Gocce importanti

Un regalo.
Me lo ricordo così.
Un regalo ricevuto.
Quella che allora non lo era, ma che sarebbe diventata, mia suocera doveva subire un’operazione. Ed io avevo paura. Un paura irrazionale, come tutte le paure. Paura nascosta, come tutte le paure quando si inizia a diventare grandi.
Una paura che non sai come affrontare e perciò devi concretizzarla in qualcosa, creare qualcosa dal nulla che la mandi via.
Vagando nella zona intorno all’ospedale mi trovai a chiedere “scusi, dove si dona il sangue?” e me ne sorpresi per prima io.
Io che avevo paura di sentirmi male, di collassare, di non avere il coraggio di farmi entrare nel braccio un ago che non conoscevo ma che presupponevo grosso.
Io che però avevo più paura che capitasse qualcosa a una persona cui volevo bene e quindi ho varcato quella soglia.
Questionario. Domande di routine, con risposte importanti: non stai giocando Fra, il tuo sangue, le tue cellule, finiranno dentro un’altra persona, prima o poi.
La visita, con ancora la paura accanto. Quella paura infantile che ti fa dire “vabbeh ci ho provato però ecco, magari mi dicono che non sono idonea”, quella paura di cui ti vergogni ancora adesso.
E poi scopri che invece sei proprio idonea, che sei un donatore semiuniversale e che ti fanno tutti dei gran sorrisi, perché il tuo sangue, lì dentro, ha un valore che profuma di vita e tu ancora non te ne sei resa conto e pensi solo al prelievo.
Strano mal di pancia da occasioni importanti, in piedi mentre aspetti che ti chiamino.
E poi senti pronunciare il tuo nome.
Ha un suono strano, ti sembra di sentirlo per la prima volta.
Ed è la prima volta che stai facendo qualcosa deciso interamente da te, non incanalato da nessuno, non suggerito; qualcosa che esula dal binario che percorri, una fermata improvvisa. Qualcosa che ti da la dimensione del fatto che sei responsabile di te stessa, più della patente o della firma sul verbale degli esami. È la prima volta che la tua firma e il tuo nome pronunciato ti fanno adulta. È la prima volta che affronti una tua paura, una tappa importante, da sola, senza prima averne parlato, esserti confrontata con qualcuno.
Infermiera, parole che stemperano la tensione, ti accomodi nella poltrona.
L’ago lo vedi e lo temi e lo tremi, ma ti stupisci di non sentirlo: eri preparata al dolore e non ce n’è. E poi ti volti e vedi il tuo sangue che riempie una sacca. Lo sai, l’hai capito subito, che non potrà andare alla persona per la quale sei qui e realizzi quanto speri che qualche mese fa qualcun altro con le tue stesse paure abbia trovato il coraggio di sedersi sulla tua sedia e dare una parte di sé per gli altri. Capisci l’importanza del gesto in sé, in quel momento.
Da lì è pace, gioia, serenità, consapevolezza di aver fatto qualcosa di importante.
La sacca è piena, tolgono l’ago e ti alzi. Stai bene, ma proprio bene.
Ringrazi, vai nell’altra stanza, ti offrono perfino la colazione. Non la vorresti, ti sembra quasi di approfittare di qualcosa, ti obbligano.
Ritorni nella stanza, saluti il personale, li ringrazi ancora.
Loro sono stupiti… ci ringrazi tu?
Sì. Grazie per avermi fatto vivere e vincere questa paura. Grazie per avermi dato la possibilità di capire cosa significhi “donare” qualcosa. Grazie per fare il lavoro che fate, per rassicurare le persone, per aiutarle ad affrontare le paure infantili. Grazie perché mi sento bene, felice, cammino a un metro da terra e ho scoperto qualcosa di me stessa che non conoscevo.
La seconda firma della giornata ti vede diventare donatrice periodica, un impegno importante.

Da allora son passati quasi vent’anni. Ho donato il sangue tutte le volte che il mio stato di salute lo permettesse, rattristandomi di non poterlo fare tutte le volte che avrei voluto. Ho donato il sangue per una persona importante e per emeriti sconosciuti, non per questo meno importanti. Il mio sangue ha contribuito a far star meglio delle persone o a salvare delle vite, non lo saprò mai e non è importante saperlo.
Poco dopo di me l’allora Fidanzato Storico, ora Marito Paziente, ha iniziato lo stesso percorso.
Essere donatori è un dono di sé tangibile, reale, vivo. Lo vedi, lo tocchi.
Di sangue non ce n’è mai abbastanza, purtroppo.
Malattie, medicine, interventi, tante cose ci impediscono oggettivamente a volte di donarne e proprio per questo è invece importantissimo vincere  le motivazioni soggettive, le paure, le remore.
Donare il sangue è donare la vita, la speranza, il sollievo, un aiuto concreto.
Non è doloroso, rigenera il nostro sangue e ci aiuta a tenere sotto controllo il nostro stato di salute.
A volte la vita è appesa ad un filo, a volte ad una goccia che non arriva.
Aiutiamola ad arrivare!!!

Cescar76

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Informazioni su cescar76

Architetto per scelta, mamma a tempo pieno, scrittice per passione, blogger per divertimento, artista per vocazione, vivo felice nella mia Tana Africana con un Marito Paziente e due Patati che adoro.

Un Commento

  1. Io nn ho mai potuto donarlo, sempre troppo anemica. Ero decisa a donare almeno gli organi in caso di morte prematura…Ora mi è impossibile, ho avuto un tumore maligno e ho fatto radioterapia…
    Mia mamma durante la malattia ha ricevuto diverse sacche di sangue, per fortuna le persone come te lo donano…

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