Buon vicinato

I Patati non sono gli unici bambini del palazzo, ma sono gli unici bambini bianchi.
La differenza, si vede e soprattutto si sente, credetemi.
I bambini, qui, sono sottoposti a regole ferree fin da piccoli e, a quanto mi dicono, con toni talmente secchi che ormai ai genitori basta uno sguardo, con il risultato di avere dei figli disciplinati, silenziosi, educatissimi e portabili in ogni dove.

Pur essendo una mamma che tiene all’educazione e che ha lavorato a spron battente in tal senso fin dall’inizio della sua avventura genitoriale, la fra non è così eccessiva: in casa Latana preferiamo figli un po’ meno disciplinati ma vitali, un po’ meno silenziosi ma curiosi dell’intorno. I nostri figli sono portabili in ogni dove, ma avendo la piena coscienza che si passerà la serata a ricordare loro che non siamo a casa, che la validità di un concetto non è direttamente proporzionale ai decibel usati per esprimerlo e che le sedie non sono complementi d’arredo fatti per dare un senso ai tavoli bensì per accogliere parti del corpo il cui nome deriva direttamente da un verbo che implica lo stare fermi in un luogo.

Non nascondo che a volte a vedere quei bimbi che stanno fermi, zitti e composti a tavola, si provi una discreta invidia, ma poi quella mancanza di interazione con l’ambiente mette tristezza e si torna, tra un “Patato non giocare con la forchetta” e un “ti ho detto di rimanere seduto”, ad apprezzare le curiosità genuine e tutti gli input che i nostri figli sanno cogliere dal contesto (confesso che avere una babysitter fidata cui lasciare i bambini ogni tanto per farsi serate da adulti, aiuta parecchio, in prospettiva).

Quindi nel palazzo, a meno di capricci improvvisi ingestibili (ma sono rarissimi) o piccoli incidenti domestici, gli unici rumori bambini e le uniche urla belluine sono le nostre (le loro e le mie, atte a fare ordine pubblico, spesso con scarso successo).
La signora di sotto, che non conosco ma che suppongo triste zitella inacidita, ci odia. Si lamenta di qualsiasi rumore senta e ci accusa con l’amministratrice di esserne la causa: l’ultima volta io ero al pc a scrivere, Patato grande era in camera loro a giocare con le costruzioni sulla scrivania, il piccolo in soggiorno sul divano a giocare con la Nintendo e il Marito Paziente era ancora a lavoro, ma i nostri rumori non la facevano riposare (il tutto alle sette e mezzo di sera, mica a mezzanotte eh).

Quindi immaginatevi lo stupore quando l’altra sera, dopo le sette, ha suonato il citofono e invece del solito che ha scordato le chiavi e suona a casaccio (un evergreeg, qui), era una delle nostre vicine che ci diceva che aveva preparato una torta per Valerio. Qualche giorno prima, infatti, Patato Piccolo le aveva tenuto la porta aperta e lei era rimasta così piacevolmente stupita e contenta della cosa da avergli promesso un dolce. Ovviamente pensavamo che scherzasse. Non scherzava.
Perciò Patato Piccolo e Marito Paziente sono scesi e sono stati omaggiati in tempo reale di una torta al cioccolato e alcuni biscotti.

Viviamo in questo palazzo da due anni e qualcosa, ci siamo solo spostati di piano un anno fa, e mai nessuno aveva palesato un interesse affettuoso nei confronti della nostra famiglia o dei nostri figli (meno che mai: sono portatori sani di casino infernale!), quindi quando dico che la fra si è quasi commossa non prendetela come un’esagerazione. In genere i bambini più liberi nella loro espressioni o esternazioni vengono visti con una certa, più o meno evidente, disapprovazione, qui. Puoi misurare, attraverso la vivacità e la curiosità dei bambini, la loro vicinanza al mondo occidentale o a famiglie che fanno parte di quel mondo. Famiglie eterogenee o di persone che hanno vissuto in Europa, hanno con la genitorialità e coi figli  un rapporto  più liberale, democratico e aperto.

Non sono abituata ad affetto verso i miei figli: curiosità, rispetto, amicizia in abbondanza, ma l’affetto che ricevono lo ricevono da poche persone, e tutte italiane.
Speriamo che sia un primo passo, che ne seguano altri; non so se loro lo ricorderanno, è probabile di no, ma io non credo che scorderò tanto facilmente il primo dolce della vicina africana.
A volte, l’integrazione, passa anche attraverso uova, zucchero e farina!

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Informazioni su cescar76

Architetto per scelta, mamma a tempo pieno, scrittice per passione, blogger per divertimento, artista per vocazione, vivo felice nella mia Tana Africana con un Marito Paziente e due Patati che adoro.

Un Commento

  1. Il tuo bimbo è stato molto gentile e la signora anche. Speriamo x voi che sia un primo di molti gesti così.
    Certo che x un bimbo nato libero di esprimersi non deve essere facile contenersi.

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