Pannolini lavabili: ecologici, economici e pratici

Nel pezzetto, pur breve, di vita in cui indossa il pannolino, ogni bambino produce mediamente una tonnellata di rifiuti non riciclabili. Che, moltiplicato per tutti i piccoli esseri umani che indossano i pannolini usa e getta, fa una mole davvero importante di spazzatura fetida e inquinante che finisce in discarica. Aggiungiamoci pure che la maggior parte dei pannolini in commercio contiene sostanze di derivazione petrolifera e altre componenti inquinanti, tracce di sbiancanti a base di cloro e grosse quantità dei famigerati SAP, gel superassorbenti responsabili di irritazioni a carico della pelle e sotto accusa per l’effetto di surriscaldamento dei genitali, pericoloso soprattutto per i maschietti. Un’alternativa più sostenibile, salutare e anche economica esiste, ed è rappresentata dai pannolini lavabili. Senza pretendere di indicarli come la soluzione ideale per tutti, né puntare minimamente il dito contro chi fa una scelta diversa, ecco qualche informazione utile sul mondo dei pannolini riutilizzabili.

Si fa presto a dire lavabile
Prima di tutto, i pannolini lavabili non sono tutti uguali. Ne esistono varie tipologie, in grado di rispondere a diverse esigenze in fatto di assorbenza, rapidità di asciugatura, praticità di “montaggio”, materiali, età del bambino, etc. Ecco i principali modelli disponibili sul mercato:

  • All in one (tutto in uno): come suggerisce il nome, si tratta di pannolini sagomati formati da un unico pezzo, simile, per forma e modalità di utilizzo, ai monouso. Si chiudono con velcro o bottoncini. Particolarmente pratici da usare, richiedono però molto tempo per l’asciugatura. La parte interna può essere in cotone, bambù o microfibra, mentre l’esterno è in tessuto sintetico impermeabile (di solito PUL, Poliuretano Laminato).
  • All in two (tutto in due): pannolini formati da una parte interna assorbente, che può essere sagomata, come nel caso dei pannolini “fitted”, o meno, come avviene per i cosiddetti ciripà, strisce di cotone che si ripiegano e si allacciano intorno alla vita del bambino. In questo caso, la parte assorbente, cui è possibile aggiungere strati extra (ad esempio per la notte) si indossa sotto una mutandina esterna impermeabile, di solito provvista di automatici o linguette in velcro. Al momento del cambio, è possibile riutilizzare la mutandina esterna senza lavarla, se non si è sporcata. I pannolini non sagomati possono risultare particolarmente indicati per i neonati, perché si “modellano” intorno al loro piccolo corpo.
  • Pocket: lavabili formati da un unico pezzo sagomato di forma simile agli usa e getta, spesso in micropile, chiuso con velcro o bottoni automatici e dotato di una tasca in cui inserire il numero desiderato di inserti assorbenti (in cotone o bambù). Una volta “farcito” con il numero desiderato di strisce assorbenti, il pannolino si indossa esattamente come un usa e getta. L’asciugatura è più rapida degli all in one, dal momento che sono composti da più strati, e la possibilità di aggiungere il numero desiderato di inserti assorbenti li rende molto versatili.

In aggiunta, con tutti i pannolini è possibile utilizzare dei veli raccogli-feci, biodegradabili (e gettabili nel wc) o a loro volta lavabili, che devono essere sistemati tra la pelle del bambino e il pannolino. Il loro scopo, facilmente intuibile, è quello di raccogliere i rifiuti “solidi”, preservando il pannolino dallo sporco, per così dire, più problematico.

Il lavaggio
I pannolini lavabili possono essere lavati in lavatrice, con poco detersivo e senza ammorbidenti, smacchiatori o sbiancanti industriali, il cui uso ne comprometterebbe l’assorbenza. Al posto dell’ammorbidente è possibile usare aceto o una soluzione di acido citrico, mentre per igienizzare e smacchiare si può optare per il percarbonato di sodio. Una volta lavati, assicurandosi che il risciacquo sia stato abbastanza efficace da rimuovere ogni traccia di detersivo, i pannolini vanno asciugati all’aria (meglio se al sole, dato che i raggi ultravioletti smacchiano e disinfettano) e comunque mai poggiati direttamente sul termosifone. Ogni produttore di lavabili, in ogni caso, fornisce in genere informazioni dettagliate sulle modalità di lavaggio e asciugatura dei pannolini: temperature, additivi da evitare, etc.

La mia esperienza
Io ho usato per la prima volta i pannolini lavabili quando Davide aveva circa 7 mesi. Ho preferito aspettare l’inizio dello svezzamento perché mi spaventava la gestione dei lavabili con un poppante che si sporca almeno 10 volte al giorno e che produce soltanto feci liquide, ma conosco molte madri che hanno iniziato quando i propri figli erano neonati e si sono trovate benissimo. Ho provato sia il modello all in two che i pocket, orientandomi alla fine per questa seconda tipologia, che ho trovato più pratica per la maggiore rapidità di asciugatura e per la possibilità di “tarare” il grado di assorbenza inserendo il numero desiderato di inserti. Anche se usare un materiale sintetico a contatto con la pelle non mi entusiasma, ho optato per un modello con l’interno in micropile (con inserti in bambù), un materiale molto filtrante che fa in modo che la pelle del bambino rimanga praticamente asciutta.

