Primo giorno

CALDO CALDO CALDO
ecco la primissima impressione che ha avuto la fra nel risvegliarsi dopo la sua prima notte in Costa d’Avorio.
Ché la fra, la mattina precedente, aveva lasciato la casa dei suoi donatori di patrimonio genetico con 6° ed era arrivata tra le braccia del padre dei suoi figli, alle 20 ora locale, con una temperatura di 28°.
No, dico, ventotto gradi, vent-ot-to-gra-di. Quando si dice bell’accoglienza.
Ma la fra era così emozionata e contenta di essere finalmente arrivata a casa che la temperatura neanche l’aveva percepita (ed essendo partita alle 5 del mattino da un luogo di alta collina aveva anche una maglia bella pesante!) e, anzi, si era detta: beh, tutto qui?
Ecco, il conto è arrivato il giorno dopo.
Il giorno dopo, la fra aveva ancora addosso la coperta di linus che ci regala la scoperta di un posto nuovo, di un nuovo inizio, la sensazione di aver fatto qualcosa di bello.
La aspettava tanto lavoro da fare e quindi si è rimboccata le maniche (ahahah) e si è diretta in soggiorno. Cioè nella stanza che le avevano detto sarebbe diventata il suo soggiorno e che attualmente ospitava i loro 150 scatoloni più le masserizie comprate e imbarcate nel container (che siccome ci vuol fortuna nella vita erano arrivate solo il giorno prima) tra cui 200 casse di acqua (avete idea di quanto volume occupino 200 casse d’acqua? Ecco, la fra non ce l’aveva, ora ce l’ha).
La fra ha avuto un sommovimento interiore e un nanosecondo di sconforto ma poi ha sorriso a tutte quelle scatole, che contenevano oggetti vecchi e nuovi e che avrebbero fatto di quelle mura la loro casa, il loro nido, la Tana versione Africa.
Ha sorriso ai suoi bambini, svegliati, come lei, da un sole già alto e caldo alle 7 del mattino.
Ha sorriso a suo marito, mentre si guardavano intorno e nel caos più totale riconoscevano lo scatolone delle foto preparato insieme, quello dei giochi dei bambini, quello della loro musica.
Ha sorriso anche agli scatoloni, ha fatto loro “ciao ciao” con la manina ed è uscita con tutta la famiglia finalmente ricomposta a fare colazione.
Il primo impatto è stato strano. È stato come trovarsi di botto in una realtà parallela. Una realtà simile alla nostra ma in un contesto completamente diverso. Abidjan è una grande città, pertanto le differenze con le città occidentali non sono molto evidenti al primo sguardo. C’erano la strada grande col semaforo, i distributori di benzina, la pasticceria, il cameriere, il supermercato. Tutto così uguale e tutto indefinibilmente differente.
Le sfumature, ciò che rende la realtà diversa da quella che ti sembra a colpo d’occhio, la fra ci ha messo più tempo per coglierle.
Ma di quel primo giorno ricorda ancora come tutto rispondesse al suo sorriso e al suo essere felice di essere lì. Ricorda di essersi sentita capace di affrontare qualsiasi cosa, ricorda di essersi emozionata nel constatare che aveva capito che suo marito aveva ordinato un succo d’arancia e un pasta lievitata al cioccolato. Ricorda di aver provato la strana sensazione che si prova sempre quando fai strade nuove e ogni curva e ogni angolo è una sorpresa e sai già che quello diventerà il tuo mondo e un giorno non ti soffermerei neanche a guardarci, dietro quella curva, ma per quella prima volta ti godi ogni colore, ogni sensazione, ogni cosa che vedi.
La fra ricorda ancora perfettamente il peso, in termini di affetto e speranza, che ha messo in ogni “bonjour” detto quella mattina.
Ricorda il suo stupore per le cose, per le cose che credeva diverse e ha trovato uguali e per quelle che invece si sono rivelate da subito differenti da come le aveva immaginate.
Ricorda la stranezza di aver lasciato un autunno struggente di foglie e odoroso di terra e di aver trovato palme e banani per strada.
Ricorda di essere stata diversa da quella che è ora; ricorda come guardava tutto con l’indulgenza tipica dei primi tempi senza immaginare che un giorno a quell’indulgenza si sarebbe accostata anche una punta di rabbia per realtà che, si è accorta col tempo, non vogliono cambiare.
Ricorda di essere tornata a casa, in quella casa ancora senza divano, televisore, cassetti pieni, colori e di aver promesso a se stessa che avrebbe preso da quell’esperienza il massimo in termini di coscienza e crescita personale, che le era stata data questa possibilità e mai e poi mai avrebbe dovuto sprecarla, che sì, ci sarebbero stati momenti duri ma che li avrebbero affrontati insieme, come sempre.
Ricorda di aver pensato che in realtà fino a quel momento aveva scelto solo la direzione, tutto quello che doveva fare era iniziare il percorso. E con questo spirito ha preso un bel respiro pieno di gioia e ha iniziato a dare una nuova collocazione alla sua vita.

Cescar76

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Informazioni su cescar76

Architetto per scelta, mamma a tempo pieno, scrittice per passione, blogger per divertimento, artista per vocazione, vivo felice nella mia Tana Africana con un Marito Paziente e due Patati che adoro.

  1. Un buon inizio direi, pieno di entusiasmo verso una nuova vita…

  2. 🙂 diciamo che l’entusiasmo è un po’ passato e si è trasformato in qualcosa di meno “intenso” ma più consapevole 😉

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