Il tema del mese: il parto (terza ed ultima puntata)

Eccoci all’ultimo appuntamento con il nostro tema del mese, ovvero la nascita. Questa volta, dopo aver parlato di parto naturale e di parto naturale finito in cesareo, affrontiamo il tema del cesareo programmato, attraverso il racconto della nostra @topomaga.
Come sempre vi invitiamo a confrontarvi con noi e a raccontarci le vostre esperienze!

Mia figlia nella mia pancia non è mai stata a testa in giù. MAI.
Ameno noi non l’abbiamo mai vista, eppure di ecografie ne ho fatte parecchie, molte più del necessario.
Ricordo ancora le immagini dei suoi piedini mentre mi facevano l’amniocentesi, era lunga 17 centimetri e scalciava come una pazza.

Dal sesto mese di gravidanza iniziai a preoccuparmi, non voleva girarsi. Tutti mi dicevano di stare tranquilla che prima o poi avrebbe fatto la capriola…io non ero così convinta. Ogni volta che mi sedevo sentivo quella sua capoccetta premere alla bocca dello stomaco, era chiusa a libretto con i piedini davanti alla faccia come i bimbi nelle foto di Anne Geddes. Poi un lunedì mentre guardavo la prima giornata dei Master Series di Roma ecco che arrivano le contrazioni. Io non sapevo fossero contrazioni, avvertivo solo un gran dolore ai reni. Ho resistito tutto il giorno, un po’ per pigrizia e un po’ perché non volevo perdermi il tennis in TV, ma soprattutto perché non avevo voglia di andare in ospedale da sola. Aspettai il mio compagno e solo quando arrivò lui decisi di farmi portare in ospedale.

Avevo le contrazioni alla 36esima settimana, mia figlia ci teneva ad uscire di culo, come i campioni di tuffi quando prima del doppio avvitamento si piegano su se stessi con la faccia attaccata alle gambe. Mi tennero ricoverata 24 ore per monitorare le contrazioni, poi un dottore molto simpatico, reduce dalla famosa serie SKY di Reparto Maternità decise di programmare il mio parto per il giorno 16 maggio 2011. Quando gli chiesi se ci fosse ancora speranza per un parto naturale, mi rispose con un : “solo nelle favole si girano all’ultimo momento”.

Ecco perfetto, addio parto naturale. Addio patata lacerata. Addio bestemmie all’ostetrica. Stavo dicendo addio a qualcosa che la mia mente aveva sempre immaginato come un racconto horror pieno di sangue e fluidi corporei. Un parto diretto da Tarantino e Rodriguez.

Quel lunedì di maggio mi portarono in sala operatoria, un’infermiera mi infilzò con un catetere urinario e mi beccai una bella anestesia spinale che ancora ricordo con amore. Mi tolsero gli occhiali quindi i miei ricordi sono doppiamente sfocati però ricordo ancora il bisturi che tagliò la mia carne e dopo pochi battiti di ciglia tirarono fuori questa cosetta tutta sporca. Urlava come una pazza, l’ostetrica che la prese per pulirla disse : “ Signò annamo bene, questa ha un caratteraccio!”. Io non capivo nulla, ero crocefissa su un tavolo operatorio, non vedevo niente a parte una tovaglia bianca davanti a me, desideravo solo abbracciare mia figlia. Invece me la fecero vedere solo un secondo, mi avvicinarono un piedino e lo baciai. Poi la portarono subito via ed io rimasi lì da sola con degli estranei che si davano da fare per svuotarmi e ricucirmi.

Lucilla è nata alle 11.56 del 16 maggio 2011 io potei abbracciarla solo alle ore 16.00 . Sono state le ore più lunghe della mia vita. In pratica l’avevano vista tutti, lei aveva già fatto la conoscenza di mani sconosciute ma non aveva sentito l’odore della sua mamma.

Forse è per questo motivo che ora siamo così attaccate, chissà. Di sicuro so che se dovessi avere un altro figlio non partorirò in quell’ospedale per nessun motivo.

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  1. Lapis1975

    Samuele una volta assunta la posizione confido seduto non si è mai più girato,nonostante tutti mi continuassero a dire:”guarda che fino all’ultimo…”,ma questo ultimo non arrivava mai e soprattutto di avvicinava a passi da gigante la data del cesareo programmato…e così arriva la tanto attesa,temuta,desiderata ora del ricovero. Un po’ come partire per un weekend,una borsa con l’essenziale,vestiti comodi,un saluto a mamma e papà con un “ci sentiamo domani”.Un pomeriggio eterno…quante passeggiate per mano al futuro papà lungo i corridoi dell’ospedale,quante circunnavigazioni del reparto…”ma perché non ci siamo portati le carte???”.
    Poi arriva l’ora,tarda,dei saluti (il mio futuro papà deve farsi un’ora di macchina per poi ritornare a distanza di pochissime ore),il reparto viene

  2. laura, manca il finale,,,

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