Lavoro

Il tema del mese è un tema spinoso: il lavoro. Come cambia quell’aspetto quando si diventa mamme? Si continua, si smette, si cerca la via di mezzo, ci si adatta? Con rimpianti o sensi di colpa o comunque con il bisogno di una dimensione in cui essere non solo la “mamma di”? Scopriamolo attraverso le esperienze delle nostre Instamamme e poi come sempre confrontiamoci insieme!

UNA MAMMA DIVISA A META’ di Ombrosa

Io sono una donna che lavora, non potrebbe essere diverso: non potrei stare a casa perché soffocherei, non rinuncerei all’indipendenza economica e psicologica che l’avere un lavoro mi permette di avere. Questo è quello che sono sempre stata e quello che sono anche da madre, una donna che lavora.

Ma sono anche altro, sono una mamma che non ha visto i primi passi del figlio, sono una mamma che ha pianto per quasi ogni mattina dopo aver lasciato il figlio al nido, in auto, da sola, sulla strada per l’ufficio.

Sono una madre che ogni giorno affronta i sensi di colpa di non essere sempre presente, i sensi di colpa di vedere il figlio meno di quanto lo veda la maestra, l’amarezza per tutte le piccole grandi tappe della crescita di mio figlio che mi sono persa.

E allora è così, non c’è soluzione: una madre che lavora si sentirà sempre divisa a metà, rinunciare al lavoro non si può, è sbagliato per mille motivi ma lasciare un figlio piccolo e tagliare il cordone ombelicale (perché è in quel momento lì che si taglia, mica in ospedale) è difficile e fa un male cane.

Mi rendo conto che lui comunque sta crescendo sano , felice, sereno, socievole e indipendente e questo mi ha aiutato e mi aiuta molto a superare la crisi che ho avuto il suo primo anno di asilo nido. Sono più serena oggi e probabilmente man mano che crescerà lo sarò sempre di più, cerco di sfruttare il tempo che abbiamo in termini di qualità, visto che in termini di quantità ne ho poco, il week end è sempre per la famiglia e la sveglia suona presto per stare dietro ai suoi orari da asilo, alle nove lui crolla e così spesso alle sei del mattino abbiamo già fatto colazione e stiamo giocando tutti e tre sul pavimento, con buona pace dei vicini di casa.

Questa è la mia vita oggi, da madre lavoratrice: chili di rimpianti, milioni di compromessi, equilibrismi degni di un circo ma soddisfazioni, felicità e gratitudine per quello che siamo e per quello che abbiamo, lavoro compreso.

IO A LAVORO NON CI TORNO! di Viviana22

Sono passati circa nove mesi dal matrimonio e scopriamo di aspettare un bambino! La gioia è immensa, il suo arrivo era desiderato e cercato e non potremmo essere più felici! Ma la mia felicità si sbiadisce all’annuncio della gravidanza al capo… Lavoro in un laboratorio di Biochimica in Università, utilizzo sostanze potenzialmente pericolose e devo avvertire subito del mio stato… Diciamo che la reazione non rispecchia la gioia che porto dentro. E immediatamente capisco cosa devo fare! Concludo il mio anno di borsa di studio (l’impossibilità di stabilire se ci saranno fondi per l’anno successivo mi ha aiutato nella scelta) e poi sto a casa. Per fortuna mio marito appoggia questa mia decisione!

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E così passano i mesi (in laboratorio fino all’ottavo), nasce la nostra principessa e la sua mamma inizia a fare la mamma a tempo pieno. Passati i primi mesi di notti insonni, stress fisico ed emotivo, stanchezza ed amore immenso in egual misura, mi accorgo che io starò con lei! Non dovrò tornare a lavorare e allontanarmi da lei, potremo condividere tutto, ogni ora della nostra giornata sarà in funzione nostra! E ne sono felice! Così passano i mesi, mi sento dire che prima o poi dovrei riprendere il contatto con il mondo, ma a me non serve. Io sono serena e lo è anche lei! Certo, la figura della mamma a tempo pieno non è molto compresa… Rispetto alla mia vita di prima sono millemila volte più stanca eppure c’è chi mi considera una che non fa o non ha voglia di fare niente… E così, quando lei compie 2 anni, mi iscrivo ad una specialità post laurea e contemporaneamente la iscrivo alla primavera. La specialità non la finisco, riesco a fare qualche mese di supplenza nei licei, ma non sono soddisfatta! Io VOGLIO fare la mamma! Ok, lei intanto cresce, inizia a frequentare la scuola materna eppure io sono ancora a casa.

