Capaci

Me lo ricordo.
Me lo ricordo come fosse ieri.
Era una meravigliosa giornata di fine maggio, calda, accogliente.
Io e Fidanzato Storico (ora Marito Paziente) eravamo usciti, felici dei nostri quasi 20 giorni insieme, spensierati dei nostri 15 anni e completamente disinteressati al mondo che continuava a girarci intorno.
Mi venne a prendere mio padre, quel tardo pomeriggio.
Forse neanche mi salutò, mi disse solo “hanno ammazzato Falcone”. Io neanche lo sapevo chi era, Falcone. Lo chiesi, mi rispose. Esaustivamente, come sempre.
E poi siamo rimasti in silenzio.
Io me lo ricordo, il profilo di mio padre.
Le nocche bianche sul volante.
Il silenzio innaturale fino a casa.
Di quella triste pagina della nostra storia ricordo le lacrime della vedova di uno degli agenti, i funerali, l’elezione del Presidente della Repubblica su cui fino ad allora non si era trovato un accordo… ma per me, la strage di Capaci è nello sguardo di mio padre.
Mio padre allora aveva 43 anni, 7 in più di quelli che io ho ora.
Quello sguardo pensieroso, preoccupato, incredulo di mio padre è per me stata la misura della gravità di un fatto brutto, vigliacco, un attentato al cuore di chi ce la stava mettendo tutta, per migliorare il Paese, ed è stato fermato da chi non voleva che quel Paese migliorasse.
Allora, da ragazzina, quello sguardo mi sorprese: ero ancora nella fase in cui mio padre era un ruolo, non una persona; era ancora qualcuno con cui non valutavo il confronto diretto perché lui era mio Padre, con la maiuscola dell’inarrivabile.
Oggi, da donna, da madre, quello sguardo lo conosco, lo comprendo. Lo ritrovo nello specchio quando vedo, da lontano, il mio Paese, che amo follemente, che affronta momenti di incertezza e crisi e mi sento triste, impotente, infinitamente piccola. Quando penso che questa Italia è quella che anche io, come tutti noi, sto contribuendo a lasciare ai miei figli. Quando vedo, ancora, purtroppo, che spesso chi vuol fare e migliorare, per tutti, viene visto male, a volte osteggiato apertamente.
E allora mi sorprende la tentazione di arrendermi, di lasciare che sia, che se la vedano gli altri.
Poi mi giro e vedo i miei figli, cui sento di dovere ogni sforzo affinché non sia così.
Poi mi ricordo dello sguardo di mio padre, quel giorno. Di quella paura, di quella debolezza. Di come, però, lui e mia madre non abbiano mai smesso di insegnarmi il rispetto per gli altri anche se la pensano diversamente da me e mi abbiano cresciuto con il disprezzo della scorciatoia e la fiducia nel merito.
Nonostante quello sguardo, o forse anche proprio per quell’attimo di paura e consapevolezza.
Io me lo ricordo, quel 23 maggio.
E spero di non dimenticarmelo mai.

Cescar76

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Informazioni su cescar76

Architetto per scelta, mamma a tempo pieno, scrittice per passione, blogger per divertimento, artista per vocazione, vivo felice nella mia Tana Africana con un Marito Paziente e due Patati che adoro.

  1. Francesca

    Bellissime parole…anch’io il ricordo più vivido che ho e’ lo sguardo triste e rassegnato di mio padre…tutti insieme, in silenzio e, a guardare l’annuncio al telegiornale

    • Non so come fu per te, ma per me è stata la prima volta che dietro a tutto ciò che per me significava la figura paterna, vedevo una persona, come me.

  2. Me la ricordo bene anche io. Ero in pó più grande di te. Tra le varie emozioni ricordo un nome: Giuseppe Costanza. Dimenticato da molti , conservo la sua intervista dell’epoca che era stata straziante. Salvo perchè il suo collega era voluto sedersi davanti al suo posto e forse perchè mentre la macchina correva in autostrada Giovanni Falcone che guidava aveva fatto cambio delle chiavi estraendole dal cruscotto….

    • credo che certe fatalità della vita ti “schiaccino” e ti segnino moltissimo. Non ricordavo di quest’uomo, immagino che la sua vita, da allora, non sia stata affatto facile, purtroppo. 😦

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