L’inizio della fine?

Dire che sono stato subito contento della gravidanza non è proprio la verità, ero abbastanza riluttante all’idea di avere un figlio.
Nonostante avessi raggiunto l’età di Cristo in croce, quindi non potessi attaccarmi all’alibi dell’immaturità anagrafica, guardandomi in giro ero perplesso, poco convinto dal mondo che mi circondava e che avrebbe poi accolto un mio potenziale contributo alla sovrappopolazione globale.
Nelle mie poche “apparizioni”, giusto per rimanere in tema sacro, nei centri commerciali, luoghi che mal sopporto ma in cui mi diverto a studiare la società che mi circonda, mi sono trovato a cambiare target d’osservazione. Non guardavo più formose quanto sguaiate ragazze dalla tuta attillata, il bauletto di Louis Vuitton e il trucco da Moira Orfei, o almeno, non guardavo più solo loro. La mia attenzione si era spostata su chi spingesse un passeggino negli ampi e luminosi corridoi di questi sfarzosi templi del consumismo.

Ne ho osservate parecchie di coppie, studiandomi età, classe sociale, camminata e abbigliamento, cercando anche di origliare quali concetti potessero esternare. Il verdetto è stato uno, categorico, a tratti allarmante.
Il mio Paese non ha futuro se il futuro di questa penisola è rappresentato da queste persone. Non sarò politicamente corretto, ma l’idea che un mio erede potesse vivere con quella gente mi turbava, come altrettanto mi spaventava la fotografia che mi ero fatto di me, intento ad aspettare il mio piccolo potenziale teppista fuori scuola o ai giardinetti, costretto a dover socializzare con quella gente così diversa da me; preventivavo la necessità di un impegno ben superiore alle mie scarse capacità comunicative e la mia pigrizia cronica rischiava già solo per quello, di prendere il sopravvento.

Altro aspetto con potenzialità deterrenti era l’arrivo di una figlia femmina, premetto che ho una considerazione del sesso femminile ben superiore a quella a cui appartengo, il mio timore era dato infatti da una mia debolezza, la gelosia, l’essere possessivo a livelli inimmaginabili alla gente comune, una forma di pazzia malcelata che chiunque abbia avuto la disgrazia di incapparci, difficilmente dimenticherà o rimpiangerà.

Questi sono stati appunto deterrenti, poi una mattina mi sono svegliato con la mia donna sopra di me a cavalcioni, una posizione che mi impediva di muovere le gambe, non credo fosse un caso, aveva un Test in mano e un sorriso che raramente le avevo visto in viso. Avevo fatto quello che in fondo volevo ma che in superficie temevo, avevo concepito un qualcosa al momento ancora asessuato che mi avrebbe modificato la vita.
Mi sono vestito, ho preso la donna, ho preso la mia vecchia Honda ultrasportiva, sogno di qualsiasi diciottenne neopatentato, ho preso una strada a caso e con la testa totalmente piena di pensieri contrastanti l’ho percorsa triplando i limiti consentiti.
Ho rallentato, mi sono fermato, ho cercato di controllare la tachicardia che mi era salita, da quel momento ho cominciato a proteggere mia figlia, partendo dal proteggerla da me stesso, un viaggio diverso, il viaggio.

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  1. La Berg

    Sarò ripetitiva. Ma io lo trovo un esagerato, imprevedibile, inaffidabile, fastidioso, incontrollabile. Ma anche adorabile, nella sua fragile delicata veste. Quella che lui finge di non avere.
    È Stupendo.

  2. Bello che qualcuno lo dica senza pudore: la ggente nei centricommerciali fa venire i sudori freddi. Ho già dato disposizioni precise ad amici e parenti: se mai dovessi diventare come “loro”, hanno mandato di finirmi senza indugio. Benvenuto, @milanokebab. Ce la faremo (almeno credo). Tu con le tua adorabile signorinetta e io col mio maschione (di cui ovviamente temo di innamorarmi in modo morboso, insano e castrante).

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