Scolapiatti in testa e mestoli per aria: dalla parte delle bambine

Oggi non posso non fare gli auguri a chi donna non lo è ancora ma già esprime il meglio di quello che una donna può diventare: le nostre bambine. Ma in particolare vorrei augurare un futuro libero da condizionamenti a quelle che come la mia Matilde (nome dal significato profetico: colei che è forte in combattimento) esprimono la loro personalità istintiva e grintosa in maniera fisica, in poche parole a quelle splendide bambine che molti però etichettano come maschiacci.

Parlo di quelle ribelli che sfuggono alla tipizzazione dei sessi e che se gli regali una bambola la smontano per vedere cosa c’è dentro, rivoltano come un calzino il povero cucciolo della Trudi che abbaia e si muove per scovare dove hanno nascosto le batterie e con i trucchi si dipingono segni di guerra sulla faccia. Contro tutti gli stimoli contrari (mass media, scuola, società e purtroppo spesso genitori) non ci stanno proprio ad accettare un ruolo passivo, parlano a voce alta, stringono il pugno e ti dicono “Mamma, guarda come sono forte!” e via ad arrampicarsi sui mobili, a strisciare per terra come un marine, a brandire in aria bastoni senza la minima pietà per tutti quegli oggetti che necessiterebbero una minima delicatezza d’uso.

Parlando dei condizionamenti sociali riferiti ad un modello femminile stereotipato e che potremmo condensare nell’idea che le bambine sorridono, giocano con bambole e gattini e cuociono torte e alle frustrazioni che questi scatenano Elena Gianini Belotti, per venti anni direttrice del Centro Nascita Montessori di Roma, nel famosissimo libro Dalla parte delle bambine (1973 ma ancora purtroppo attualissimo; vi consiglio anche l’altrettanto illuminante Ancora dalla parte delle bambine di Loredana Lipperini) dice:

“…anche la libera espressione dell’aggressività è loro interdetta. La loro condizione sarebbe insostenibile se non trovassero il modo di esprimerla in forme diverse, come l’autoagressività, l’aggressività verbale (insulti, maldicenza, pettegolezzo), se non addirittura reazione somatiche negative, inibizioni, stereotipie…, perfezionismo ansioso, ambivalenze.

Ma non basta: in cambio del loro autocontrollo alle bambine si offrono compensi oltremodo allettanti all’apparenza, ma che si risolvono in vere e proprie limitazioni alla realizzazione di sé come individuo: la valorizzazione della bellezza, la cura attenta e eccessiva dell’aspetto esteriore, l’incoraggiamento al narcisismo, maggiori possibilità di manifestare la propria emotività. Tutto questo ha ben poco di autentico. Tutte le bambine restano in fondo delle ribelli impotenti, costrette a calcolare ogni momento se convenga abbandonarsi alla ribellione o assoggettarsi alla dipendenza. Quelle più vitali combattono più a lungo e più dolorosamente delle altre, ma il dilemma non cesserà di presentarsi per tutta la vita, a ogni scelta, e di tenerle in uno stato perenne di disimpegno e di attesa.”

Queste parole mi arrivano sempre come un pugno allo stomaco e penso a quante volte non mi sono ribellata ma poi guardo Matilde e immagino tutte le bambine come lei; costringile pure dentro a vestiti femminili ma ti torneranno sempre a casa imbrattate, regalale la mini cucina super accessoriata ma rassegnati a trovartele scolapasta in testa e mestoli in mano, d’altra parte sono guerriere fiere e coraggiose che combattono ogni giorno contro… la nostra stupidità!

Valeria Pizzal

http://twitter.com/valeriapizzal

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  1. soraida So

    Bellissimo post

  2. Marina

    Condivido e mi permetto di aggiungere come nota, in fondo di speranza, una famosa frase di Rita Levi Montalcini: “Le donne che hanno cambiato il mondo non hanno mai avuto bisogno di ” mostrare” nulla, se non la loro intelligenza”.
    Marina

  3. Quanta verità. Vero per le bambine e vero per i bambini, condizionati fin dalla nascita col falso mito della virilità e della forza, a cui spesso si perdona irruenza e maleducazione col fatto che “è proprio un maschio”.

    • Valeria Pizzal

      E purtroppo questo stereotipo viene tramandato con tanta fiera ignoranza proprio da noi donne, mamme, maestre ed educatrici!

  4. peddyfra

    che bella riflessione Valeria! Non dobbiamo dimenticarci mai che, una volta usciti dalla nostra pancia, i figli non sono più un nostro possesso, sono piccoli individui con la propria indole che noi mamma per prime dobbiamo rispettare.

    • Valeria Pizzal

      Proprio così, i figli sono figli del mondo, non sono dei cloni e neppure lo specchio dei nostri desideri. Spero di far loro sempre sentire che li amo così come sono e proprio per quello che sono.

  5. Sara

    Ho anche io un maschiaccio e condivido ogni riga di questo articolo e dei testi citati: letti e riletti, fonte di riflessioni infinite…spero di non sbagliare con lei…bellissimo post!

  6. Valeria Pizzal

    Riflettere e mettersi sempre in discussione è senza dubbio un modo per arginare i nostri errori! Grazie.

  7. Bellissimo articolo, bellissimo spunto di riflessione. Ho due bambine e tutto ciò che desidero per loro è che escano dagli stereotipi, che non li subiscano e che crescano con l’idea tanto ovvia quanto negata che “gli uomini e le donne sono individui uguali nei diritti e nei doveri”…

  8. Valeria Pizzal

    Solo se a tutti viene riconosciuto un valore e una dignità il valore e la dignità del singolo sono reali e di questo, dovremmo essere tutti, uomini e donne, intimamente convinti.

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