Io e mio figlio

Passi una parte della tua vita a prendere le distanze dagli impegni, quelli grossi intendo, cose tipo il matrimonio, per citare un esempio a caso. Oppure a trattare con distacco i bambini altrui, perché sono dei fagottini di moccio e non fanno che creare problemi di gestione. Allo stesso tempo quando vedi gli altri genitori alle prese con i loro eredi pensi, con autorevole atteggiamento di sufficienza : “..quando avrò un figlio io, altro che lacrime e capricci ! Saprò bene come farmi rispettare e come educare il mio pargolo. Mi ricordo perfettamente gli errori dei miei genitori, perché sono ancora abbastanza giovane, e senz’altro non ci cascherò”.

Poi tutto cambia, e decidi di sposarti. Lo fai perché senti che sia giusto in quel tuo preciso momento storico ed allora scegli di “stare alle regole”, perché sai che si tratta di un passo importante e lo stai facendo non certo perché te l’ha prescritto il medico.. quindi : serietà ed impegno. Se giochi a calcio sai che esiste il fuorigioco, che il portiere è il solo che può toccare la palla con le mani, eccetera, eccetera. Regole ! Stiamo parlando di regole, e sono ben chiare dall’inizio. Diversamente non è lo stesso sport e non è lo stesso campionato: è improvvisazione, o peggio, approssimazione.

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Quando inizi ad abituarti alle tavolette del cesso da abbassare, non appena trovi quasi rilassante fare le pulizie insieme la domenica mattina, nell’istante preciso in cui sei uscito vivo da una spedizione da Ikea ti arriva la fatidica notizia : “diventerai papà”.

E allora ti prende il panico da responsabilità, inizi ad andare a 40 all’ora in moto senza piegare più, dai un taglio alle cattive abitudini e riesci perfino a smettere di fumare. Sei un maschio adulto che sta diventando padre, quindi sei un po’ più adulto, e ti prepari psicologicamente ad un evento al quale è assolutamente impossibile prepararsi.

Mi hanno consegnato tra le braccia quello strepitoso fagottello fumante una calda mattina di Luglio di 9 anni fa, e mi piace pensare che smise di piangere perché riconobbe la mia voce, che nei mesi precedenti tutte le sere gli raccontava storie attraverso il pancione di sua mamma..

Da quella mattina di Luglio di cose ne sono cambiate parecchie, alcune in meglio, altre in peggio, ma il filo che unisce mio figlio e me è diventato ormai un cavo da rimorchio e nel frattempo mi sono rimangiato un po’ di idee sui “fagottini di moccio”.

Ciao. Mi chiamo Riccardo, sono serenamente divorziato e sono un papà.

Riccardo Pizzi

www.pocacola.com

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Un Commento

  1. che bravo, io lo amo già !

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