Ed ecco che arriva la seconda dolce attesa: aspettiamo un altro bebè! Altra gioia immensa, altre ansie, altra stanchezza, ma nessun ripensamento! E io sono sempre più felice!! Fare la mamma a tempo pieno mi rende davvero realizzata. I 2 anni del secondo arrivano senza quansi accorgersene. Lui non andrà alla primavera, starà con me fino all’inizio della materna. A quel punto chissà cosa mi riserverà il futuro…

Ora il mio status di mamma bis è visto con più condiscendenza; chissà perchè con un solo figlio sei una fannullona, con due sei una super mamma? In ogni caso mi sono sempre basata su ciò che più mi rendeva serena, senza troppo considerare la voce degli altri. Guardando indietro non cambierei di una virgola le mie scelte. Ci sono stati sacrifici e ancora ce ne saranno. Di questi tempi avere un lavoro sembra la cosa più importante, senza la quale non si può andare avanti. Verissimo, si intende. Però, chi mi avrebbe ridato i primi sorrisi, i primi passi, le prime parole dei mie cuccioli? Il mio stipendio avrebbe pagato un nido o una babysitter per permettermi di tornare a lavorare. Ma sarei stata così felice quanto lo sono adesso?

UNA MAMMA ACROBATA di Petitmati

Al momento mi rispecchio perfettamente nelle mamme acrobate di cui spesso si sente parlare, è così: una mamma che lavora anche fuori casa si destreggia tra orari, telefonate e corse in macchina. Essere mamma è in ogni caso un lavoro a tempo pieno senza ferie.

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Ho sempre lavorato tutto il giorno, le classiche 8 ore, ogni tanto gli straordinari e come sempre poco tempo libero, mi sono guadagnata il mio contratto a tempo indeterminato dopo una bella gavetta e sono soddisfatta. Ma non ho mai pensato che non avrei avuto figli, perciò un figlio doveva rientrare in qualche modo nella mia giornata lavorativa, tante mamme lavorano e ce l’avrei fatta anch’io ho sempre ripetuto a me stessa!

Poi il test positivo e il pensiero diventa realtà, il figlio c’è e ora come farò? Purtroppo questo è stato il mio pensiero fisso per la maggior parte della gravidanza, ansia, panico, disperazione…come farò a dividermi tra famiglia e lavoro, gli orari degli asili non coincidono con i miei orari di lavoro e comunque non voglio che mio figlio cresca al nido, non voglio perdermi niente di lui/lei e così via. Poi andavo in ufficio con il mio pancione e condividevo le mie gioie con le mie colleghe, portavo a termine quel bel lavoro, mi arrabbiavo per quell’altra cosa, imparavo nuove cose e conoscevo persone ogni giorno, continuavo la mia vita.

