Meningoencefalite da zecca

zecca senza watermarkOggi il mio post non tratterà di educazione attiva o di rapporto genitori e figli ma di un insetto piccolo e insidioso: la zecca.

La sua pericolosità è ben nota ma come si legge sul Corriere della sera del 12 giugno a cura di Laura Cuppininon è invece così noto che un particolare tipo di zecca – la Ixodes Ricinus (per la somiglianza a un seme di ricino, dimensioni 2-4 mm) – può inoculare un virus della famiglia Flavivirus in grado di colpire in alcuni casi il sistema nervoso centrale, causando la meningoencefalite da zecca (o Tick-Borne Encephalitis, TBE).

Si tratta di una malattia seria, in aumento in determinate zone dell’Europa Centrale e Centro-Orientale (in particolare Austria, Slovenia e Triveneto), che l’Unione Europea vuole tenere sotto controllo tramite un monitoraggio dei casi registrati in ospedale da parte dei singoli Stati membri. Esistono tre varianti del virus, quello più aggressivo è localizzato nell’Est Europa e in Russia, dove i casi gravi sono il 30-40% dei contagi. In Italia è presente invece la variante meno violenta… È una patologia che sta emergendo nell’evidenza dei numeri, ma è ancora sottostimata perché molti casi lievi non vengono registrati»

 La TBE non è facile da riconoscere perché le sue manifestazioni nella prima fase sono simili a una comune influenza, febbre, mal di testa, dolori muscolari a 7-14 giorni dal morso; in una seconda fase ci può essere l’interessamento del sistema nervoso centrale con possibili danni permanenti; nel 1-2% dei casi la TBE porta a morte. Deve  insospettire se questi sintomi compaiano fuori stagione e quindi in primavera-estate (stagione di attività delle zecche) e se nelle settimane precedenti (fino a 40 giorni prima) si sono frequentate zone endemiche o rurali.

In Italia ci sono circa 200 casi di TBE all’anno, ma in media solo 40 sono gravi e solo 2 hanno manifestazioni gravissime: queste ultime comunque non si sono mai verificate nell’ultimo decennio. «Nel 70% dei casi, specie pediatrici, le manifestazioni della malattia si esauriscono nella prima fase- spiega Pregliasco  (ricercatore al Dipartimento di Scienze biomediche all’Università degli Studi di Milano)-, vale a dire che dopo gli episodi iniziali segue un miglioramento e a volte un successivo peggioramento che però non compromettono la guarigione».

 Quindi nessun allarmismo ma solo tanta prudenza soprattutto nelle zone a rischio. Infatti si legge ancora nell’articolo… non tutti i morsi di zecca provocano la malattia, anche se la zecca è infetta dal virus della TBE – spiega Maurizio Ruscio, direttore del Dipartimento Diagnostico Strumentale dell’ospedale Sant’Antonio di San Daniele del Friuli (Udine), Centro di riferimento nazionale per la meningoencefalite da zecca con un’esperienza trentennale -. Un terzo delle persone aggredite dall’infezione non sviluppa alcun sintomo, un terzo presenta solo febbre simil-influenzale e un terzo mostra sintomi, talora anche gravi, a carico del sistema nervoso centrale o periferico».

 Un sito molto chiaro e schematico è http://www.tickbite.it, curato da Maurizio Ruscio.

È comunque da sottolineare che la meningoencefalite è di natura virale e la terapia è solo sintomatica, non ha cura. Esiste però la prevenzione vaccinale (c’è anche la versione pediatrica), ad esempio in Friuli Venezia Giulia, dove si contano circa 80 casi dal 2000 a oggi, la somministrazione è raccomandata e gratuita.

 Il vaccino è disponibile in tutti i centri vaccinali: prevede la somministrazione di due dosi a 1-3 mesi di distanza, meglio nei mesi invernali. Se serve una risposta immunitaria immediata, la seconda dose può essere somministrata due settimane dopo la prima. La terza vaccinazione va fatta prima dell’inizio della successiva “stagione delle zecche”. È possibile poi fare un richiamo dopo 3-5 anni per mantenere la protezione vaccinale. Il ciclo vaccinale completo offre una copertura del 99%.

Ci tengo comunque a ricordare che la TBE è una delle malattie trasmesse dalle zecche, per il più noto morbo di Lyme che si tratta con gli antibiotici, il vaccino a livello europeo è ancora in fase sperimentale!

Importante è inoltre sapere come agire in caso di morso da zecca perché ci sono alcuni miti da sfatare: non vanno utilizzati olio, alcol o qualsiasi altra sostanza perché causano la fuoriuscita di sostanze tossiche e infettive! La zecca va tolta entro 24 ore per rendere minimo il pericolo di contagio, purtroppo questo non vale per la TBE che si trasmette all’istante!

Il corpo della zecca afferrato delicatamente con pinzette (la zecca non deve essere schiacciata per evitare che rilasci sostanze infettive) va ruotarlo in senso antiorario, facendo attenzione a estrarre anche il rostro.

Ma dal momento che prevenire e meglio che curare, le accortezze principali quando si frequentano zone a rischio (attenzione, in queste può rientrare anche il parco cittadino!) sono evitare l’erba alta, trattare i nostri amici domestici a quattro zampe con prodotti anti-zecca, coprirsi con indumenti lunghi in caso di uscite in prati o boschi e spruzzare anche sugli abiti repellenti.

E soprattutto dopo un bel pomeriggio al parco quando fate la doccia ai vostri cuccioli controllateli molto bene, ispezionando in particolar modo zone più nascoste, esempio dietro le orecchiee; la saliva della zecca contiene delle sostanze anestetizzanti per cui il suo morso è indolore.

L’importante però è non rinunciare a gite nei boschi, pomeriggi al parco e passeggiate nel verde sempre in compagnia dei nostri magnifici cerca guai!

Speedymom

photo credit: chripell via photopin cc

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