Una scelta, un percorso,una nascita intima e protetta a casa – parte prima

Torniamo per un attimo indietro: guardando alle origini si possono rintracciare sin nei primordi dell’umanità, quanto l’evento nascita sia stato fondamentalmente influenzato da riti e pratiche magiche, così come lo erano nell’antichità tutti i momenti importanti e inspiegabili della vita. I parti erano assistiti da donne affiancate da altre più esperte ed anziane.

Sebbene fin dall’antichità le donne partorivano accovacciate, sedute sulla sedia ostetrica o sulle ginocchia di un’altra donna, a partire del 1600 venne introdotto il parto a letto, con la donna supina, sdraiata sulla schiena affinché gli operatori potessero riuscire a “fare” di più.

Pur permettendo un’ottima visibilità al medico, tale posizione non tiene per nulla conto del fatto che esiste pur sempre una forza di gravita contro cui invece ci si oppone. E’ evidente che in questo modo non si facilita la donna che sta partorendo, né si favoriscono gli sforzi che si devono affrontare durante il travaglio e parto.

Ecco qua i primi sintomi di quello che ancora oggi è un modo di sentire quasi comune: consultare un medico è indice di serietà, al contrario l’uso di metodi “alternativi” (definiti così solo perché antitetici rispetto all’uso convenzionale/comune) è sempre più additato come segno di ribellione, tendente a mettere in discussione il sistema della medicina “ufficiale”…

Dopo l’estrema medicalizzazione del parto, dagli anni settanta si palesa la forte necessità di diventare protagoniste del proprio parto, di approfondire il contatto con il proprio bambino e di scegliere il luogo dove partorire ma soprattutto di ottenere maggiore potere decisionale all’interno delle istituzioni preposte, molte donne insieme ad altrettante ostetriche avviano un vero e proprio movimento di umanizzazione del parto. In risposta a queste esigenze, in varie città italiane incominciano a nascere i primi gruppi di ostetriche che si pongono come obiettivo quello dell’assistenza al parto a domicilio: insieme alle donne le ostetriche iniziano a formare associazioni, centri di informazione per riflettere sulle modalità di partorire e di assistere al parto, tutto ciò con lo scopo di rendere l’esperienza della nascita più umana e dignitosa.

Grazie alle lotte delle donne per le donne siamo arrivate al giorno d’oggi a percentuali quali per esempio 30-40% di parti a domicilio in Olanda o gravidanze interamente seguite da ostetriche  e quindi per nulla medicalizzate da un’infinità di esami al di fuori di quelli previsti sal sistema sanitario nazionale ma molto più controllate grazie alla continuità dell’assistenza e ad una relazione one to one ostetrica – donna.

I progressi della tecnologia e la medicalizzazione cosa ci fanno pensare? Non sarebbe forse più giusto fare opera di informazione, considerando l’aumento dei parti distocici e dei tagli cesarei nell’ultimo decennio, per cercare di mostrare a tutti quale sia la realtà e quale invece la distorsione di essa?

Dobbiamo educarci a prendere decisioni. Dobbiamo valutare i fatti, le alternative possibili, le conseguenze probabili a breve e a lungo termine e gli effetti delle nostre azioni. Dobbiamo essere capaci di porci in diversi punti di vista e di avvalerci di tutte le informazioni che gli esperti possono darci. Ma sta a noi prendere decisioni sulla nostra salute, sul modo in cui diventiamo vecchi e moriamo. Delegare queste scelte solo perché gli esperti “ne sanno di più” è delegare la responsabilità della nostra vita…
Sheila Kitzinger

La gravidanza è un passaggio molto importante nella vita di una donna, ed è fondamentale intraprendere un cammino di crescita personale, nella piena consapevolezza della magia e del mistero della vita.

Durante la gravidanza si affronta un percorso di riflessione e di confronto, per comprendere a pieno i propri sogni, aspettative e paure e allo stesso tempo è il momento per comprendere che ci sono modi diversi per viverli e affrontarli, proprio perché ogni donna è diversa, proprio perché il suo bagaglio d’esperienze è diverso.

Tappe fondamentali di questi percorsi sono segnate da corsi, quali per esempio di accompagnamento alla nascita o corsi di yoga, che vadano ad approfondire capacità intrinseche della donna quali l’ascoltarsi e l’ascoltare, imparare ad esprimere le proprie emozioni senza censure o pregiudizi e assecondare le esigenze del proprio corpo, ad avere fiducia nel proprio intuito e a potenziare le risorse individuali. Non si tratta di insegnare alla donna cosa fare o non fare, ma di accrescere la sua consapevolezza e gli strumenti utili per capire come si sente e cosa accade, a capire cosa desidera dall’esperienza della gravidanza e del parto e a gestirsi in modo libero e spontaneo durante il travaglio, a scegliere dove e con chi vuole partorire, a riconoscere la realtà e le aspettative della vita con il bambino.

