Il lavoro quando non c’è

Quando ti impegni in un percorso a lunga scadenza come quello di un Liceo e dell’Università, quello che ti aspetti è di arrivare da qualche parte, di attingere ad un livello socio-culturale che preveda alcuni elementi di base, tutt’altro che banali:

il_lavoro_quando_non_C'è

1. ottenere un lavoro conforme al livello di istruzione conseguito.
2. potersi permettere una casa (possibilmente non in condivisione, dopo i 25 anni)
3. potersi comprare un computer
4. potersi permettere alcuni (o molti) “vizi” (libri, cinema, uscite, scarpe etc..)
5. potersi permettere uno o più figli

Non sono qui a darvi la notizia dell’anno: sapete già tutti benissimo che queste cose, che fino a 15 anni fa suonavano banali, non sono appannaggio della maggior parte dei neo e vetero laureati degli anni ’10.

Prendete la sottoscritta: non ho propriamente brillato nè al liceo nè all’Università, tuttavia mi sono sempre distinta per un certo spirito di iniziativa.
Ho passato un anno da exchange student negli Stati Uniti quando avevo solo 16 anni, e ho così imparato l’inglese da “quasi madre lingua”, dopo anni e anni passati ad indagarlo attraverso le canzoni rock che mi piacevano da adolescente.
Sono andata a Lisbona per condurre ricerche su una tesi di laurea di cui, prima di partire, non esisteva neanche il progetto: sono andata a cercarmela là. Ho imparato così il portoghese e scoperto una cultura ed un Paese meravigliosi, in cui avrei persino voluto impiantarmi.

Poi, per passione o per forza, mi sono iscritta alla Scuola del Cinema e finalmente mi sono sporcata le mani con qualcosa di “pratico”: ho imparato un mestiere.

No, spiacente di deludervi, non sono entrata nel dorato mondo Hollywood, e nemmeno di Cinecittà: mi sono limitata a lavorare su spot pubblicitari, anche piuttosto importanti e ambiziosi, ma pur sempre mega marchette su celluloide.

A quel punto mi sentivo arrivata, avevo il mio posto nel mondo. Ero una Producer e case di produzione, agenzie e studi di post produzione sarebbero state casa mia, per sempre.

O invece no?

C’era un fattore che non avevo calcolato, una sorpresa riservata a moltissime donne, ho scoperto a posteriori: una cosa che non pubblicizzano in tv insieme ai pannolini ed agli omogeneizzati.

Il fatto che, una volta avuta la mia prima figlia, la Dodo, sarei stata tagliata fuori.

Sforbiciata secca e via: “Guarda, non ho soldi, non ti posso riassumere“.

Era il 20 Dicembre 2010, avrei dovuto rientrare al lavoro da lì a 20 giorni, in un’azienda dove avevo passato un anno e mezzo (con contratti a tempo determinato che cominciavano il 25  e terminavano il 5 Agosto dell’anno successivo: giusto in tempo per ridurre drasticamente le spese dell’azienda nelle due pidocchiosissime settimane di chiusura estiva).
Il mio capo, l’Orco dagli Occhi Verdi (occhi di cui si pavoneggiava, neanche avesse 14 anni), mi comunicava senza mezzi termini che non sarei rientrata ad occupare il nuovo ruolo che mi aveva prospettato, meno isterico e impegnativo di quello di producer ma comunque necessario.
Necessario almeno fino a che non lo è stato più.

Mi sono ritrovata così in un limbo in cui sono sprofondata più o meno per 3 anni.
Ho capito che la via per un lavoro nuovo, con il fardello ingombrante di cui mi ero dotata (un marito, una figlia e la prospettiva di nuove possibili gravidanze, suggerita dai miei 30 anni), non sarebbe stata semplice e soprattutto non sarebbe passata per un ufficio delle risorse umane: avrei dovuto trovarmi da sola un modo di conciliare la mia nuova vita con il mio nuovo lavoro.

Ci sono voluti tre anni ed una depressione bianca: quello di cui non si parla, sono gli effetti sulla psiche di chi rimane fuori, e sono devastanti, ve lo assicuro.

Non è facile riscrivere all’improvviso le aspettative di una vita: non è facile per un giovane che esca dall’Università e trovi la situazione che ha trovato la mia generazione (sono del 1979), e non è facile per una neo-mamma che rientra al lavoro e scopre che il lavoro non c’è più, o, se c’è, che è tutto cambiato. Che deve dare di più, che deve dimostrare più di quanto debba fare chiunque altro, perché tutti si aspettano da lei che faccia finta che non è cambiato niente nella sua vita, quando invece tutto il suo mondo ha subito una rivoluzione.

La forza delle donne sta nel fatto che sanno reinventarsi e non sono avvezze a stare a piangersi addosso, quasi tutte.

Quante ne ho conosciute che, finite le lacrime, si sono reinventate, si sono rimesse in gioco: hanno investito del loro tempo e della loro energia per riconquistare a buon diritto quanto era stato loro tolto a tradimento.

Quando le cose non vanno come ti aspettavi, puoi sempre riscrivere le aspettative.
Quando le prospettive sono basse, o persino nulle, invece di puntare su quello che è conveniente, che è opportuno, puoi iniziare a puntare su quello che ami davvero, e riscoprire i talenti che la ragione ti ha fatto lasciare indietro in virtù della convenienza.

E attraverso i tuoi talenti, intanto ritrovi te stessa, e poi magari trovi persino un lavoro.

Silu1979

Annunci

Informazioni su Silvia

Sono un'ex film-producer, una cantante (che nessuno ha mai sentito cantare), una scrittrice di storie (che nessuno ha mai letto) e una mamma di femmine. Ho sempre una serie di progetti, qualcuno arriva persino in porto. Un giorno tutto questo sarà mio.

  1. Che bella dose di ottimismo e speranza…riscrivere le aspettative. Ne farò il mio mantra…

  2. Ti capisco benissimo. Ho vissuto una situazione simile. Anzi forse più dura. Sotterfugi, cattiveria gratuita e subdola. Poi ho fatto le mie scelte. Forse forzate, o forse dettate dalla mia intimità. Non mi pento. Ho sinceramente ritrovato qualcosa di me. Grazie a mio figlio ❤

  3. Gloria Miyazawa

    Ho 28 anni. Mi sono sposata e sono rimasta incinta a metà specialistica e mi sono laureata con un pancione di 7 mesi del secondo bimbo col massimo dei voti e la lode. In ingegneria informatica. Quando Vado ai colloqui sembro l’ultima stronza, mi hanno fatto sentire come se la laurea l’avessi trovata nelle patatine. È vero per chi resta fuori gli effetti psicologici sono devastanti. Spero di trovare il coraggio di reinventarmi.

  4. Pingback: Un nuovo lavoro, un nuovo modo di vivere. |

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: