Pedofilia

PEDOFILIA: come proteggersi.

Inutile negarlo, è una realtà drammatica e come tale va affrontata, credo che il primo passo sia quello di parlarne, piuttosto che negarne l’esistenza. Si tratta di un fenomeno complesso e purtroppo ampiamente diffuso che richiede una chiara informazione per poter essere prevenuto. La famiglia e la scuola in particolar modo rivestono un ruolo importante per quanto riguarda le strategie da adottare per proteggere bambini e adolescenti, educandoli a “difendersi”. Eviterò di proposito di descrivere cos’è la pedofilia, visto che in essa sono contenute implicazioni psicopatologiche e nel contempo legali, non sovrapponibili. Inoltre, viviamo in un mondo “tecnologico” in cui tutto ormai avviene tramite internet. Anche i pedofili si servono della rete per soddisfare la propria sessualità deviante. L’web ha di certo favorito il reperimento di materiale pedopornografico e aumentato la possibilità di entrare in contatto con bambini e adolescenti interagendo con loro. Non è importante tanto il fatto che esistono diverse tipologie di pedofili quanto il fatto che il risultato è sempre lo stesso. Materiale osceno che circola “liberamente” alla mercè di tutti, e ancora peggio i commenti positivi, quasi di ammirazione. Come agiscono? Prima di tutto cercano di istaurare un’amicizia, talvolta arriva da parte loro la richiesta di foto. Tentano di manipolare il minore cercando di avere informazioni sulla sua vita privata. Indagano interrogandolo sul controllo da parte dei genitori fino ad arrivare a creare una sorta di intimità che spinge il minore a confidarsi. L’ultima fase riguarda conversazioni di tipo sessuale sempre più esplicite e incoraggiamenti volti a soddisfare le proprie richieste. Non è facile riconoscerli, a volte si tratta di persone insospettabili, rispettabili e ben integrate nella società, risultano dolci, premurosi e affidabili.

La domanda che tutte vi starete ponendo è: “sono pericolosi per i nostri figli?” SENZA DUBBIO!

Come proteggerli? La prevenzione primaria parte dal contesto familiare che dovrebbe mettersi in una posizione di “ascolto” del bambino, per comprenderne i bisogni durante le differenti fasi evolutive. Ascoltare ogni loro curiosità, dubbio o paura permette di offrire loro risposte adeguate. Deve essere aiutato a riconoscere le emozioni, esprimerle e gestirle in modo che sappia riconoscere una situazione di difficoltà e possa chiedere aiuto. I genitori devono creare una condizione per cui i propri figli si sentano liberi di condividere le loro preoccupazioni.

I genitori possono e devono interessarsi alle attività che svolgono i propri figli, conoscere le persone e i luoghi che frequentano. È importante prestare attenzione mentre giocano o fanno i compiti, mentre guardano la tv. Anche se il tempo a disposizione può essere poco, è utile cercare momenti per stare insieme. Non bisogna sottovalutare i piccoli cambiamenti che avvengono nel loro comportamento soprattutto se improvvisi, è il modo per accorgersi se qualcosa li turba. Si può spiegare loro alcune “regole” come ad esempio non accettare inviti da parte di sconosciuti, informare i genitori se c’è qualcuno che gli offre dei regali o gli chiede di mantenere dei segreti.

Inoltre è importante trasmettere ai bambini alcuni concetti in modo che arrivino alla consapevolezza del proprio corpo, alle sensazioni positive e negative, al suo linguaggio.

