Ritorni ed emozioni

Ho iniziato a piangere quando ho visto le luci di Abidjan dall’aereo, con i due ponti a scandire quella che, alla fine della fiera, è la mia città.
Mi sono data un contegno, almeno un minimo, quel minimo che ti evita domande imbarazzanti e risposte che a uno sconosciuto non vuoi dare.
Ho scalpitato in fila al controllo del libretto delle vaccinazioni, ho ringraziato tutte le divinità conosciute per l’esistenza di un “passaggio personale diplomatico” per il controllo del passaporto e delle impronte digitali, ho aspettato i bagagli come si aspetta lo stipendio quando hai esaurito il plafond della carta di credito.
Ho fatto gli ultimi controlli, al volissimo, e sono uscita

Quei due bambini stupiti e felici che mi stavano aspettando mi han lasciato letteralmente senza parole.
Lo sono ancora oggi, senza parole: se dovessi spiegare l’emozione di quel momento non mi basterebbero le lettere e i fonemi degli alfabeti, potrei forse descriverla più facilmente con un’immagine, o un colore, o un suono, o ancora un profumo.
Ma ha poi senso descriverla, quell’emozione?

Sta di fatto che finalmente sono a casa, in questo strano angolo di mondo che ormai sono abituata a pensare come casa mia. Con queste strade in divenire, con le solite diecimila persone che cercano di venderti qualcosa, ma anche con tanto affetto.
La maestra di Patato grande, stamattina, quando mi ha vista ha allargato le braccia, mi ha abbracciato e mi ha baciato, contenta che io stia bene, “Dieu merci” (grazie a Dio). Tutte le persone che ho incontrato da venerdì sera e che mi conoscono, mi han detto “bentornata”, alcune si sono perfino spinte al “come stai?”. I vigilantes del palazzo, i bidelli a scuola, il fruttivendolo. La mia quotidianità.

Questi due mondi così diversi che sanno diventare uguali e così uguali con tragiche differenze.

Nei quasi due mesi italiani ho fatto il pieno di tante cose: amici, affetti, posti, occasioni. Con una punta di nostalgia di doverli lasciare tutti lì. Ma anche con la consapevolezza che casa mia è qui e che questa è la casa, tra tutte, esclusa la prima da conviventi, che mi rappresenta di più, quella che parla di me attraverso le scelte, i colori, il modo di viverla, gli spazi. Quando penso alla Terra di Mezzo penso con affetto a tutti gli amici che lì ci attendono, ma la casa in senso fisico non mi manca affatto, stranamente.
Forse come una lumaca mi porto dietro la mia casa, o come un bruco ho bisogno di diverse evoluzioni per raggiungere qualcosa, non so.

So che casa è dove sono i miei amori.
So che casa è dove voglio vivere.
Ovunque nel mondo ci siano amori e voglia di vivere, quella è casa tua.
E io, finalmente, sono a casa.

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Informazioni su cescar76

Architetto per scelta, mamma a tempo pieno, scrittice per passione, blogger per divertimento, artista per vocazione, vivo felice nella mia Tana Africana con un Marito Paziente e due Patati che adoro.

  1. Ci siamo tutte emozionate con te e per te

  2. che emozione grande!!!! buona casa!!!!!

  3. Che emozione grande! Buona … normalità!!!!

    • grazie! la normalità è stata una bellissima ri-scoperta. Quanto ci sia di bello nelle piccole cose che fai ogni giorno cone per i tuoi affetti. Bello bello bello!

  4. Bentornata! casa è dove sei felice con chi ami ❤ ❤ ❤

  5. roby

    mi hai fatto piangere

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