Cosleeping, e chi è (quasi) contrario…

Dopo i racconti delle instamamme favorevoli della scorsa settimana, ecco qui invece quelli di chi ha fatto una scelta diversa e si è posto tendenzialmente in maniera contraria al cosleeping. Una posizione netta o un atteggiamento di base cui occasionalmente concedere deroghe?
Scopriamolo insieme!

MANTENIAMO I NOSTRI SPAZI di Viviana22

Cosleeping Viv

Dal primo giorno a casa, abbiamo deciso di far dormire la nuova arrivata, la mia prima figlia, nel suo lettino, nella sua cameretta, con la radiolina accesa e appiccicata al mio orecchio. In parte per motivi di spazio nella nostra camera, in parte per l’allattamento artificiale e in parte (forse quella preponderante) per il desiderio di mantenere i nostri spazi: ho sopportato le levatacce notturne (che per fortuna si sono ridotte ai primi 2 mesi) e mi sono goduta il mio lettone. Le rare volte che la piccola veniva a dormire con noi erano dovute ai suoi rari risvegli notturni. Non nego che sentire la sua piccola manina nella mia era un’emozione grande! Mi sembrava così dolce stare sdraiata vicino a lei! Finché non ha iniziato a muoversi come una trottola durante il sonno… Ebbene sì, anche adesso che ha sei anni a volte la ritrovo nel suo letto con la testa dalla parte dei piedi… E allora le visite nel lettone si sono ridotte alle notti di febbre o tosse forte (che come per magia insieme a noi spariva sempre!).
Abbiamo deciso di far dormire nel suo lettino, nella sua cameretta, anche il nostro secondo cucciolo. Il piccolo sembra meno indiavolato rispetto alla sorella e quando le giornate diventano impegnative, cedo e lo porto nel lettone se si sveglia (raramente, per fortuna!) durante la notte. Anche se dormo tutta storta e spesso scoperta, almeno sono sdraiata con gli occhi chiusi! Nulla di peggio per me che non dormire!!
Per cui, cosleeping? Raramente, grazie!

COSLEEPING? UNA COSA OCCASIONALE di Cescar76

Ok, aspetto un bambino. Tra le millemila emozioni di quei primi nove mesi da contenitore per bambini, c’è stato spazio anche per riflettere su come volevo impostare il mio modo di essere mamma, cosa volevo e cosa no, sia per me che per lui. Un argomento, tra i circa diecimila discussi da me e dal co-responsabile biologico, che non è neanche stato affrontato è proprio quello del cosleeping. Probabilmente per ragioni differenti, in realtà. La mia è che proprio non vedevo il motivo per far dormire il bambino nel mio letto, semplicemente. Lo ritenevo, e lo ritengo tuttora, scomodo, pericoloso e (quando il bimbo cresce) fortemente diseducativo. Il sonno è qualcosa di assolutamente fondamentale per me e rinunciarvi è pesante e faticoso; la mattina, se non ho dormito bene, sono dell’umore di un grizzly coi calli. Quindi svegliarmi per nutrirlo, cambiarlo, coccolarlo, etc. ok, ma farlo dormire tra noi con la paura di schiacciarlo e quindi dormire tesa, ma anche no. È chiaro che in realtà il ritmo regolare del sonno dei miei figli abbia giocato un importantissimo ruolo nel mantener fede alla nostra decisione. I nostri nani, entrambi, hanno dormito per i primi sei mesi della loro vita nella culla nella nostra camera e poi sono andati nella loro cameretta nel lettino, senza problemi.
Chiaramente a qualche mese, uno o giù di lì, dal parto, il talamo nuziale riprende anche un’altra fondamentale funzione e a maggior ragione il cosleeping è stato rifiutato a priori (stavolta anche col placet evidente del marito, chissà perché). Il no al cosleeping non ha significato però il divieto assoluto di accesso al letto di mamma e papà: se uno dei miei figli si sveglia e ha bisogno di sentirsi rassicurato o sta male sa che può serenamente venire da noi, ma poi, una volta calmato, rassicurato, coccolato, torna nel suo letto; per le ninne del pomeriggio, quando c’è il padre, si mettono tutti e tre sul lettone e se si svegliano presto la mattina vengono entrambi per stare con noi e farci le coccole. Ma la notte ognuno ha i suoi spazi, come secondo noi è giusto che sia per tutti, noi e loro.

