Perché ho scelto Montessori

Perchè_ho_scelto_Montessori-1Quest’anno la Dodo, la mia figlia più grande, è passata alla scuola materna.
Esattamente un anno fa, incinta di 8 mesi, iniziavo così a chiacchierare con le altre mamme del parco e a fare ricerche in internet per saperne di più sulle scuole, di zona e non.

Scegliere la scuola di fronte a casa rappresentava una grandissima tentazione, lo devo ammettere, specialmente alla luce del fatto che avrei avuto un’altra bambina da gestire, da sola, ogni mattina.
Ma poi mi sono ricordata della me adolescente che viveva in campagna con la smania di scappare via, e del perché scelgo tutti i giorni di vivere in una grande città con le opportunità che offre, e mi sono detta che valeva la pena di fare un piccolo sacrificio mattutino, e di andare a cercare una scuola di cui essere entusiasti.

E così sono andata a cercare la Montessori più vicina, e quando l’ho trovata me ne sono innamorata e non avrei più potuto ripiegare sulla scuola davanti a casa, solo per pigrizia. Oggi siamo al terzo giorno di inserimento, ancora giocano soltanto e li si va a prendere presto.
Continuo ad essere entusiasta e anche se è presto per fare bilanci devo dire che l’aria che si respira da insider, parlando con le mamme dei bimbi più grandi, promette benissimo.

Delle teorie pedagogiche montessoriane mi ero interessata quando ero incinta per la prima volta e mi aveva affascinata la storia di Maria Montessori quando ho visto il film per la tv interpretato da Paola Cortellesi.
Non sono la persona più adatta a spiegare la natura del metodo e la sua filosofia pedagogica, ma quello che posso fare è raccontarvi perché ho scelto questa scuola. Naturalmente le mie sono solo considerazioni personali, da mamma, e non da specialista, quindi prendetele per quelle che sono.

(intanto questo è il link alla pagina Wikipedia dedicata al metodo)

Perchè_ho_scelto_Montessori-2SIAMO TUTTI SULLO STESSO PIANO, ANCHE SE SIAMO TUTTI DIVERSI.

Parto con un aneddoto: questi primi giorni di scuola sono dedicati al gioco, in cortile, specialmente per i più piccoli che così hanno potuto fare la conoscenza di maestre e compagni, consumandosi sulle giostre del giardino. A un certo punto ho sentito una bambina dire: “Io sono più brava di lei!”, riferendosi ad una compagna che come lei si arrampicava su una giostina. La maestra è intervenuta e le ha detto “Non sei più brava, sei brava come lei. Siete uguali. Proprio uguali”.
La cosa interessante è che questo messaggio, di cui immagino si facciano portatrici tutte le maestre di ogni genere di scuola, grazie al metodo Montessori, passa chiaro ma non a discapito del riconoscimento delle peculiarità del singolo individuo.
Dunque sarebbe meglio dire: siamo tutti sullo stesso piano, anche se siamo tutti diversi.
Che poi è esattamente ciò che dovremmo ricordare ogni giorno specialmente noi adulti.

 

PAZIENZA E RISPETTO

Non ci sono lezioni frontali in queste scuole: ogni bambino lavora individualmente e seguendo il suo ritmo e i suoi interessi. Questo non significa che regni un’allegra confusione, né che non ci siano regole.
Le regole ci sono, sono poche ma vanno categoricamente rispettate, senza eccezioni: si aspetta il proprio turno per usare i materiali scolastici (c’è un solo esemplare di ogni materiale), non si disturba il lavoro degli altri.
Pazienza e rispetto: a mio avviso queste sono le fondamenta su cui dovrebbe costruirsi ogni individuo che voglia avere un suo posto nel mondo senza calpestare gli altri.

UN SERENO CLIMA DI LAVORO

La prima volta che siamo entrati in questa scuola, in visita, ci siamo stupiti del gran silenzio che regnava nella struttura, relativamente piccola rispetto ai 100 bambini che accoglieva.
Non volava una mosca.
Quando siamo entrati nelle classi (che per altro non sono chiuse, ogni bambino si può spostare da un’aula all’altra liberamente) i bambini non ci hanno degnati di uno sguardo, neanche fossimo fantasmi. Era un momento di lavoro ed erano tutti molto concentrati sul proprio: chi allineava cubi, chi scriveva il proprio nome, chi guardava il vicino senza fare assolutamente nulla, ma in silenzio.
Ci siamo domandati: “Ma sono felici questi bambini?”.

