LA CICOGNA PORTA UN FRATELLINO! Reazioni del primogenito.

Prendiamo in considerazione i tre anni di età, poiché a livello conscio si può parlare delle emozioni che investono un primogenito nel momento in cui gli si da la notizia dell’arrivo di un fratellino. Fino ad allora ha vissuto come “figlio unico”, l’unico al centro dei pensieri e delle attenzioni dei propri genitori e degli altri. L’entusiasmo iniziale viene sostituito dall’accorgersi che il suo spazio e il suo tempo saranno ridimensionati, addirittura condivisi.

Si attivano svariate dinamiche, nella maggior parte dei casi il bambino è costretto, inconsapevolmente, a considerarsi “grande”, visto che il titolo di “piccolo di casa” non appartiene più a lui. Certo che dividere con “un altro” l’amore dei propri genitori non è cosa semplice, si fa fatica ad accettarlo, talvolta diventa un “dolore” insopportabile “ma chi è quest’essere che sta dentro la pancia di mia mamma, ma che è già così presente”. Infatti il primogenito percepisce fin dal concepimento che qualcosa sta cambiando, l’investimento affettivo della madre subisce delle modifiche, capisce che non sarà più “il solo”. Quali sono le sue aspettative?

Figuriamoci quando viene al mondo e quella presenza si materializza. È già impegnativo per loro affrontare quella che è chiamata fase di “individuazione-separazione” dalla madre, per la quale il bimbo sopravvive all’assenza della madre grazie ad un attaccamento sicuro sviluppatosi nei primissimi anni di vita. È un pensiero che gli permette di “percepire” la madre anche quando è lontana, sa che tornerà da lui. Cosa succede però quando non si immagina più la madre occupata in altre faccende, ma che si dedica a “quell’intruso?”. È possibile che tutto quell’amore che provava per lui sia messo in discussione? Se la gelosia si presenta alla porta è possibile che il primogenito attivi alcune strategie, un po’ per essere “visto”, un po’ per riconquistare un amore perduto, del quale prima di allora si aveva l’esclusività. Il “geloso” pretende inconsapevolmente di “essere tutto” per l’altro, di colmare con la propria presenza tutti i bisogni affettivi della persona amata.” In realtà non si discosta tanto dal mondo adulto: una persona gelosa ama e nel contempo odia. D’altronde si tratta di un sentimento naturale e spontaneo, e non per forza sbagliato, anzi “sano” se esplicitato. Dipende dal carattere del bambino, dal tipo di rapporto che fino ad allora ha costruito coi genitori, dalla capacità di tollerare la “frustrazione”, che rischia di accentuarsi proprio a causa di quello che in quel momento è considerato un “elemento critico”.

Inoltre, può succedere che viva una sorta di “regressione”, fisiologica, che lo fa tornare “piccolo”, come il nuovo arrivato, per esempio facendosi di nuovo la pipì o la cacca addosso, per tornare in possesso di quelle cure di prima: “forse così si ricorderanno di me”. Talvolta invece manifestano irrequietudine, nervosismo, comportamenti aggressivi che non devono assolutamente spaventare: è l’unica maniera che hanno di esprimere le loro fantasie e i loro stati d’animo. Bisogna prepararlo alla nuova nascita, è necessario rassicurarlo, in modo che l’ansia di “abbandono” diminuisca, in modo che capisca che l’amore dei genitori per lui è immutato e che il suo “spazio” fisico e affettivo non sarà invaso. Quella dell’abbandono è la paura più diffusa, e insieme alle altre paure non va soffocata o considerata un capriccio, ma neanche accentuata. Anche per il primogenito è l’inizio di una nuova vita, è necessario lasciargli il tempo di adattarsi all’arrivo del fratellino/sorellina. Naturalmente questo tipo di “regressioni” sono da considerarsi normali se episodiche, ma nel momento in cui diventano frequenti può darsi che stia emergendo un vero e proprio disagio, legato probabilmente alla “dipendenza” dalla madre.

D’altra parte però è vero che nessun figlio è uguale all’altro, per cui anche i genitori li amano in modo diverso, la loro maturità cambia nel corso del tempo così come il loro modo di assolvere il ruolo genitoriale. A volte i genitori non accorgendosene, tendono ad uniformare il ritmo del primogenito a quello del nuovo arrivato, facilitando la regressione. Bisognerebbe invece mostrare che lo si riconosce per quello che è, per l’età che ha, rispettando il suo “territorio, le sue abitudini, i suoi oggetti. Già, gli oggetti. Eh si, perché durante la crescita, fino ad allora ha instaurato un “rapporto speciale” con alcune cose (giocattoli o altro) che sono diventati parti di sé, come potrebbe rinunciarci, non può essere felice di condividerli, tantomeno di cederli. Stimoliamolo ad interessarsi a nuovi oggetti, più adatti alla sua età, ad “andare avanti” piuttosto che tornare indietro.

È importante la differenza di età tra i due bimbi, ogni reazione è diversa, alcuni manifestano indifferenza, altri hanno bisogno di continue rassicurazioni e contatto fisico, altri ancora sfogano la propria rabbia con urla, capricci, crisi di nervi improvvise. Di certo tutti devono fare i conti con sentimenti contrastanti tra loro, quali gioia e infelicità, amore e odio, protezione e competizione, e hanno il diritto di provarli, per cui si deve essere comprensivi, pazienti, rispettare i “tempi” in modo accogliente. Sembra facile, ma in realtà non lo è, anche la coppia si trova a vivere uno stravolgimento, talvolta i genitori sono oppressi dal senso di colpa scaturiti dalla preoccupazione su come il figlio più grande viva l’arrivo di un fratellino. La “gelosia” non ha però una connotazione negativa, sperimentarla e trovare strategie per superarla costituirà un arricchimento per la sua vita affettiva. Quindi imparerà sia a gestire le proprie emozioni (se aiutato a riconoscerle), sia a confrontarsi, competere e condividere, attenuando quello che è il suo “egocentrismo”.
Nel caso in cui un bimbo si comporti apparentemente in modo normale, come se niente fosse avvenuto, ha comunque bisogno di attenzioni, di conforto, di rassicurazione. E anche se non lo da a vedere si tratta pur sempre di un momento di “crisi” che comporta dei cambiamenti all’interno della famiglia, costretta a ridefinire ogni relazione.

Se il bimbo vive in un clima affettivo adeguato sarà più semplice per lui affrontare le novità, acquisire gradatamente la necessaria “autonomia” che gli permetta di andare avanti nel proprio processo di crescita in maniera adeguata.

Nel frattempo lo si può coinvolgere nella gestione del fratellino, e sottolineare gli aspetti positivi del suo essere “più grande”. E i papà? Logicamente sono meno impegnati nella cura del piccolo per cui potrebbero occuparsi del rapporto col primogenito, dedicargli tempo e creare spazi per giocare, divertirsi, fargli sentire maggiormente la sua presenza.

Talvolta si può assistere a qualche gesto “sconsiderato” nei confronti del più piccolo, da una parte è bene quindi sorvegliarlo e quando serve rimproverarlo, ma con una giusta dose di dolcezza e delicatezza.


Fondamentale non reprimere troppo duramente le espressioni di gelosia, i bambini potrebbero imparare a mascherare  i propri sentimenti, potrebbero esplodere in un secondo momento in maniera più vigorosa.  Si tratta di meccanismi di difesa, attivi fino al momento in cui tra fratelli si crea una giusta “rivalità”, ed è il momento in cui avviene la quasi completa “accettazione” di colui che non viene più considerato un “intruso” ma un compagno di giochi, e di vita.

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