Improvvisamente sono dovuta rimanere a casa a riposo al sesto mese, prima e unica volta nella mia vita in cui non lavoravo e non studiavo, avevo tempo solo per me e di cui paradossalmente ricordo pochissimo. Trascorsi poco più di tre mesi è arrivata la mia Matilde, il terremoto dentro e fuori di me, sono rimasta a casa con lei 9 mesi senza praticamente mai lasciarla, temevo naturalmente il giorno in cui sarei dovuta tornare in ufficio e ne ero sempre meno convinta. Dentro di me avevo però voglia di fare anche altro. Mi sono organizzata, un buon nido per Matilde alla mattina dove avrebbe imparato tante cose belle e il pomeriggio con la preziosissima nonna. Ma l’imprevisto era dietro l’angolo e la mia organizzazione non è servita, si sono susseguiti malanni su malanni, sono impazzita e sono stata sul punto di mollare il mio lavoro un giorno sì e un altro anche. Eppure non so dove ho trovato la forza e dove la trovo tuttora per tenere duro, certamente non finirò mai di ringraziare mia madre. Il mio lavoro mi piace, inutile negarlo, mi piacciono anche le persone con cui lo faccio ed è una grande fortuna, mi piace la mia indipendenza economica e poter pensare di fare qualche piccolo viaggio con lei, o altre cose comunque a cui dovrei rinunciare se rimanessi a casa. I ritmi sono folli, ora Matilde fa anche la nanna all’asilo, le malattie sono sempre frequenti ma continuo a sperare che le cose miglioreranno. Tengo in piedi tutto, casa, famiglia e lavoro egregiamente, non faccio grandi cene ma mio marito non me ne fa una colpa per fortuna. Ho dovuto trovare anche l’aiuto di una babysitter per dare un minimo di libertà a mia madre naturalmente, questa è stata tra le cose più difficili: affidare mia figlia ad una persona estranea alla famiglia, ma si è rivelata positiva anche questa scelta. I sensi di colpa e i momenti di sconforto sono all’ordine del giorno, dal lunedì al venerdì vedo mia figlia sveglia circa 3-4 ore al giorno ma sento che il meglio non lo perdo, so che è una bambina molto serena e tranquilla fuori casa, con noi si abbandona a capricci ma fa parte del gioco. In questo modo sento che nulla è scontato, godo di ogni attimo con mia figlia e assaporo le vacanze come non mai. Vederla felice è la cosa più importante e lo è, perciò finora so che sto facendo la cosa giusta o per lo meno sto facendo del mio meglio. Crescendo avrà sempre più bisogno di me e del mio tempo e se vedrò che la mia situazione lavorativa farà venir meno la sua serenità sicuramente troverò un’alternativa, perché lei è al primo posto. E’ dura, anzi, durissima davvero, ma le risorse delle mamme sono incredibilmente infinite.

 

UNA MAMMA CHE LAVORA di Dexterina

Sono una donna che lavora, e sono una mamma.

Si può essere entrambe le cose ma non nascondo che sia difficile e per nulla scontato.

Durante la gravidanza ho scelto di lavorare fino all’ottavo mese per poterne avere poi quattro una volta che fosse nato mio figlio; certo un mese non è molto, ma era almeno un po’ di tempo in più che potevo dare a lui e a noi.

L’idea di rientrare al quarto mese mi spaventava moltissimo: lasciarlo così piccolo quando ancora lo stavo allattando, quando le braccia e il profumo della mamma per lui erano l’unica cosa al mondo in grado di rassicurarlo…impazzivo in attesa di quel momento.

Il giorno prima del rientro ho avuto una crisi di pianto, mi sentivo così in colpa nei suoi confronti ma ancor più mi spaventava un altro tipo di sentimento che avvertivo: man mano, si era fatto strada in me un desiderio di ritornare alla vita normale, alla persona che ero anche al di fuori e prima della maternità.

Era così assurdo che mi mancassero i miei spazi? Che desiderassi riprendere i ritmi di una volta?

Credo proprio di no, i mesi subito successivi alla nascita di un figlio sono meravigliosi ma anche profondamente duri e stancanti, e penso sia naturale che una donna avverta il desiderio di mettere ogni tanto la testa fuori dalla sola condizione di “mammitudine”.

Così tra le lacrime, quel giorno, mi sentii comunque di fare la cosa giusta, anche perché una mamma serena, che riesce a trovare un equilibrio con se stessa, può dare sicuramente qualcosa in più al suo bambino.

Devo ammettere di essere stata anche fortunata, perché fin da subito ho avuto entrambe le nonne disponibili a stare con mio figlio negli orari di lavoro, così mentre ero in ufficio mi sentivo rassicurata del fatto che stesse comunque con persone a lui familiari ma soprattutto persone di cui io avevo piena fiducia.

Certo, salutarlo la mattina e rivederlo la sera non è il massimo, ma quando rientro sono sempre tutta per lui e anche nei weekend non faccio un passo senza di lui!

A due anni poi è iniziata anche l’avventura del nido, e con mia grande sorpresa mio figlio si è ambientato facilmente e molto presto.

Anche il nido inizialmente per me era un grosso scoglio, ma vederlo felice e spensierato quando lo accompagnavo all’ingresso mi dava la forza per affrontare tutta la giornata lavorativa sapendo che stavo facendo la cosa giusta e gli stavo dando la possibilità di conoscere il mondo.

LA FORTUNA DI POTER SCEGLIERE di Stepitta

Oggi pensavo a quanto sono fortunata. Sì, fortunata, perché ho potuto scegliere di lasciare il mio lavoro per stare con mia figlia. In realtà non l’avrei mai pensato perché amo molto il mio lavoro. Però una volta che mi sono ritrovata Elisa in braccio… tutto è cambiato. Lo so sono frasi fatte ma sono anche verità.

Conosco una ragazza ,mamma di tre bimbe, che non può smettere di lavorare perché il marito è disoccupato e lei va a lavorare portandosi dietro la più piccola. Non sono qui per dire che una mamma deve fare solo la mamma, per carità, ognuno fa le sue scelte, il mio pensiero va a chi non può scegliere. A quelle mamme che sentono l’esigenza di stare con i propri figli ed invece devono lavorare.

All’inizio ci ho provato, finito il periodo di maternità, quando Elisa aveva 5 mesi sono tornata a lavorare per quattro ore al giorno, per poi riprendere a pieno ritmo appena me la sarei sentita. Mia figlia stava con mia mamma ed ero super tranquilla. Però qualcosa non andava. Avevo, ed ho, un’idea ben precisa di cosa voglio per Elisa e lasciarla a mia mamma voleva dire accettare il suo modo di crescerla. Non che mi reputi più brava di lei, ma come tutti i genitori so cosa voglio o non voglio per lei.

Comunque mi sono fatta forza, tirata su le maniche, preparata i fazzoletti e sono tornata nel mondo del lavoro. Tra i mille consigli che arrivavano da destra a manca, da chi mi diceva di lavorare altrimenti creavo una mammona a chi di stare a casa che così me la godevo.

La fatica era tanta perché Elisa non dormiva molto la notte e quando tornavo a casa, verso le due era già sveglia dal riposino e voleva giocare. Io mi sentivo in colpa perché non avevo l’energia per fare tutto quello che avrei voluto fare con lei ed ero stanchissima. Così dopo giorni e giorni di chiacchierate con mio marito abbiamo deciso che mi sarei fermata. Ora, dopo un anno e mezzo dal giorno in cui sono uscita dal centro estetico in cui lavoravo, il bilancio è questo: sono contenta della scelta fatta, tornassi indietro la rifarei 1000 volte, certo è difficile vivere con uno stipendio solo, soprattutto dopo che per tanto tempo tu eri abituata ad avere il tuo stipendio, è difficile ultimamente per il periodo che stiamo vivendo, non so da voi, ma qui la crisi si sente e c’è. Però preferisco che il mio sacrificio sia quello di stare attenta a fare la spesa e di limitare gli sfizi personali piuttosto che quello di non fare la mamma a tempo pieno.

Mi manca il mio lavoro, mi manca la mia capa Antonella, le nostre clienti, mi mancano i corsi professionali che facevo mensilmente, mi mancano le colleghe che incontravo ai corsi, una su tutte, Manu e le nostre chiacchierate in camera prima di addormentarci… però è un prezzo che pago volentieri.

Poi a settembre Elisa andrà all’asilo e avrò un po’ di tempo per me e per reinventarmi il mio mondo!!!

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  1. Sara

    Come mi preme il tema lavoro..sono una mamma lavoratrice e mi rivedo molto in quello che dice Ombrosa: equilibri precario e mille sensi di colpa, in un senso e nell’altro.
    Sono rientrata a lavoro che Sveva aveva solo 4 mesi, lei al nido, io in ufficio. Lei che mi mancava come l’aria, il lavoro che mi assorbe e mi fa sentire realizzata. I sensi di colpa per non sentirmi realizzata solo come mamma, i sensi di colpa per non riuscire ad essere la professionista di prima. La sensazione di fare male l’una e l’altra cosa. I momenti neri in ufficio (12h davanti ad un pc e Sveva tra nido e nonni) e io che mi chiedo chi me lo fa fare e poi il nuovo test positivo e il terrore di mettermi a casa per paura di perdere parte di me.
    Mia figlia, per fortuna, cresce serena, socievole e felice. Ho trovato un ottimo nido e con i miei sono più che serena, ma la consapevolezza di perdermi così tanto mi accompagna sempre.
    Non chiuderò mai il cerchio. Dicono che la vita di una mamma sia fatta sempre di molti sensi di colpa. Per me è certamente così.