La domanda, ci siamo resi conto dopo aver visitato tre o quattro scuole di questo tipo, non era pertinente: felicità e confusione non sono sinonimi, neanche se si tratta di bambini. Se avete figli, sapete bene che il silenzio è sinonimo di attenzione: quando sono concentrati a fare una cosa che interessa loro (tipicamente una marachella) regna uno “strano” silenzio in casa. Quindi, a ben pensarci, cosa ci sarebbe di strano nel fatto che in una scuola, dove i bambini stanno lavorando, regni il silenzio?
Niente, ma non siamo abituati.
Entrando in una materna ci si aspetta di sentire una maestra che, con tono di voce alto e squillante, cerca di concentrare l’attenzione di 20, 30 bambini verso il medesimo argomento, la medesima attività e loro si distraggono, divagano, chiacchierano, vanno richiamati.
In questa scuola non si urla, si parla e sottovoce, se gli altri stanno lavorando, e la cosa è possibile perché nessuno viene costretto a interessarsi a qualcosa contro la sua volontà.
Si aspetta: prima o poi tutti arrivano a tutto. E se non lo fanno gli si offre uno stimolo, gli si fa una proposta, e si aspetta ancora. Si rispettano i ritmi di ognuno e così tutti fanno una cosa diversa, e non esiste il concetto di più bravo, più veloce, più intelligente.

I bambini sono spugne, sono programmati per apprendere, non per rispondere alle nostre aspettative quando e come vogliamo noi. Quello che mi piace di questo metodo è che il bambino sia libero di scegliersi il suo modo e il suo tempo per imparare, tramite strumenti semplici, pensati apposta per lui (i famosi “materiali”).

LA CASA DEI BAMBINI

Perchè_ho_scelto_Montessori-3Infine l’ambiente: la scuola materna Montessori si chiama “Casa dei Bambini”. Ed è proprio quello che è.

Non c’è arredo né suppellettile che non sia a misura di bambino. Nelle scuole materne è ormai diffuso l’uso di banchi, sedie e scaffali a misura, ma qui oggetti a misura di adulto non sono proprio mai entrati.
Non esistono sedie, scrivanie né attaccapanni per le maestre. Sembra un regno di Lilliputh all’interno del quale le maestre si muovono come dei giganti, e sono loro ad “abbassarsi” al livello dei bambini, non viceversa. Siamo noi adulti ad essere fuori posto fra quelle mura dove tutto è scomodo per noi (persino le panchine, nel giardino) perché è troppo piccolo.

I bambini apparecchiano la tavola, sparecchiano, servono in tavola, piegano le tovaglie. Come potrebbe essere altrimenti? Un adulto sarebbe goffo ed inefficace in mezzo a quei tavolini lillipuziani.
Si chiama “vita pratica”, e fa parte dell’insegnamento.
L’esercizio della manualità ha una grande importanza in questa scuola, sia quando si applica a lavori pratici, sia quando si produce in giochi minuti e ripetitivi come i bottoni, i nodi, i travasi e chi più ne ha più ne metta. Cose atte a sviluppare il movimento fine delle mani, che servirà loro per scrivere, prima, e poi per tutto il resto, nella vita.
E poi ci sono un sacco di colori, in questa scuola: dai colori delle pareti a quello delle panchine. Dai colori dei materiali a quelli dei grembiuli.

Per ora abbiamo appena cominciato e sicuramente parlo sull’onda dell’entusiasmo, ma penso davvero che non servirebbero più gli psicoterapeuti se tutte le scuole funzionassero così, dall’asilo fino all’università.
E pensare che la Montessori è stata ed è molto più apprezzata all’estero che in Italia, casa sua.

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Informazioni su Silvia

Sono un'ex film-producer, una cantante (che nessuno ha mai sentito cantare), una scrittrice di storie (che nessuno ha mai letto) e una mamma di femmine. Ho sempre una serie di progetti, qualcuno arriva persino in porto. Un giorno tutto questo sarà mio.

  1. Hai descritto cose molto belle e che dovrebbero appartenere ad ogni scuola, ma ancora non colgo la diversità data dal filone montessoriano: a parte un solo esemplare di ogni materiale hai descritto le scuole delle mie figlie.
    Parlane ancora, credo che anche ad altre mamme farebbe piacere avere un confronto (magari per attuare la tua stessa scelta almeno con i figli minori).
    😉
    Ah, buona scuola! 😉

    • Alcune cose che appartengono al mondo delle scuole dell’infanzia, meno a quello delle elementari, sono retaggi dell’influenza del pensiero Montessoriano, un esempio banale: l’adeguamento dei mobili alle misure dei bambini.
      Tuttavia ciò che caratterizza la scuola Montessori è il metodo d’insegnamento, basato sul “saper fare per conoscere” che si traduce nell’uso di materiali con caratteristiche specifiche, studiati dalla Montessori prima e dai suoi eredi poi. Per ora non ho esperienza diretta sul campo riguardo all’uso dei materiali, rimando quindi al link che ho presentato nell’articolo per approfondire. Non mancherò di raccontare le “prossime puntate”, questo articolo voleva raccontare le impressioni a pelle.
      Il fatto che le cose di cui parlo esistano anche in scuole a metodo tradizionale non lo escludo, anzi, meno male!
      Il metodo di insegnamento è ciò che caratterizza poi la Montessori, passami il termine, “vera”.
      Spero di aver chiarito un po’…
      🙂

      (silu1979)

  2. gaia

    Credo che ai bambini vada insegnato a rispettare anche chi non è uguale, è meno bravo o più bravo, più grande o più piccolo, più esperto o meno esperto. Non credo sia vero che siamo tutti uguali, ma non per questo alcuni valgono meno o debbano essere considerati in modo differente.
    per quanto riguarda lo scegliere le attività da svolgere secondo i propri tempi è sacrosanto per i bambini piccoli, ma prima o poi si deve imparare a fare i conti con la collettività in cui si è inseriti, adeguandosi anche a scelte che non condividiamo.
    Per il resto viva la Montessori

  3. Sai cos’è? Che finchè non arriva un adulto a far notare a un bambino il diverso, il più bravo, il meno bravo, il più intelligente, il meno intelligente, il “normale” e l'”anormale”, il bambino non se ne accorge.
    Il punto è proprio questo: serve creare un ambiente che faccia emergere differenze che un bambino non noterebbe da solo, per poi doversi prendere la briga di spiegargli che non deve prenderle in cosiderazione? Mettere tutti alla pari, mettere tutti nella condizione migliore per raggiungere il proprio potenziale, svincolati da logiche di “classe”, “programma”, “verifica” può rivelarsi alla lunga assai più fruttuoso.
    Non è tramite la coercizione che si ottiene che un bambino, un ragazzo dia il meglio, e questo è stranoto. E tutto sommato vale anche per noi adulti, no?
    Quindi non credo che sia necessario obbligare i bambini a fare anche ciò che non vogliono, per lo meno: non quando si tratta di apprendere.
    Poi se parliamo di autonomia, di imparare a gestire se stessi e la propria persona, allora anche se non ne ha voglia, penso che il bambino debba imparare a vestirsi da solo, a riordinare quanto ha usato, e a sparerecchiare e pulire dove ha mangiato etc…
    Per fare i conti con la collettività basta imparare a rispettare il prossimo, in tutte le accezioni che questo verbo può avere.
    E sì, dal mio punto di vista, viva la Montessori!!

    (silu1979)

  4. Pingback: Il metodo Montessori |

  5. Pingback: Due mesi e un bilancio | mammaduepuntozero

  6. Sono curiosa di sapere se sceglierai il metodo Montessori anche per la scuola primaria…Al momento ho scelto per il mio Massimo (2 anni e mezzo) un nido e successivamente una scuola dell’infanzia che “seguono” Il Reggio Approach, un metodo che nasce nei nidi e nelle Scuole dell’Infanzia del comune di Reggio Emilia e si ispira alle teorie di Loris Malaguzzi, che affermava che i bambini sono dotati di straordinarie capacità di apprendimento, di molteplici risorse affettive, relazionali, intellettive, che si esplicitano in uno scambio continuo, culturale e sociale. E si esplica nella teoria delle intelligenze multiple di Gardner. Per poter affrontare la vita quotidiana usiamo un mix di strategie/intelligenze di tipo esistenziale, naturalistico, spaziale, interpersonale, corporeo, musicale e linguistico. Il bambino è preso in considerazione sotto tutti quest punti di vista e gli vengono proposti contesti affinchè nessuna delle 8 intelligenze che Gardner ha finora individuate, resti indietro perché non sollecitata.
    Per la scuola primaria però stavo valutando il metodo montessori…ma ancora non sono convinta…

  7. Non conosco approfonditamente il “Reggio Approach”, sicuramente ne ho sentito parlare benissimo e deve avere punti in comune con il metodo Montessori.
    Fermo restando che poi la scuola, al di là del metodo, la fanno le insegnanti, io credo che se ne avrò la possibilità, economicamente parlando, e se la primaria che ho “vicino” a casa mi convincerà, certamente farò proseguire anche alle elementari questo tipo di scuola.
    Io vedo che mia figlia ha tantissimo a disposizione per mettere in pratica, appunto, ogni aspetto della conoscenza ma allo stesso tempo non ha nessuna costrizione. Per esempio lei sta dimostrando particolare interesse per le lettere, in seguito sicuramente si interesserà mano a mano ad altre cose, questo mi racconta molto anche di come è lei ed è una scoperta bellissima che probabilmente in una scuola “tradizionale” non avrei potuto fare, non in questo modo così semplice e lineare…
    Sono entusiasta, si sente?
    😀

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