Educare è meglio che istruire

È nociva la tecnologia per i nostri figli? Certo, se viene intesa come baby-sitter o surrogato del tempo che dovremmo condividere con i bambini.

Che tristezza, sempre le solite domande solo che al posto della parola televisione ci sono termini come computer, tablet, smartphone… E sempre la solita risposta: la televisione o il computer sono elementi neutri è la modalità di utilizzo che è ottima o pessima.

educare invece che istuire

Ma è più facile e sbrigativo demonizzare una cosa o una persona (vedi l’immancabile capro espiatorio) piuttosto che ammettere che è impegnativo e stancante passare con i nostri figli un tempo di qualità. È anche più comodo dire che quello che non si conosce è inutile o nocivo piuttosto che mettersi in gioco con umiltà a studiare per imparare un nuovo linguaggio che sia condiviso con i nostri figli, nativi digitali. Una App ben studiata può essere il corrispettivo del mondo magico indispensabile per lo sviluppo della creatività di nostro figlio, ma il massimo dell’apprendimento scaturisce dall’emozione e dall’interazione affettiva, quindi scopriamo insieme ai nostri cuccioli questo mondo incantato dove personaggi favolosi appaiono e scompaiono con un tocco anzi con un touch!

Questo uno degli argomenti trattati all’evento Social Family Day di sabato 25 maggio che ha visto tra le protagoniste proprio noi Instamamme.

Interessante anche il passaggio naturale dal triangolo genitore-figlio-nuove tecnologie alla triade insegnante-allievo-nuove tecnologie. A questo proposito è intervenuta Dianora Bardi professoressa di latino al liceo scientifico di Bergamo ideatrice del progetto Impara Digitale. Anche in questo caso il focus secondo la Bardi non è tecnologia sì – tecnologia no ma la necessità di un cambio nella didattica. La scuola è satura di mezzi tecnologici, sono i docenti a non sapere come utilizzarli in modo convincente a supporto della classica lezione frontale per mantenere l’attenzione, cosa sempre più complicata.

Se gli educatori (genitori e insegnanti) non comprendono che il modo più efficace per insegnare è educare e quindi far emergere abilità e competenze dall’ascolto delle necessità del bambino, l’obiettivo del vero apprendimento diviene un miraggio. Tutti noi ben sappiamo che si impara anche per paura o costrizione, ma memorizzare dati passivamente non porta a nessuno sviluppo cognitivo, anzi molto spesso si tende a dimenticare tutto quello che deriva da uno stimolo negativo. Solo l’interesse e la partecipazione possono produrre un sapere creativo e duraturo, parola di chi ha studiato tanto ma rimosso di più!

Valeria Pizzal

http://twitter.com/valeriapizzal

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