di te stessa, prima che lo facciano gli altri.
È una persona abbastanza insicura, in generale; ha avuto esperienze difficili e il dono della fiducia è il più grande che possa dare agli altri: se la tradisci diventa una serpe prima e un bisturi poi e non è piacevole né per gli altri né per se stessa, perché tirare fuori la cattiveria la lascia svuotata e infelice.

È una mamma decisamente diversa da quella che si immaginava di essere: rivedere la sua idea di se stessa nel ruolo di madre è stato un percorso difficile e irto di sensi di colpa, finché non ha scoperto che il modo migliore per essere la madre dei propri figli è di essere se stesse e si è presa per quella che è; da allora vive meglio: è convinta che questo valga per tutta La Tana.

È perfezionista e stacanovista, ha un senso del dovere inox e considera l’impegno preso con qualcuno come qualcosa di più o meno sacro. Forse dovrebbe imparare a prendere meno impegni.
È una persona che ha mille paure, che teme il mettersi in gioco e il giudizio altrui (se ovviamente stima chi lo emette), ma al contempo sa essere estremamente razionale, quando serve.

È un’ottima organizzatrice del lavoro altrui e pessima nel gestire il suo tempo.
È una persona presuntuosa, quando sente di poterselo permettere (che poi magari non è neanche così, ma tant’è).
È creativamente incostante: quando padroneggia una cosa si stanca e prosegue con un’altra, difficile che la si trovi a fare quello che faceva due anni prima, seppure le riuscisse oggettivamente bene.
Ama scrivere da quando ha iniziato a farlo e leggere da poco dopo; ama le sfide, il barocco, il congiuntivo, i termini desueti, la bella calligrafia, la scrittura piccola e ordinata.

Ama i colori, i drammi, le tinte forti, le decisioni nette (negli altri: per lei è un trauma prendere qualsiasi decisione: ha sempre paura di scontentare qualcuno).
Ama i suoi figli, per quello che sono, senza aspettative; ama il Marito Paziente, perché sono cresciuti insieme, quei due lì, e non è cosa da poco.
Non ama il caldo (è finita nel posto giusto del mondo, vero?).
Ama mangiare, scoprire, inventare.
Odia poche cose, ma fino alla morte.

La fra non è una persona facile, dietro alla sua maschera ci sono tanti segni lasciati dal tempo e dagli eventi, dal suo reagire o rimanere passiva. È una donna che è in qualche modo sopravvissuta al brutto e a se stessa e questo si ripercuote purtroppo molto nel suo modo di affrontare le cose.
La fra però è una che non si arrende e se vuole fare una cosa, la porta avanti ad ogni costo: non è da lei fermarsi, una volta fatto il difficilissimo primo passo, in qualsiasi direzione abbia deciso di andare.

È una donna con tante sfaccettature, alcuni contrasti, un po’ di insicurezze, mille interessi e un caleidoscopio di desideri. Come tutte, più o meno.

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  1. Ma che belle queste descrizioni… Sembra davvero di conoscervi di più.. È sempre un piacere leggere i vostri post.. 😘

  2. Libellulina Sono Io

    Io ho la presunzione di credere di conoscervi davvero un pochino… e mi piace sempre tanto leggervi. Ancora di più è bello leggere come voi vedete voi stesse… sempre troppo critiche eh!! Belle che siete… fuori, ma soprattutto dentro…

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