Allattamento e attaccamento

allattamentoCi siamo…dopo tanta sofferenza e travaglio stringiamo, finalmente, tra le braccia il nostro piccolo fagottino; lo guardiamo in faccia, gli sorridiamo e ne sentiamo per la prima volta l’odore e il sapore. L’aspetto pratico della vita da genitori comincia da qui: da questo momento saremo noi, mamme e papà, a dover garantire l’amore e il nutrimento necessario al nostro piccolo per far sì che possa crescere sereno e in salute. Molti l’amore lo danno per scontato; ma non tutti si fermano a pensare al fatto che un neonato abbia bisogno di due tipi di nutrimento diversi e, allo stesso tempo, perfettamente sovrapponibili: un nutrimento di tipo fisico e uno di tipo affettivo. Proviamo a guardarli insieme…

La costruzione della relazione mamma-bambino è un processo estremamente delicato che si consolida e si modifica fin dai primi istanti dopo il parto: mamma e bambino hanno bisogno di ri-conoscersi attraverso il contatto fisico, l’odore e il calore trasmesso dai corpi; ne va della sopravvivenza e del benessere psicofisico di entrambi. È proprio questo il motivo per cui, in sempre più ospedali, sta prendendo piede la tecnica del Bonding, ovvero, del lasciare il neonato tra le braccia della mamma nelle due ore immediatamente successive al parto; questo contatto pelle a pelle aiuta il bambino a capire che la mamma non è magicamente scomparsa, anzi, è proprio lì accanto a lui/lei ed è pronta a proteggerlo, a nutrirlo e ad amarlo anche se in modo diverso rispetto a quando si trovava nel pancione. La mamma, dal canto suo, ha la possibilità di guardare direttamente il suo piccolo, annusarlo, guardarlo negli occhi, scoprirlo e sentirne il calore; sensazioni stupende che fanno scoccare la scintilla che fa esclamare ogni mamma un “sei la cosa più bella che io abbia mai visto”. Questi piccoli attimi sono determinanti sia per avviare la costruzione della relazione mamma-bambino, sia per cominciare a stimolare l’allattamento: con la vicinanza pelle a pelle il bambino è istintivamente portato alla ricerca del seno caldo accogliente e portatore di nutrimento e vi si dirige spesso in autonomia, guidato solo dal suo istinto.

L’allattamento è un processo che dovrebbe svolgersi nel modo più naturale possibile per la mamma e per il bambino; purtroppo, però, questo passaggio non è sempre idilliaco come lo si vorrebbe: ci sono mamme che soffrono durante l’allattamento, sia per paure e timori personali (avrò latte, sarà nutriente?) sia per giudizi e pregiudizi esterni (se non lo allatto sono una cattiva madre, ma se lo allatto troppo a lungo vuol dire che gli faccio del male). Pressioni che tendono a minare le delicate e nascenti competenze genitoriali e che portano mamme e papà a sentirsi immediatamente inadeguati e poco protettivi. L’allattamento è e dovrebbe essere vissuto come un momento di nutrimento reciproco, sia dal punto di vista fisico (il bambino assorbe nutrienti, la mamma produce endorfine ed altri ormoni che la aiutano a rilassarsi e a tornare “in forma”) sia dal punto di vista emotivo (siamo solo io e lui/lei, ci amiamo e ce lo diciamo attraverso il calore, il profumo e lo sguardo) e questo dovrebbe valere sia che si tratti di allattamento esclusivo al seno, sia che si debba ricorrere al latte artificiale! Premesso che è un dato di fatto che l’allattamento naturale sia preferibile all’artificiale anche per tutta una serie di vantaggi fisici e immunitari che riportano sia la mamma sia i bambini; è altrettanto vero che non tutte le mamme possano o se la sentano di allattare il loro bambino fino ai 2 anni consigliati dall’OMS (Ordine Mondiale della Sanità) e questo viene, in molti casi, considerato come una sconfitta personale; una brutta etichetta di “madre inadeguata” che ci si appiccica addosso. Mito che ha la necessità di essere sfatato!

Che si tratti di allattamento al seno, misto o artificiale; quello che davvero conta è la possibilità di costruire con il proprio figlio una relazione che sia soddisfacente per entrambi; il ché vuol dire che mamma e bambino si devono sentire sereni e complici al suo interno! Come ho scritto all’inizio, questa relazione nasce con il parto stesso e procede a prescindere dal tipo di alimento proposto al bambino. I neonati hanno bisogno di sentirsi protetti e al sicuro, di sapere che la mamma c’è ed è lì per rispondere alle loro necessità che, nei primissimi mesi, sono quasi esclusivamente di accudimento fisico; questa fase di “holding” è costruibile anche con l’allattamento artificiale. Il bambino sarà ugualmente tenuto tra le braccia di un genitore amorevole che si prenderà cura di lui (mamma, ma anche papà) ; potrà ugualmente sentirne il calore, l’odore e l’affetto che lo circonda e crescerà ugualmente forte e stabile nei suoi legami affettivi con i genitori e con il mondo che lo circonda; per questo motivo, uno dei presupposti per far sì che l’allattamento funzioni, è la serenità della mamma. Un genitore che si sente minato nelle sue competenze non è un genitore sereno e trasmetterà al proprio figlio un messaggio che dice “qualcosa non va”, scatenando quindi una reazione di timore e difesa del proprio cucciolo (il pianto); affrontare la fase dell’allattamento in modo sereno, invece, vuol dire trasmettere amore, senso di protezione e sicurezza, ovvero le basi per un attaccamento sicuro e amorevole. Alla luce di questa necessità è necessario che le mamme sappiano di poter trovare e chiedere aiuto e assistenza nella fase delicatissima dell’allattamento; esistono associazioni, gruppi di ostetriche, pediatri e psicologi che si affiancano ai neo genitori in questi momenti di difficoltà e che sono in grado di offrire il sostegno più adeguato per permettere alle mamme di valutare cosa stia realmente succedendo in questa fase, da dove nascano le difficoltà e come ritrovare la serenità affrontando la scelta più giusta per la loro situazione.

Dott.ssa Marina Zanotta

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Un Commento

  1. Spogliarsi di quel senso di inadeguatezza che spesso i giudizi della gente ti cuciono addosso e’ difficile.. Ma con un podi istinto materno e con alcuni consigli giusti ce la si può fare… Ora so che sarò una buona madre cmq se dovessi avere un secondo figlio e non dovessi riuscire ad allattarlo come vorrei.

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