  2. R

    Ognuna di queste mamme ha fatto una scelta lavorare o no…………………ma c’è chi una scelta nn può farla bisogna tornare a lavoro e basta, per garantire una vita dignitosa ai propri figli, perchè devi collaborare economicamente in famiglia altrimenti nn ce la si fa! Io ad esempio mi faccio pochi sensi di colpa, mi piacerebbe restarmene a casa o lavorare part-time ma non posso e va bene così!

  3. Brava, Sara, anche a me succedeva così, pensavo di non fare bene nè uno nè l’altro e forse mi stancavo per quanto pensavo e ripensavo e nn ero soddisfatta di me in nessun ambito. Ora va meglio, ma nn è facile comunque 🙂 In bocca al lupo!!!

  4. Libellulina Sono Io

    Leggervi sta diventando una necessità. Mi rispecchio molto anche io nel racconto di Ombrosa. L’arrivo di MariaImpiccetta è stata solo la conferma che stare a casa per me non era e non sarebbe mai stato abbastanza. A mio avviso il lavoro di mamma è difficilissimo e appagante e proprio per poterlo fare bene è (per me) necessario fare anche altro. il senso di colpa è sempre li dietro l’angolo. La consapevolezza che con me trascorre poco tempo… certo, mi dispiace… ma lei è felice e questo mi consola non poco…

  5. laura

    Io penso che non potremo parlare seriamente di mamme e lavoro finché questo paese non lascerà una reale possibilità di scelta. Chiediamoci, percentualmente, quanti uomini rinunciano al lavoro per i figli?Eppure ce ne sono tantissimi che amano stare con i propri pargoli, padri che accudiscono, presenti, che desidererebbero stare più tempo con la propria famiglia.E quante donne sono a casa per una REALE scelta?O invece ci sono condizionamenti esterni, sociali e pratici che non consentono alle donne di essere “altro” oltre che madre?
    Io sono figlia di una casalinga, la quale mi ha cresciuto sempre con la frase “qualsiasi cosa, ma non stare a casa”.La sua non era stata una scelta, ma una condizione “naturale” dovuta alla mancanza di scolarizzazione e alle condizioni sociali al contorno. Io sono una donna che lavora full time, senza aiuti (visto che abito in una città molto lontana da quella di origine) e con un figlio di due anni. Sono una mamma, faccio l’architetto: un lavoro che amo, per il quale mi sono impegnata duramente durante i 5 anni di università e che ho avuto la fortuna di mettere in pratica nella mia vita lavorativa. Fortuna, si, lo dico sempre. Fortuna di trovare un lavoro con dei diritti (e non solo dei doveri), che mi hanno consentito di stare a casa per la maternità e di percepire uno stipendio. Per molte donne questa è pura utopia. Donne intelligenti, capaci, che potrebbero dare un contributo a questo paese pisellocentrico che invece sono COSTRETTE a stare a casa perché…mamme, perché donne!Mi guardo intorno e la maggior parte delle mie amiche, tutte donne capaci, intelligenti, brillanti, sono a casa perché il mercato del lavoro le ha buttate fuori: una donna fertile viene ANCORA percepito come un costo che un’azienda non si può permettere.Quando, invece, le donne sono statisticamente più preparate (la % di donne laureate in italia è fra le più alte in europa), più dotate di senso pratico e di capacità di “problem solving”. Questo è uno dei (tanti) motivi perché questo paese é in crisi:perché non investe sulla forza lavoro femminile, perché è legato ancora a vecchi stereotipi di figura materna accudente e incentrata esclusivamente sulla prole.Se parli in giro, mandare un figlio al nido da piccolo viene ancora visto come un’azione quasi violenta nei confronti del bambino. I part time (parlo di part time di 6 ore) sono un’uotpia nella maggior parte delle aziende, anche se lavorare 6 ore al giorno ti consente di ottimizzare i tempi e di fare più lavoro in meno tempo.
    Scusatemi, sono molto arrabbiata. Arrabbiata per una vita sempre di corsa, faticosa, economicamente complicata da gestire (avete idea di quanto costi un nido?comunale eh!io pago 450 euro al mese, perchè in fascia “alta”.fa niente se ho un mutuo che porta vita un intero stipendio…).Arrabbiata per lo SPRECO, si per me è uno SPRECO, di intelligenza e risorse umane che questo paese lascia a casa. Stare a casa dovrebbe essere una scelta, non una “normale” conseguenza dell’avere figli.

