Mamma primo, secondo (e terzo?) tempo

mamma_primo_secondo_tempo_2Spesso quando si aspetta un bambino, si viene ammonite sul fatto che il “bambino immaginato” non necessariamente corrisponderà al “bambino reale”.

Non ti dicono però che anche tu, “mamma immaginata”, non necessariamente corrisponderai alla mamma che sarai. Per non parlare poi di come cambierai dopo il secondo, il terzo o (figuriamoci) il quarto figlio…

Non potendo sviluppare un algoritmo inespugnabile a dimostrazione dei cambiamenti che si subiscono di figlio in figlio, vi parlerò di me.

Quando è nata la Dodo (la mia prima figlia) ricordo che ogni colpetto di tosse, ogni sussulto notturno, mi scaraventava nel panico innalzandomi il livello di adrenalina al punto che poi non riuscivo più a riprendere sonno. Certo gli opuscoli dell’ospedale sulla prevenzione delle morti bianche, seppur utilissimi, non aiutano sul fronte ansia. Ce ne veniamo a casa dall’ospedale con una serie di dogmi bel saldi in testa, dai quali immaginiamo dipendano la vita a e la morte dei nostri figli.

Dormire solo a pancia in su.

No stanze troppo calde.

No fumo ed alcol nei paraggi.

E così ho passato le notti a controllare la pupa ogni cinque minuti, verificando che la copertina si alzasse e si abbassasse sopra il suo torace a ritmo soddisfacente, perché il fischio del suo nasino, sempre un po’ otturato (come sono i nasi di tutti i neonati, lo abbiamo scoperto alla prima gita al PS perché “respirava male”), non bastava a placare le nostre ansie notturne.

L’ho lasciata congelare sotto una copertina di cotone per almeno una settimana, prima di capire che si svegliava ogni mezz’ora per il freddo, e di recuperare quindi il piumone che ci avevano regalato insieme alla paroure del lettino.

Abbiamo costretto a smettere di fumare anche il vicino di casa e ho minacciato di mandare il marito a dormire sul divano, se a cena aveva bevuto un bicchiere di vino rosso (sai mai che il suo fiato contaminasse l’aria della stanza…).

Poi la Dodo è diventata grande e, dimentichi delle fatiche dei primi mesi, ci siamo imbarcati nell’avventura del secondo figlio.

Per il “bambino immaginato” a questo punto non c’era né tempo né spazio nelle nostre vite frenetiche, governate da quella despota capricciosa della Dodo che, intorno ai due anni e mezzo, aveva deciso che “il mondo era suo” e se lo sarebbe preso con o senza il nostro permesso: a Cecetta è stato concesso un saluto in brodo di giuggiole davanti alla morfologica, ma niente lacrime, per carità.

Una volta nata, piccola e rugosa, l’ho maneggiata da subito come una palla da rugby. Una delle nozioni che mi portavo dietro dalla prima esperienza era: “i neonati non sono fatti di vetro soffiato, non si rompono facilmente”.

Gli opuscoli me li hanno dati anche la seconda volta, ovviamente, ma ne ho preso le distanze con un certo buonsenso: se mia figlia dorme più volentieri sul fianco, al massimo le metterò un asciugamano arrotolato ad uso argine, perché non finisca a pancia sotto: BASTA CHE DORMA!

Sì, perché un’altra delle cose che ho imparato dalla prima esperienza, è che nel 95% dei casi (almeno in questa parte di mondo sovra-alimentato) i neonati piangono per il sonno e ho appreso a mie spese (insieme al fatto che sia una cosa che gli va insegnata) che la cosa più difficile da insegnargli è proprio dormire.

La seconda volta ho ascoltato con pazienza le parole delle puericultrici sull’allattamento, ma mentre loro erano ancora alla lezione su “come si attacca un neonato”, io ero già in piena montata lattea, perché un po’ la seconda volta è più facile, e un po’ ho passato le prime 36 ore a non fare altro, onde evitare tiralatte, spremiture, paracapezzoli ed altre torture.

E mentre loro si raccomandavano che l’allattamento è “a richiesta”, io, a differenza delle primipare, sapevo già che la “richiesta” non è di sola tetta quando piangono, e mi mettevo così al sicuro dal rischio di passare altri sei mesi con una cozza attaccata alla maglietta 24 ore su 24.

Così come avevo capito che i neonati non si rompono facilmente, allo stesso modo avevo capito che non soffocano ad ogni pelucco che gli si infila nel naso. I risvegli al cardiopalma quindi si sono ridotti drasticamente, forse sono addirittura scomparsi, visto che difficilmente un colpetto di tosse si traduce in strangolamento, specie ad un mese di vita quando trangugiano solo liquidi.

Nella rilassatezza più totale, quella volta che allattandola a letto mi è preso un freddo tale che, nel dormiveglia, mi sono tirata il piumone fin sopra le orecchie (mentre Cecetta continuava ad essere attaccato alla tetta), ho anche scoperto che quando non riescono a respirare protestano, si agitano e ti svegliano.

Oltre a non essere di vetro e a non soffocare per i pelucchi, i neonati hanno una cosa che li accomuna agli altri cuccioli del regno animale: l’istinto di sopravvivenza.

Ora non so cosa succeda col terzo figlio: forse gli si dà uno stipendio e si lascia che si arrangi da solo dall’età di due anni, un po’ per esaurimento (perché i figli stancano, è bene dirlo, se no sembriamo delle supermamme e invece non lo siamo – almeno io no di certo) e un po’ per eccesso di confidenza.

Intanto posso dire con assoluta certezza che essere una “mamma reale” è infinitamente meglio di come me l’ero immaginato: anche quando faccio casino, anche quando sono esaurita e scapperei lontano, anche quando sono al ventesimo risveglio notturno e darei delle testate nel muro.

@silu1979

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Informazioni su Silvia

Sono un'ex film-producer, una cantante (che nessuno ha mai sentito cantare), una scrittrice di storie (che nessuno ha mai letto) e una mamma di femmine. Ho sempre una serie di progetti, qualcuno arriva persino in porto. Un giorno tutto questo sarà mio.

  1. Luigi

    Emozionandomi ho letto le tue parole. Voglio fare in modo che le tue bimbe piccole ora e donne, e forse mamme, un giorno, leggano tutto quello che hai vissuto crescendole sperimentando su di loro quel che qualcuno ti ha detto ma soprattutto l’amore per loro ti ha fatto fare!
    Una mamma sincera, modesta ( son di parte lo so), piacevole da leggere.
    Marito tuo

  2. Mi ritrovo molto nelle tue parole. Col primo figlio ad ogni suo sospiro venivo presa dal panico…Col secondo…mentre allattavo, dormivo, senza sensi di colpa, lavoravo 8 ore al giorno dopo tre giorni dal parto…

  3. Io non ho mai raggiunto tali livelli di ansia con il nano, primo e , per ora, unico figlio, forse perché ho accanto un marito che mantiene facilmente la calma e nipoti e fratelli e cuginetti in quantità però…confesso di aver paura di come sarebbe con un secondo che pure vorremmo…mi hai rincuorato molto con questo post, vero e sincero!

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