L’approccio è quello di rendere la donna attiva e protagonista, portandola ad accettare il dolore come opportunità evolutiva e permettendole la piena e libera espressione delle proprie emozioni, così a vivere la nascita come una meravigliosa esperienza priva alcun pregiudizio. Seguendo questi principi fondamentali, la donna, assoluta protagonista dell’evento nascita, non è più passiva di scelte altrui ma attiva e con un maggior coinvolgimento emotivo con la presenza costante del partner. Da qui scaturisce, solitamente, la scelta di partorire in casa, una scelta che offre ad entrambi i genitori la possibilità di partecipare in modo attivo, responsabile e amorevole alla nascita del proprio figlio.

Il cammino del partorire in casa ha una base culturale molto profonda, i genitori si informano molto di più, studiano, leggono e parlano con altre coppie che hanno già partorito in casa arrivando a comprendere che l’obiettivo finale non è tanto il luogo, o il luogo a tutti i costi, quanto la qualità dell’esperienza globale di ogni donna e di ogni bambino, dell’assistenza che viene loro offerta, della loro attenzione e del loro primo, unico incontro. 1

Il parto a domicilio diventa così un’alternativa possibile e sicura per quella coppia che ne ha compreso ogni aspetto e che vuole vivere l’esperienza del parto nell’intimità e nella sicurezza della propria casa, considerandolo un evento naturale e un’esperienza di vita intensa e profonda. Questa scelta si inserisce nella ricerca di una migliore qualità di vita, partendo fin dal suo inizio.

In quest’ottica, la coppia ha il chiaro intento di mobilitare le proprie risorse personali per gestire autonomamente l’inizio di una nuova vita. Vi è quindi una maggiore sensibilità alla sfera cognitiva infatti i genitori si chiedono se e perché avere figli e quando decide di procreare vuole essere protagonista dell’evento con un’esigenza di coinvolgimento e di conoscenza dei bisogni affettivi del neonato, dei rapporti che si creano fin dalla nascita tra madre e figlio senza lasciare da parte la relazione padre-madre-bambino.

E’ importante quindi trovare il modo per partorire in una situazione che corrisponda ai propri bisogni, desideri e aspettative legate alla nascita del proprio bambino senza rinunciare alla tutela della salute.

Ma nonostante tutto questo, perché partorire in casa? I genitori che prendono in considerazione questa strada non sono dei “folli”, c’è chi lo fa per necessità (non sempre possiamo programmare tutto e talvolta il parto è più veloce di quanto ce lo aspettiamo), chi decide dopo una brutta esperienza ospedaliera o chi lo sceglie perché è sicuro che sia un’esperienza unica ed irripetibile.

L’intimità della propria casa, la familiarità e le persone care che si hanno attorno durante la nascita generano effetti rilassanti sulla partoriente che si sente a suo agio e rilascia ormoni che ne favoriscono il benessere. Un luogo dove la mamma sceglie la posizione più comoda nella stanza che trova più accogliente, in camera, salotto o nella vasca; un luogo nel quale si rifugia e si sente a suo agio in ogni momento e circostanza ma soprattutto un luogo che la rilassa e nel quale si sente al sicuro insieme al suo compagno.

La propria casa permette una tranquillità quasi unica senza interferenze esterne di alcun tipo a parte la presenza delle ostetriche con le quali però si crea nel tempo un rapporto di fiducia permettendo loro di non essere estranee alla coppia in un momento così intimo della loro vita. Professioniste con le quali si è creata una relazione profonda e che sono state scelte dai genitori e che quindi oltre a conoscere loro si sono rapportate molto anche con il bambino, conoscono i desideri ed i bisogni di entrambi. Forniscono una continuità nella loro assistenza che è iniziata in gravidanza e si concluderà molto dopo la nascita del bambino.  Le ostetriche sorvegliano il travaglio ed il parto con molta attenzione basandosi su un approccio globale alla salute, offrono un’assistenza che prevede non solo competenze clinico sanitarie, ma anche relazionali, in modo da offrire, accanto all’assistenza clinica, accoglienza e sostegno. La donna è quindi libera di vivere a pieno la sua esperienza senza preoccuparsi di un tempo predefinito oltre il quale è pericoloso andare poiché ogni parto ha un tempo proprio! Una donna non può avere tempi prestabiliti: non siamo macchine con un timer. Bisogna rispettare i tempi di una mamma e del suo bambino facendo sempre attenzione a rimanere nella fisiologia perché è solo così che non si sentirà giudicata e sotto pressione man mano che il tempo passa.

«Il parto non è altro che un processo di apertura interiore del corpo e contemporaneamente emozionale. Per potersi aprire e lasciare andare, bisogna sentirsi al sicuro. Oggi il senso di sicurezza è spesso proiettato all’esterno: la sicurezza è il farmaco, è l’esperto che mi dice ciò che devo fare, è la struttura, è la tecnologia. Molte donne hanno interiorizzato questi aspetti, legandoli al senso di sicurezza, e ne sentono il bisogno. Altre persone cercano, invece, un senso di sicurezza nelle loro risorse, si fidano di sè stesse e si sentono più sicure in un ambiente in cui possono stare con sé stesse o circondate da persone di cui si fidano. La vera questione sta proprio nel “senso di sicurezza” che una donna ha, che può essere spontaneo o acquisito attraverso l’educazione, il sapere, l’informazione».

Verena Schmid

Alessandra Parisi

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