SE IL BIMBO LO CONSENTE, ANCHE NO di Aluccia

Il lettone è mio e del papà, e basta.
Con questo assunto definitivo ho accolto il mio cucciolo dandogli da subito il suo spazio privato, la sua culla accanto al lettone. Sono stata fortunata nel mantenere il punto: non ho avuto la possibilità di allattarlo al seno, il bambino ha sempre dormito a lungo e serenamente, fino ai nove mesi non ha mai fatto neanche un colpo di tosse.
Ero terrorizzata dalla SIDS e fino a che lui ha dormito nella nostra camera mi svegliavo di notte mille volte per sentire il suo respiro, quindi non posso dire di aver dormito serenamente almeno fino al compimento del primo anno, ma tutto sommato, complice anche l’assenza di problemi di insonnia, sono sempre stata abbastanza riposata.
A sette mesi, quando ha iniziato ad alzarsi in piedi nella culla, lo abbiamo trasferito nella sua cameretta nel lettino. Le prime notti ho dormito più nella sua camera che nella mia, ma poi ci siamo abituati e anche se tuttora che ha due anni passati dormo con l’orecchio attaccato al baby monitor, avere i nostri spazi ci sembra sacrosanto.
Al mattino lui si sveglia e ci chiama, e ha bisogno di abbracciarci e stringerci, e mi sembra la cosa più bella del mondo. La domenica viene nel lettone con noi, si infila con i piedini sotto le coperte e guarda la tv mentre ancora sonnecchiamo, è un momento di famiglia e gli piace tanto! Ma salvo qualche sporadica notte in cui era malato, non ha mai passato la notte tra di noi, e quando è successo ne siamo usciti pieni di lividi!
Come ho detto prima, sono stata fortunata perché non ne ho mai sentito la necessità, ma alla luce dell’esperienza fatta non condanno a priori il cosleeping come prima di diventare mamma. Anzi lo trovo una soluzione dolce per sopportare meglio alcuni grossi disagi dei primi tempi della maternità. Ho imparato che un bambino sta bene quando la sua mamma sta bene, quindi se la mamma può allattare continuando a dormire, perché no? E poi alcuni bambini hanno bisogno di più contatto, e non glielo si può negare in nome di un principio assoluto

HO ANCHE PROVATO, MA… di Dexterina

cosleeping_marzia

Prima di diventare madre non mi ero mai posta il problema del cospleeping si/no o della nanna in genere, probabilmente nella mie ingenue fantasie i bambini piccoli non potevano fare altro che dormire/poppare, poppare/dormire… ma non poteva essere ovviamente così semplice!
Inutile pianificare prima tempi o modalità della nanna, ogni bambino è diverso dall’altro e io ho imparato col tempo a conoscere le esigenze e i ritmi del mio e ad accettarli.
Dalla mia prima notte con lui a casa ho detto definitivamente addio al sonno e al riposo; sono partita con l’idea di farlo dormire nella sua culla e che il mio letto dovesse restare mio e di mio marito… e così è iniziato il viaggio: allattamento a richiesta con poppate notturne frequenti, anche ogni ora e mezza, quindi prendilo dalla culla, rimettilo nella culla, poi tra una “sessione” e un’altra c’erano i vari cambi del pannolino, cambi della tutina sporca di rigurgito, qualche piantarello con successiva coccola consolatoria, varie ed eventuali, e per chiudere un po’ gli occhi non restava davvero mai il tempo.
Mi sentivo distrutta, stanca dalla mattina alla sera e anche nervosa (sfido chiunque a mantenere lucidità e calma con mesi di sonno arretrato), dal quarto mese poi c’è stato il rientro a lavoro full-time e ammetto di aver ceduto intorno al quinto mese e di aver cosleeppato col mio nano un paio di settimane; non ce la facevo più ad alzarmi innumerevoli volte durante la notte, così lasciarlo dormire accanto a me, a presa diretta con la tetta, mi è sembrato un buon compromesso, come a dire “ok cucciolo mio, serviti come e quando vuoi, intanto mamma cerca di chiudere gli occhi cinque minuti!”
Ma in realtà averlo accanto non mi ha aiutata, avevo paura che io o mio marito potessimo fargli del male nel sonno, o che restasse sopraffatto dalle coperte e tanti altri pensieri che mi mantenevano ancora più sveglia e agitata, quindi ho fatto un passo indietro e ho iniziato a rimetterlo nella culla alla fine di ogni poppata.
Dopo il settimo mese la situazione è un po’ migliorata perché avendo smesso l’allattamento ho iniziato a offrire il ciucciotto a ogni risveglio, e pian piano mio figlio ha imparato a usarlo volentieri ritrovando la calma e il sonno velocemente e soprattutto autonomamente.
Sono contenta di aver resistito, di essere stata determinata in questa scelta perché nonostante la stanchezza, lo sfinimento e i momenti bui, mio figlio ha imparato a dormire nel lettino da solo ed io ho potuto ritrovare uno mio spazio la notte, sia fisico che di tempo, per riposare un po’ e risentirmi me stessa.

