Prime difficoltà scolastiche

Ecco, poi ci sono giorni più difficili di altri.
Giorni in cui accompagni i tuoi figli a scuola e il piccolo ti dice “non voglio stare qui, voglio tornare a casa”. Qualcosa che in situazioni normali bolleresti come un capriccio e tratteresti come tale. Qualcosa che ora invece ti frantuma.
Come capire cosa c’è dietro, ora?
Sono rimasta venti minuti, l’ho rassicurato, gli ho spiegato a cosa serve la scuola e tutto quello che la scuola lo metterà in grado di fare. Sono entrata in classe con lui in modo che lui mi vedesse a mio agio in quell’ambiente, che capisse che è un posto che mi piace.
Capisco il suo bisogno di essere rassicurato, lo capisco e mi distrugge, ma se lo riportassi a casa (come il mio istinto primario mi urla di fare) non farei il suo bene, non lo aiuterei a riconquistare una fiducia dell’ambiente scuola, nella figura delle maestre.
L’aiuto-maestra è venuta incontro a mano tesa, come a dire “ora lo prendo io”, le ho detto un istintivo e duro e secco “NO”, poi mi sono resa conto che ‘sta poveraccia non aveva colpa per le nostre disavventure precedenti e con calma le ho detto “il bimbo l’anno scorso a scuola è stato picchiato e convinto che io non potessi dargli i baci di cui aveva bisogno, è un bimbo traumatizzato”, lei ha fatto una faccia sconvolta e ha fatto i passi indietro che hanno rassicurato sia Valerio che, fondamentalmente, me.
Quando è suonata la campanella Valerio, più tranquillo anche se decisamente non felice, mi ha detto di andare perché “gli adulti non possono stare qui dopo il suono della campanella”, ci siamo dati la nostra “scorta di baci”, ci siamo salutati con la mano e sono andata via, senza girarmi troppo.
Appena fuori ho pianto. Io.
Per lo schiacciante senso di colpa per non aver capito, l’anno scorso.
Per la paura che possa accadere di nuovo.
Per il dover fingere, davanti a mio figlio, una fiducia che ancora non ho e non posso avere ma la cui evidente mancanza farebbe soffrire lui per primo.
Per la mia inadeguatezza e la mia fallibilità.
Per tutta una serie di cose che si sono depositate sul cuore e non sono ancora capace di mandare via, se mai lo sarò.
Poi mi sono fatta forza e sono tornata a casa.

È dura, per ora. E devo essere forte anche per lui, che forte non è perché è un bambino.
A volte mi chiedo: a chi posso chiedere di essere forte anche per me?
Forse l’essenza di diventare grandi prima e genitori poi, sta proprio nel non poter più demandare la propria forza ad altri.
Com’è difficile, crescere.

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Informazioni su cescar76

Architetto per scelta, mamma a tempo pieno, scrittice per passione, blogger per divertimento, artista per vocazione, vivo felice nella mia Tana Africana con un Marito Paziente e due Patati che adoro.

  1. Non accadrà di nuovo. Perché nei tuoi occhi c’è tutto il tuo cuore, che guarda meglio e oltre. Sei un’ottima madre, i tuoi figli sono fortunati. Asciuga quelle lacrime (sacrosante) e vai avanti, noi siamo tutti con voi.

  2. Il mondo è brutto. E’ tanto brutto.
    Le tue scorte di baci sicuramente lo aiuteranno, oggi e per sempre nella sua vita.
    Un giorno lui dimenticherà tutto. Tu, sono certa, non dimenticherai mai.
    Un abbraccio
    Sil

    • Sono assolutamente consapevole che io non dimenticherò mai, spero lui ci riesca, anche se temo che certe ferite, certe perdite di fiducia, siano dei segni indelebili: magari si cicatrizzano, ma il segno resta. 😦

  3. Laura Borgiani

    Hai ragione,Fra, è proprio difficile crescere e non si finisce mai

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