    • Concordo in pieno con le tue parole. La mia scelta di fare la mamma, di cui non mi pentirò mai intendiamoci, probabilmente è anche legata al mio ex lavoro. Io ero in un Laboratorio universitario, senza prospettive, contributi, solo borse di studio, ecc. Chissà se avessi avuto una situazione lavorativa diversa avrei fatto altre scelte… Di certo scegliere di fare la mamma a tempo pieno non è una scelta priva di sensi di colpa da altri punti di vista…
      Viviana22

    • Elisa

      Sono pienamente d’accordo con te…io posso fare affidamento solo su mia mamma dalle 16.30/17 in poi perché lavora…il nido mi costa 554€ al mese più il mutuo e la baby sitter se si ammala o se il nido è chiuso…perché la baby sitter???perche stare a casa se il proprio figlio è ammalato è permesso non retribuito…perché se stai a casa sembra tu faccia torti ad altri…e allora con un bimbo di 15 mesi e febbre a 39 con la morte nel cuore si esce e si va al lavoro…
      Questo stato non ci tutela…ma essere mamma è ciò che volevo…

    • Sara

      Io penso che l’Italia sia in generale un Paese poco solidale. Lo Stato non aiuta nessuno, men che meno le famiglie, ma se osate tirare fuori l’argomento in un qualsiasi dibattito pubblico, sarete accusate di voler campare sulle spalle degli altri, “hai voluto un figlio? ora arrangiati!”: a me l’hanno detto…
      Le donne che dopo un figlio possono tornare a lavoro o sono molto fortunate (perchè hanno parenti a disposizione o disponibilità economiche sufficienti a coprire le ingenti spese di un nido) o sono molto disperate (i servizi di aiuto costano loro molto, troppo, ma se restassero a casa non riuscirebbero neanche a mangiare)…
      Non parliamo poi dell’ambente lavorativo…da quando sono mamma, io che lavoro in una multinazionale che si dice open minded, io che ero lanciata verso una brillante carriera, io che ero sempre l’esempio da portare, devo fare i tripli salti mortali per dimostrare di saper fare quello che, prima che dimostrassi di avere un utero fertile, era assodato perchè guadagnato con anni di faticosissima gavetta. Come se con il parto avessi espulso dal mio corpo non solo mia figlia ma anche il mio cervello. Se per caso mi azzardo a dire che oggi non vengo, mia figlia ha 40 di febbre e non so proprio a chi lasciarla (che poi sarebbe un mio diritto che non grava neanche sull’azienda poichè permesso non retribuito), vengo accusata di essere irresponsabile (quando però lavoro anche il sabato e la domenica, la notte, la sera fino a tardi, il tutto gratis, nessuno mi dice che sono il dipendente del mese). E dopo aver avuto la prima figlia assentandomi solo per i 5 mesi obbligatori (1 prima e 4 dopo), aver fatto, in 2 anni di vita di mia figlia, forse in tutto 4/5 giorni di assenza, aver continuato a lavorare come un mulo, nonostante la bimba piccola a casa e nonostante lo faccia ormai per mia etica professionale visto che la carriera me la scordo, ora che annuncio la seconda gravidanza mi si dice “vabbè, stai a casa e pensa ai tuoi figli”…e io vorrei essere abbastanza menefreghista da rispondere “ok, da oggi sono in anticipata, i lavori finisciteli tu” ma non lo faccio perchè non ne sono capace (e lo sanno benissimo)…si, sono arrabbiata quanto te…questa mentalità, questo clima, questa situazione mi stanno portando ad odiare questo Paese…

