Allattamento. Istruzioni per l’uso.

allattamento-istruzioni-per-l-uso watermarkHo fatto una cosa l’altro ieri, e l’ho rifatta anche ieri.

Non so se sia l’inizio di qualcosa di definitivo. O dovrei dire la fine?

L’altro ieri sera, esasperata dal caldo appiccicoso, dalla disidratazione e dall’irrequietezza di una bambina che evidentemente non trovava tutto il latte che avrebbe voluto, ho preparato un biberon di LA (latte artificiale) e gliel’ho dato.

Ammettiamolo: non ne posso più. Vedo madri serene e sorridenti, che fin dalla prima settimana si sono potute permettere il lusso di uscire senza l’incubo dell’orologio, senza temere che la bambina detonasse in un pianto inconsolabile di fame mentre loro si trovavano ancora dall’altra parte della città, o imprigionate dal traffico.

Le mie giornate, e soprattutto le mie notti, invece, sono scandite dai suoi orari e comincio a scalpitare per un po’ di “libertà”.

Aiuto.

 

Parliamone: l’allattamento naturale è oggetto di una più che giustificata santificazione negli ultimi anni. E vivaddio! Io che ho portato avanti due allattamenti esclusivi e di successo ne sono una fautrice e mi sono fatta una serie di idee molto solide in merito. Ciò che non sono diventata però è un’integralista.

Gli integralismi non fanno al caso mio. La verità è sempre ricca di sfaccettature che a mio avviso non si possono dimenticare neanche a vantaggio della più legittima delle crociate.

 

Ho conosciuto madri che si sono sentite meno madri per non essere riuscite ad allattare al seno, e che si sono sentite persino in colpa per non averlo fatto.

Ho conosciuto madri che avevano più latte della mucca Carolina, eppure hanno deciso subito di mandarlo via a vantaggio di un biberon il cui uso fosse facilmente appaltabile a chiunque.

Ho conosciuto madri che hanno allattato a richiesta fino ai 4 anni (e più).

Ho conosciuto madri che si sono martirizzate per mesi fra paracapezzoli, tiralatte, spremiture e impacchi, prima di riuscire ad avviare un allattamento “normale”.

E poi ho conosciuto madri che lo hanno fatto come bere un bicchiere d’acqua.

 

Siamo tutte diverse: che grande scoperta eh?

Eppure ce ne dimentichiamo e pensiamo sempre di dover rispondere ad un modello. Persino quanto questo riguarda una cosa intima e personale come l’allattamento.

Io che ho ceduto giusto ieri alla tentazione dell’abbandono (e naturalmente sto già vivendo il senso di colpa), vorrei condividere con voi una serie di cose che ho imparato sull’allattamento, sperando che possano essere utili a qualche neofita:

– L’allattamento al seno è da affrontare come un “lavoro” nelle primissime settimane. Possono essere due, possono essere quattro, raramente e se siete proprio sfortunate, possono essere di più, ma poi il cammino sarà in discesa. Quindi, se ci tenete, dateci dentro dall’inizio, imponetevi un ritmo serrato, stringete i denti e sarete ripagate.

– L’allattamento al seno non è una pena da espiare. Se la state vivendo così per qualsiasi motivo, fisico o psicologico, lasciate perdere. The baby’s happy, if the mommy’s happy (dice il saggio…).

– L’allattamento al seno NON è una gara. Se io ce l’ho fatta non è solo perché sono FORTUNATA (magari mi sono anche fatta un po’ il mazzo). E se invece non ce l’ho fatta, non è perché sono stata PIGRA, o INCAPACE o non ALL’ALTEZZA. Al netto della fortuna (che come in tutte le cose delle vita gioca il suo ruolo), il successo o l’insuccesso dell’allattamento al seno dipende da come si viene consigliate e seguite all’inizio. Quindi il mio consiglio è di leggere, informarsi e valutare bene in quali mani ci si va a mettere. Per esperienza poi, c’è sempre un “angelo” che ci passa accanto e che è in grado di aiutarci: basta saperlo riconoscere.(parlo di infermiere, puericultrici, mamme, nonne, amiche, niente di paranormale!).

– L’allattamento al seno crea un rapporto speciale con il vostro bambino che non deriva semplicemente dal fatto che questi vi stia succhiando una tetta, ma dal fatto che da quella posizione vi potete guardare dritti nelle palle degli occhi e stabilire un contatto. La stessa posizione e lo stesso contatto lo potete creare anche con un biberon. Per contro,  se passate tutto il tempo in cui allattate a controllare le notifiche di Facebook, avrete perso un’occasione a prescindere dal supporto che eroga latte in quel momento (si ok, su 7 poppate di media al giorno, qualche sbirciatina al cellulare ci sta, basta non esagerare).

– L’allattamento al seno vi prosciugherà (letteralmente) il fisico. Dimagrirete nonostante mangiate come un muratore, e questa è la buona notizia. Vi disidraterete velocemente mentre il pupo ciuccia, e basta bere. La cattiva notizia è che la secchezza assalirà anche parti intime del vostro corpo al di sotto della cintura, con devastanti effetti sulla vostra vita sessuale: ricordatevi questo piccolo particolare prima di partire per il giro delle sette chiese a fare esami su esami e tamponi dei più fastidiosi, per scoprire poi che non avete niente che non va. E cercate un documento scientifico che vi aiuti a spiegare il fenomeno a vostro marito, che così si rassicurerà sul fatto: A. che non avete un altro, B. che lo desiderereste ancora quanto e più di prima, se solo ne foste in grado in quel momento.

– L’allattamento al seno è bellissimo, diciamolo. E sì, è vero: se non siete riuscite vi siete perse qualcosa. Ma l’allattamento finisce relativamente presto, i momenti di intimità, dolcezza e amore irragionevole continuano anche dopo e anche meglio. Quindi tutto sommato, a quanto avrete dovuto rinunciare? Cerchiamo sempre di vedere le cose da una prospettiva più ampia, che prenda in considerazione il fatto che nostro figlio neonato non è la versione definitiva. Crescerà, ci regalerà milioni di miliardi di motivi per scioglierci d’amore come un cono gelato in un pomeriggio di luglio.

 

Ora io non so come andrà avanti la mia avventura con quella pazza della mia Cecetta.  Per certo so che, a sei mesi e mezzo suonati, non vuol saperne di mangiare solidi. Non so se quel biberon serale “di supporto” si trasformerà in un biberon di mezzogiorno e poi in uno della colazione.

So per certo che io adoro allattare che la amo fino alla luna e ritorno, ma amo anche me stessa. E quando saprò che non ce la faccio più, qualsiasi sia il motivo che mi porta lì,  smetterò con la consapevolezza (che non ho sempre avuto, ma che ora ho) che non sto facendo nulla di male a lei, nel momento in cui faccio qualcosa per aiutare ME.

 

Buona fortuna!

 

@silu1979

 

 

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Informazioni su Silvia

Sono un'ex film-producer, una cantante (che nessuno ha mai sentito cantare), una scrittrice di storie (che nessuno ha mai letto) e una mamma di femmine. Ho sempre una serie di progetti, qualcuno arriva persino in porto. Un giorno tutto questo sarà mio.

Un Commento

  1. Condivido! Io sono tra quelle che hanno allattato tanto, certo per convinzione ma non per eroismo! È stato tutto (abbastanza) semplice e visto che non ho mai avuto nessuno a cui poter appaltare nulla, allattare è stato per me anche il modo più pratico di gestire le mie infinite passeggiate con tutti i cuccioli al seguito!

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