Il tema del mese: il parto (seconda puntata)

Eccoci al nostro secondo appuntamento con il tema del mese (il primo, sul parto naturale, lo potete leggere qui), ovvero la nascita. Stavolta parliamo di una nascita iniziata in un modo e finita in un altro: un parto naturale spontaneo finito in un cesareo d’urgenza. Capita, purtroppo. Seguiamo il racconto della nostra @Ombrosa, poi aspettiamo i vostri!

Se devo definire il mio parto, non posso che definirlo un insuccesso, almeno finché non ho incontrato gli occhi di mio figlio per la prima volta. Vorrei evitare di spaventare stuoli di partorienti e quindi mi limiterò a dire che, dopo trenta ore di travaglio senza la minima dilatazione ma con dolori spaventosi, senza nessuno che mi degnasse di un minimo di attenzione, finalmente il destino ha voluto che cambiasse il turno e che arrivasse un’ostetrica che ha salvato la vita a mio figlio.

Ero di quelle persone assolutamente ottimiste riguardo a come sarebbe andato il mio parto ed ero tranquilla nel recarmi nel piccolo ospedale della mia città a partorire, perché ritenevo che il parto sarebbe filato liscio, vabbè, certo, avrei partorito con gran dolore, come da profezia biblica, ma finita lì. Invece ho seriamente rischiato di perdere mio figlio, a causa di un cordone ombelicale intorno al collo e un reparto da dieci parti al mese che, in una notte, aveva cinque travagli in corso, con una sola ostetrica e una sola ginecologa presente e due soli strumenti per monitorare i battiti.
E’ finita che grazie all’esperienza di quest’ostetrica che per fortuna aveva sostituito la precedente, la quale mi aveva detto simpaticamente detto che le mie contrazioni erano psicologiche e che potevo firmare per tornare a casa, nel giro di qualche minuto mi sono trovata in sala operatoria con la ginecologa che cercava affannosamente i battiti di mio figlio, senza trovarli, e cambiava colore dal cinereo al fucsia e un anestesista che non arrivava, perché negli ospedali piccoli la sala operatoria di notte è chiusa. Rivivere quei momenti mi fa stare ancora molto male, nonostante poi sia andato tutto bene e Lorenzo mi abbia fatto sentire presto la sua voce incazzata, prima volta di innumerevoli altre.

Il momento più bello della mia vita è stato quello in cui, da una barella, di ritorno dalla sala operatoria ho visto alla fine di un corridoio scuro e deserto mio marito che teneva in braccio un fagottino in un lenzuolo verde, spuntavano solo occhioni enormi e neri che scrutavano il mondo e lì ho dimenticato tutto e ho pianto e riso per un’ora di seguito.

Mi è capitato e mi capita ancora di sentirmi in colpa per non essere stata capace di partorire, quasi una donna a metà, forse è stupido ma mi sono chiesta se ho avuto davvero una responsabilità in quello che è successo come, all’epoca, mi ha detto quell’ostetrica con la sua maglietta rosa e la sua aria di disprezzo.

Ad agosto ho avuto un altro bambino e nei mesi dell’attesa mi sono confrontata con la possibilità di fare un parto naturale: alla fine ho scelto un cesareo programmato (ricordate? ne ho parlato qui) nel miglior ospedale del Piemonte e ho affrontato la nascita di Leonardo con più tranquillità e senza che un’ostetrica e la sua maglietta rosa mi facessero sentire meno madre per questo.

Annunci

  1. Grazia

    Sto leggendo un libro interessantissimo che si chiama “Di mamma ce n’è più d’una”, di Loredana Lipperini. Tra le altre cose, parla anche di parti, delle difficoltà che ancora si incontrano in Italia al momento della nascita, di come si pensi che il parto sia un “atto naturale” al 100%, mentre invece è un “atto medico”, come il tuo post ricorda.
    Io ho partorito con cesareo d’urgenza alla 31a settimana, in un’ora e mezza: non mi poteva andare meglio perché sono stata portata subito al Sant’Anna, vicino casa mia, dove avrei comunque dato alla luce il mio bimbo. Non tutti abitano vicino ad un ospedale dove nascono migliaia di bimbi all’anno, in tutte le condizioni, con un’eccellente terapia intensiva neonatale al piano di sotto. Da qui l’importanza di avere in ogni punto nascita, per piccolo che sia, un anestesista sempre presente e la possibilità di avere l’epidurale.
    Evidentemente chiediamo tanto. Il gap tra nord e sud è spaventoso, e i fondi per ottenere questi risultati, come anche per fare informazione, divulgazione, corsi pre-parto ecc ecc… finiscono in qualche tasca eccellente o sono sprecati miseramente.

  2. Pingback: Il tema del mese: il parto (terza ed ultima puntata) |

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: