Nuovi inizi

Dopo i due mesi, più o meno, italiani, la famiglia Latana è tornata in Africa. La scorsa volta avrei detto “finalmente”, perché quella che sentivo, per una serie di motivi anche già detti, come casa mia era una città del continente nero.
Stavolta no, il finalmente non c’è stato.
E non c’è stato perché a fine anno scolastico, la fra ha aperto il vaso di pandora del disagio patato per scoprire ciò che nessun genitore è mai pronto ad affrontare.
No, non sono state solo le botte (poche, pare, ma sempre troppe) a sconvolgere la fra, quanto invece che i suoi figli abbiano trovato il coraggio di parlarne solo dopo aver avuto la certezza di cambiare scuola e quindi il conseguente condizionamento subito.
Quella fiducia nel genere umano prima e nella cultura autoctona poi, che improvvisamente le è venuta a mancare.
Quel dolore del dover spiegare che no, certe cose non devono accadere, mai.
E quindi oggi siamo qui, in procinto di iniziare una nuova avventura in una, ovviamente, nuova scuola, con la piena consapevolezza che essere genitori sempre presenti non basta se qualcuno impone a tuo figlio una visione della vita diversa e se intorno nessun altro la trova assurda.
Mesi fa vaccinarono Valerio, il piccolo, insieme a tutti gli alunni al di sotto dei 5 anni, contro la polio. No, mica cazzi, permettetemi il francese. Il vaccino in gocce, quello bello potente, quello che aveva fatto la mia mamma tipo 60 anni fa… senza dircelo. Trovammo un cartello che diceva più o meno “ci dispiace di non avervi avvisato ma oggi abbiamo vaccinato contro la polio tutti i bimbi di età inferiore ai 5 anni”. Una cosa allucinante: 8 classi da 25 bambini e solo noi a lamentarci.
Da lì capisci che non hai potere, né scelta, che non hai speranza, che i tuoi diritti, che in patria sottovaluti, sono un patrimonio culturale enorme ma purtroppo alquanto inutile in un paese senza stato di diritto.
Il problema è quando le spese le fanno i figli.
E la fra si è interrogata mille volte sul valore della scelta fatta due anni fa, sulla sua assoluta fiducia ora sbilenca su un mondo diverso che l’ha tradita nel modo più bastardo, attraverso i suoi figli.
La prima reazione è stata comprensibilmente la rabbia. Una rabbia cieca, un mostro che voleva scalpi. Poi capisci che non servirebbe a nulla e la tua rabbia diventa un buco nero personale con cui impari a convivere, cui non permetti di inglobare niente altro che te stessa, altrimenti diventeresti un grumo di odio e l’odio è qualcosa che non serve a nessuno, non ci si costruisce sopra, è terreno sterile dove non cresce niente. Piano piano alla rabbia è subentrata la consapevolezza di dover cambiare atteggiamento, di non poter chiudere gli occhi neanche un istante.
Siamo al giro di boa, son passati due anni e altrettanti ne mancano. Posso far in modo che diventino due anni pesanti di odio e razzismo oppure due anni formativi.
Ovviamente ho scelto la seconda opzione, che è la più complessa e difficile.
Ci sarà da imparare di nuovo i confini di fiducia che puoi ammettere, ci sarà da accettare di lasciare di nuovo andare i propri figli in mano a sconosciuti, ci sarà da imparare tante cose, noi e loro.
Se la parola d’ordine dei passati due anni è stata “fiducia”, quella dei prossimi sarà decisamente “occhi aperti”.
Un passo alla volta, guardando bene dove si mettono i piedi. Intanto giovedì i piedi li metteremo sotto a nuovi banchi, e speriamo in bene.

@Cescar76

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Informazioni su cescar76

Architetto per scelta, mamma a tempo pieno, scrittice per passione, blogger per divertimento, artista per vocazione, vivo felice nella mia Tana Africana con un Marito Paziente e due Patati che adoro.

Un Commento

  1. Laura Borgiani

    Purtroppo, fino a che quei popoli non decideranno di confrontarsi consapevolmente con altre culture,le cose non cambieranno.

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