COSLEEPING: SI O NO CON MATILDE? di Petitmati

cosleeping Gin

Finchè Matilde era neonata non ho mai praticato il cosleeping per il semplice fatto che avevo paura che mio marito la schiacciasse, di conseguenza io non avrei dormito con questo timore.
Per sette mesi l’ho allattata tutte le notti ma l’ho sempre rimessa nella sua culla, che per i primi quattro mesi abbiamo tenuto in camera nostra, poi è stata trasferita nella sua cameretta. Il primo anno è stato decisamente duro fare avanti e indietro dalla nostra alla sua camera visto che si svegliava spesso. Crescendo la situazione sonno è decisamente migliorata ma i risvegli ci sono comunque e quando proprio non si riaddormenta ce la mettiamo in mezzo e crolla subito pacifica per la gioia di tutti! Infatti non mi spiego come la tosse che magari continua a svegliarla di notte nel suo lettino scompaia magicamente in mezzo a noi o semplicemente che possa tirare fino alle 7 la domenica mattina anziché le solite 5.30/6.00…Sicuramente piace anche a lei stare vicina a mamma e papà e noi che stiamo fuori per lavoro tutto il giorno alla sera ce la coccoliamo nel lettone per addormentarla e poi la mettiamo nel suo lettino.
Il cosleeping comunque abbiamo iniziato a praticarlo con gran piacere per i riposini pomeridiani del week end o appunto per sopravvivenza nei risvegli inconsolabili notturni. Mi piace averla vicina quando dorme per osservarla e accarezzarla, ma devo ammettere che io non riposo mai bene quando è nel lettone perchè in me c’è sempre la paura di poterle fare male. Ma in realtà ora è abbastanza grande da potersi ribellare con qualche calcio nel caso il suo spazio vitale venga troppo invaso.
Io non ci trovo nulla di male nel cosleeping, certo come per tutte le cose con moderazione. Credo sia giusto che i bambini dormano bene anche nel loro letto in cameretta ma trovo anche bello che considerino il lettone come luogo di coccole e gioco con mamma e papà e non come un luogo vietato e inaccessibile.

Siamo arrivate alla fine anche di questo “grande tema”, ci siamo raccontate e confrontate, abbiamo visto le diverse posizioni, tra favorevoli e contrarie… ora tocca a voi: raccontateci le vostre esperienze o, se non avete ancora figli, come pensate di porvi rispetto a questa tematica quando arriverà il momento!

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Un Commento

  1. Chiaretta

    Io mi schiero da questa parte!Nel senso che è stata dura per noi scegliere di non farlo dormire nel lettone!Gabriele è nato a fine Settembre e nel primo inverno quante volte avrei voluto stringermelo nel lettone e coccolarlo e annusarlo e stargli vicino per tutta la notte!poi però ha prevalso il senso di coppia e anche la necessità di dormire in modo decente visto che il piccolo nanetto quando dorme “balla”!!! Lui adesso ha 17 mesi e dorme ancora in camera nostra ma nel suo lettino.Si addormenta da solo nel suo letto e si sveglia una volta massimo due a notte riaddormentandosi da solo!Sono soddisfatta e felice perchè ha il suo spazio e la sua abitudine “giusta” !per coccolarcelo abbiamo per fortuna molto tempo durante la giornata e quindi siamo contenti cosi! Con un prossimo futuro figlio la scelta sarà la stessa!

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