Riconoscere la dimensione corporea è alla base di uno sviluppo armonico della personalità, oltre
importante tramite per la relazione con gli altri. Per il loro benessere occorre che sperimentino la sicurezza degli affetti attraverso il corpo, devono capire che gli altri hanno il dovere di rispettarlo, che esistono alcune parti del corpo intime che vanno protette.
Talvolta i bambini non riconoscono sempre se un palpeggiamento è appropriato o meno, va spiegato loro che non va bene permettere a qualcuno di guardare o toccare le loro parti intime, o di accettare di guardare o di toccare le parti intime di qualcun altro. Un dialogo aperto e diretto fin dalla più tenera età sulla sessualità e le “parti intime”, utilizzando i nomi corretti per i genitali e le altre parti del corpo, aiuterà i bambini a comprendere quello che non si deve fare.
Lo sviluppo di competenze affettive e la capacità di riconoscere sensazioni ed emozioni aiuterà il
bambino a difendersi in alcune situazioni.
I bambini possono essere aiutati a identificare la loro volontà e rinforzati nella loro capacità e nel
loro diritto di dire “Sì” ad alcuni gesti e “No” ad altre forme di contatto e di relazione, esprimendo disapprovazione e rifiuto. I bambini possono così imparare ad accettare gli stimoli che rispettano il loro benessere e opporsi a stimoli che li turbano. Si deve insegnare ai bambini a dire “No”, immediatamente e con fermezza, a contatti fisici inappropriati, a fuggire da situazioni a rischio e a parlarne con un adulto fidato. Questo “No” può essere detto anche ad un adulto, sebbene ciò possa risultare comprensibilmente difficile per un bambino, soprattutto nei casi in cui l’adulto eserciti su di lui un particolare ascendente. Il bambino deve sapere che ha il diritto di rifiutare qualsiasi cosa lo faccia sentire male, lo impaurisca o che percepisca come sbagliato. Spesso per i bambini la dimensione del segreto è importante, soprattutto nel rapporto con i coetanei, condividere un segreto con un amico crea complicità, rafforza il rapporto e lo rende esclusivo.
È però necessario che i bambini capiscano la differenza tra segreti che fanno sentire bene e non
creano disagio e segreti che riguardano qualcosa che li fa stare male o li rende infelici, o ancora segreti che vengono imposti attraverso la minaccia o promettendo qualcosa in cambio. Se il bambino ha il diritto di tenere per sé i primi, è importante che parli con i genitori o con un
adulto di cui si fida di quei “segreti” che riguardano episodi spiacevoli e che causano tristezza e
disagio. La dimensione del segreto è particolarmente forte nell’abuso sessuale e nella pedofilia, dato che spesso l’abusante impone al bambino di non riferire a nessuno quanto è accaduto, facendo leva sull’ingenuità del bambino e sul rapporto di fiducia instaurato con lui.
Gli adulti devono cercare di evitare di creare tabù intorno alla sessualità e accertarsi che i bambini
sappiano a chi rivolgersi se sono preoccupati, ansiosi o tristi. I bambini possono avere la sensazione che ci sia qualcosa di sbagliato. Spetta agli adulti essere attenti e comprendere i loro
sentimenti e i loro comportamenti, insegnandogli a riconoscere eventuali situazioni di pericolo e ad individuare le persone che possono aiutarli, evitando nel contempo di indurre una generica paura degli adulti.