La gestione quotidiana
Al momento del cambio, estraggo l’imbottitura assorbente dalla tasca impermeabile e getto tutto, in attesa del lavaggio, in un contenitore con coperchio (se il pannolino si è macchiato di feci, cosa che si verifica abbastanza di rado, prima di posarlo nel secchio lo sciacquo e lo strofino con una spazzola di plastica per rimuovere lo sporco). Ogni tre giorni circa, metto i pannolini in lavatrice da soli, effettuo un ciclo di risciacquo e poi li lavo insieme al resto della biancheria, utilizzando un detersivo a marchio Ecolabel, un cucchiaio di percarbonato e un bicchiere di soluzione di acido citrico al 15%. Di solito lavo a 30 o 40 gradi, a meno che in lavatrice non ci siano bavaglini o biancheria da cucina, o i pannolini non siano macchiati di pupù. Una volta che i pannolini e gli inserti assorbenti sono asciutti, li assemblo e inserisco al loro interno la velina raccoglifeci prima di sistemarli nel cassetto del fasciatoio, in modo da averli già pronti per il cambio.

Adottando questo sistema, il lavoro extra non è particolarmente gravoso, per quanto è innegabile che limitarsi a gettar via il pannolino sporco richieda meno “fatica”. Il numero di lavatrici settimanali, inoltre, non ha subito incrementi significativi, e i consumi aggiuntivi si limitano sostanzialmente al ciclo di risciacquo (una ventina di minuti) che faccio fare ai pannolini prima del lavaggio. Di solito, Davide indossa i lavabili quando è a casa, nelle uscite brevi e durante la nanna pomeridiana, mentre continua a portare gli usa e getta (un marchio a basso impatto ambientale, senza plastica né cloro e con una quantità ridotta di SAP) di notte e dai nonni. Diciamo che in media lo cambiamo ogni 3 ore, usando ogni giorno tre o quattro lavabili e due o tre usa e getta. Salvo casi estremamente rari, in cui per degli inconvenienti abbiamo ritardato il cambio di parecchio, non ho mai registrato, finora, fuoriuscite accidentali di liquidi, solidi o semiliquidi!

Costi e benefici
Dal punto di vista economico, ho stimato di aver ammortizzato i costi iniziali in circa tre o quattro mesi di utilizzo, ma questo dato varia molto a seconda del tipo di lavabile che si acquista e del costo degli usa e getta con cui si fa il confronto. Tra i tanti prodotti disponibili sul mercato, ho scelto un marchio che offre a mio parere un ottimo rapporto qualità/prezzo. Per un regime “fifty-fifty” come il nostro, facendo un paio di lavatrici a settimana, direi che 12-15 pannolini possono bastare, mentre ne servono almeno 20-25 se si vogliono escludere completamente gli usa e getta. Per un neonato, dato che i cambi sono più frequenti, si può optare per una fornitura ancora più importante, oppure scegliere di fare qualche lavatrice in più. In ogni caso, è possibile orientarsi, come ho fatto io, verso dei pannolini taglia unica, regolabili, che possono essere usati dalla nascita allo spannolinamento: la soluzione perfetta per chi vuole fare un unico acquisto, riutilizzandolo anche per eventuali figli “successivi”. Sul fronte del benessere, infine, Davide ha avuto qualche lieve arrossamento le prime volte che li ha indossati, ma il problema è sparito nel giro di pochi giorni. Va detto, comunque, che mio figlio non ha mai sofferto di irritazione da pannolino neanche con i nostri usa e getta ecologici (rossore e piaghette, invece, con i pannolini tradizionali che ha indossato in ospedale nei primi giorni di vita).

In conclusione, ogni genitore conosce il proprio stile di vita e le sue esigenze specifiche. I pannolini lavabili rappresentano, oltre che una soluzione a minore impatto ambientale, una risposta a molti problemi di allergia, dermatiti ed eritemi e un mezzo per risparmiare un po’ di soldi (tra l’altro possono essere riutilizzati anche da eventuali fratelli minori). Se a scoraggiarvi è soltanto la paura che sia una strada troppo faticosa, io posso solo consigliarvi di fare almeno un tentativo. Si può fare davvero, parola di mamma (green)!

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Informazioni su Silvana - Una mamma green

Giornalista ambientale. Blogger. Moglie e madre. Napoletana dalla morale ipertrofica. Viaggiatrice incallita e lettrice onnivora. Unamammagreen.com

  1. Maria

    Il tuo racconto dei pannolini lavabili ha aperto la mia mente e i miei occhi che non volevano vedere….

  2. Brava Silvana, è essenziale comunicare alle altre mamme la gestione quotidiana dei pannolini lavabili, che spesso spaventa a tal punto da sabotare persino un tentativo! Ognuna deve comunque fare i conti con sè stessa, le proprie abitudini, contesto e aspettative. Ma di certo concordo sul fatto che sia fattibilissimo!

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  5. Pensa che per me è stato il contrario: ho iniziato dalla prima settimana con i lavabili e mi sono trovata benissimo – soprattutto con i cambi così frequenti chissà quanti usa e getta avrei dovuto comprare, stoccare, buttare… E dopo lo svezzamento… beh dopo è stata più dura: c’era proprio da spalare 😀

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