  6. Cara Laura, non posso che condividere ogni tua parola e condivido in pieno anche la tua rabbia. E’ tutto troppo difficile, complicato, oneroso per noi donne, il nostro Paese abbandona l’investimento più importante che dovrebbe avere, i figli.
    Grazie per il tuo intervento

  7. Petitmati

    Grazie Laura per le tue parole, Anch’io come te sono molto arrabbiata. Pago 510,00 euro un nido comunale, per fortuna ottimo e per fortuna mia figlia non piange tutte le mattine quando la porto, anche noi fascia alta eppure � dura anche per noi arrivare a fine mese. La rabbia c’� perch� basterebbe davvero cos� poco per “migliorare” in parte la mia vita, saltare la pausa pranzo mi consentirebbe due ore preziosissime da stare con mia figlia ma � pura utopia, assurdo. Mi riconosco in ogni tua parola e non aggiungo altro.

  8. Ho avuto la fortuna di poter scegliere…..é dura ma nn tornerei indietro

  9. Laura,sei una madre eccezionale che si fa in quattro per suo marito e suo figlio.

  10. La mia esperienza è talmente sui generis che non l’ho neanche scritta. Da architetto libera professionista ho perso il mio posto di lavoro, a collaborazione e con partita iva (il posto meno tutelato del panorama lavorativo italiano), nell’esatto istante in cui, prematuramente e improvvisamente, è morto il mio capo. Avevo concepito mio figlio due giorni prima. Ovviamente dopo la maternità, pagata coi MIEI soldi, visto che il libero professionista si paga i contributi da solo, non avevo un posto dove tornare. Una mamma con figlio piccolo che cerca lavoro dal nulla? ho portato curriculum a mano in tutti gli studi possibili, poi ho deciso di fare il secondo figlio e in qualche modo si sarebbe campati. Ci siamo riusciti solo perché ho dei genitori eccezionali alle spalle e ora perché abbiamo fatto la scelta di farci 4 anni duri per mettere soldi da parte. Il mio lavoro mi manca? Da morire. Ho iniziato a progettare lo spazio intorno a me a 8 anni, ci sarà un motivo. Di lavori poi me ne sono anche inventati: ho dirottato la mia creatività verso l’artigianato. Lo stare a casa non è stata una scelta mia fino in fondo e questo non mi ha permesso di godermi i miei figli nel modo giusto: mi sentivo, e a volte ancora mi sento, incompleta. Non sono solo la “mamma di”, sono anche la fra, con tutto quello che so fare e che mi qualifica e mi manca il poterlo esprimere liberamente.
    Laura questo paese non tutela e non rispetta le donne, ancora prima che le madri, purtroppo 😦

  11. Elisa

    Ciao…sono mamma…e lavoro…mi destreggio tra asilo nonna baby sitter lavoro marito e quando si può tra amici!!!
    Sempre di corsa, perennemente con un occhio puntato all’orologio, l’altro al telefono (non si sa mai!!!)…salti mortali per tener dietro a ogni cosa senza scordarmi di nessuno…
    Tornare a casa dopo il lavoro e voler stare solo col proprio pupetto…e invece ci sono le lavatrici, la cena da preparare, la casa a cui dare una parvenza d’ordine…insomma se non ci fosse il mio compagno non potrei farcela!!!
    Il distacco da Francesco a 10 mesi pensavo fosse più difficile e il rientro al lavoro traumatico…invece no, avevo bisogno dopo tanto dei miei spazi…
    …ora no…ho bisogno di mio figlio…niente di più che poterlo vedere crescere…e invece niente part-time e mi tocca lavorare tutto il giorno!!!
    Tornassi indietro non so…forse inizierei prima a cercare qualcosa di alternativo, a sbizzarrirmi nel creare i miei bijoux e magari a farlo diventare un “lavoro”…è mancato il coraggio? Non lo so…ma mai dire mai!!!

  12. Pingback: Un anno… in post |

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