Internet è una grande ricchezza: si può comunicare senza limiti di spazio e di tempo, oltre ogni
confine geografico e culturale, ottenere tutte le informazioni che si desiderano, contattare nuovi
amici. Ma è necessario tutelarsi per evitare situazioni e incontri spiacevoli. Come abbiamo visto,
alcuni adulti tentano di adescare bambini e adolescenti su Internet, possono suggerire di non dire nulla a nessuno, il loro obiettivo può essere quello di portare avanti una relazione fino al punto in cui possono iniziare conversazioni o scambi di foto o video a sfondo sessuale. E’ evidente come questi soggetti siano particolarmente abili nel convincerli a mandare loro foto, a spogliarsi davanti ad una web-cam o a desiderare di incontrarli, facendo leva sul bisogno di attenzioni, sul desiderio di apparire e sulla carenza di autostima tipici di questa fase evolutiva, talvolta si fingono coetanei innamorati o fotografi di moda con il lasciapassare verso il mondo delle celebrità. Spesso, infatti, nel conversare online con bambini e adolescenti, individui che in realtà sono maschi adulti si presentano, grazie all’anonimato garantito dalla rete, come donne o adolescenti, per conquistare più agevolmente la fiducia dei ragazzi. Una volta raggiunto il proprio obiettivo (ad esempio, ottenere delle foto) spesso questi adulti possono interrompere definitivamente i contatti. Questo tipo di esperienza può far sentire il bambino o l’adolescente umiliato o essere per lui fonte di vergogna, in quanto apparirà chiaro che la motivazione alla base della relazione intrapresa era solo di natura sessuale. A ciò può aggiungersi il disagio derivante dal sospetto che l’altra persona con cui il bambino o adolescente era entrato in confidenza potrebbe non essere realmente chi aveva detto di essere. I ragazzi potrebbero a questo punto realizzare di aver inviato del materiale personale a degli sconosciuti non potendo più controllarne il destino online, ma essere troppo spaventati per parlarne con un adulto, nel timore di essere puniti dai genitori per quanto accaduto.
È molto importante, invece, che i genitori siano consapevoli sia delle potenzialità che dei rischi
di Internet. La Rete è come una grande città, ma, così come un buon genitore si preoccupa di proteggere il proprio figlio non lasciandolo uscire da solo, insegnandogli a guardare bene prima di
attraversare la strada, allo stesso modo dovrà preoccuparsi di non lasciarlo solo in questo mondo
virtuale, dove può incorrere in pericoli che invece sono reali. Non è possibile vietare Internet, e
non sarebbe nemmeno giusto. Con le dovute accortezze, è uno strumento che offre grandi opportunità. Per questo, educare ad un uso corretto di Internet è meglio che vietare. Soprattutto in caso di bambini più piccoli, è necessario usare dei software di protezione per monitorare l’uso che viene fatto di Internet e verificare la “cronologia” dei siti web visitati. Si può parlare apertamente e onestamente del rischio di imbattersi durante le attività online in potenziali malintenzionati. superare l’imbarazzo significa dimostrare loro che non debbono vergognarsi a chiedervi informazioni su tale argomento e a confidarvi eventuali “brutti incontri”. Inoltre si può insegnare loro a bloccare chi li infastidisce, e a non fornire dati personali (nome, cognome, età, indirizzo, numero di telefono, nome e orari della scuola, nome degli amici, ma anche indirizzo e-mail, proprie foto) che possono renderli facilmente individuabili. Mostrate ai vostri figli di essere sempre disponibili ad ascoltarli e fate capire loro che non è mai troppo tardi per riferire se qualcuno o qualcosa, durante la navigazione, li ha turbati, o li ha messi a disagio, senza il timore di essere giudicati o puniti, perché solo così potranno evitare di imbattersi in pericoli ancora maggiori.

I genitori non devono aver paura di parlare di questo “fenomeno” coi propri figli, chiedetegli se ne hanno mai sentito parlare, è necessario affrontare l’argomento in maniera tranquilla e non inquisitoria, questo li aiuterà i vostri figli a capire meglio i rischi connessi al fenomeno,
riducendone i molteplici rischi.
Le conseguenze negative non sono solo a livello legale. Provate a pensare al danno psicologico
e alle conseguenze emotive

Ci sono dei numeri telefonici creati apposta per i bambini e che posso chiamare per
avere consigli o per parlare con qualcuno se dovessero trovarsi in situazioni spiacevoli
E’ importante informare i bambini e i ragazzi dell’esistenza del numero gratuito di Telefono Azzurro1.96.96 e del numero gratuito 114 Emergenza Infanzia, che possono chiamare ogni volta
che si trovano in una situazione di disagio, di pericolo o semplicemente per parlare con qualcuno
di cosa è accaduto loro. I bambini e gli adolescenti devono sapere che 24 ore su 24 ci sono
persone disposti ad ascoltarli.

Può darsi che non riusciremo ad eliminare questi “mostri”, troveranno il modo di continuare ad esistere anche in seguito a segnalazioni ecc. Ma il non far nulla li rende più forti, imbattibili, per cui, muoviamoci, nel nostro piccolo, tutti insieme. Se non altro per insegnare ai figli “di tutti” ad evitare pericoli di questo tipo. Non serve a niente “lavarsene le mani”, la convinzione del “tanto non possiamo farci nulla” fa solo più comodo, ma non è efficace!!! Un “contributo” è sempre meglio dell’arrendersi, se non altro per urlare a gran voce “NO!” piuttosto che stare in silenzio.

Cloude du Mont

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